Il mensile pratico del mare mercoledì, 22 novembre 2017
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Porto di mare non sempre sicuro


21-07-2017 Ida Castiglioni

Porto di mare non sempre sicuro

Agosto di pochi anni fa a Marina di Campo. Arrivano in porto e cercano la loro barca – 8 m in alluminio – ormeggiata la sera prima. Non la trovano: è affondata nella notte, per presunta corrosione. L’estate scorsa a Livorno un’imbarcazione in banchina, legata con trappa alla catenaria, a una distanza di 100 metri da una grande nave in ferro, ci ha rimesso l’asse porta-elica, corroso pesantemente da correnti vaganti.

Ormeggiare alla catenaria di un porto può comportare dei problemi e, quando si è collegati alla colonnina di terra, può capitare che gli zinchi si consumino in pochi giorni per colpa di altre barche collegate alla stessa messa a terra. Quando vengono effettuati lavori di manutenzione sulle grandi navi in un porto commerciale, spesso la manodopera non usa attrezzature con messa a terra tanto che – se ad esempio utilizzano una saldatrice – la corrente residua passa dallo scafo all’acqua, alla catenaria o direttamente alle parti metalliche immerse delle barche ormeggiate non lontano. E le parti in metallo meno nobile, a partire da zinco (anodo sacrificale) e poi alluminio sono le prime ad essere attaccate.

Un altro caso. In alcune imbarcazioni la pompa di sentina è collegata a un interruttore con galleggiante che, se l’acqua sale, avvia la pompa. Se il cavo elettrico è usurato, essendo la sentina umida, si può creare una corrente dispersa: l’interruttore smette di funzionare e non fa partire la pompa, che non lavora più. E chi aveva lasciato la barca incustodita per settimane, la trova poi semi-sommersa.
Stare in un porto non a norma, non bene attrezzato, può anche creare problemi di osmosi a scafi in vetroresina.

Nelle aree portuali non è permesso scaricare acque reflue, ma potrebbe ancora accadere. E gli inquinanti contenuti nell’acqua di mare, data la differenza di temperatura e salinità, possono favorire l’assorbimento di acqua da parte del sottile strato di gel-coat, quello che viene spalmato sullo stampo e che è composto di poca resina, ritardanti, coloranti, polveri. Una volta intaccato questo, se dopo il gel-coat non è stato spalmato uno strato di resina pura, si possono creare delle bolle di natura osmotica. Un problema grave, che può nascere anche dalla mancata ossigenazione delle acque portuali e dal non aver predisposto adeguati servizi igienici in molti approdi costruiti in passato.

Come è possibile che per nove mesi all’anno i bagni di alcuni marina privati siano accessibili solo per poche ore al giorno? Perché i porti non vengono attrezzati come i regolamenti comunali richiedono? In Turchia, utilizzare un wc in baia o in porto comporta una multa salata, sicura. Da noi, solo nei marina più recenti, come Loano, funziona un sistema di aspirazione delle acque reflue in tutti i posti barca oltre i 12 metri.
Nella maggior parte dei porti turistici non italiani ci sono da sempre a disposizione bagni gratuiti, docce calde con pure il phon, lavatrici e asciugatrici, che rendono più piacevole lo stare in barca anche ai non fanatici, alle donne e ai bambini. Copertura wi-fi e possibilità di connettersi alla tv via cavo sono già una realtà altrove, nel Nord Europa come in Mediterraneo, per consentire alle persone di utilizzare al meglio la barca anche quando non si può o non si vuole uscire in mare.