Il mensile pratico del mare lunedì, 20 novembre 2017
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Quale barca per l'oceano?


30-07-2017 Alberto Casti

Con un budget di 60.000 euro è possibile fare riferimento solo a scafi con qualche decennio alle spalle. Un limite che a ben guardare potrebbe risultare un vantaggio

Quale barca per l'oceano?
 
"Vorrei cambiare vita e girare il mondo. Che barca mi consigliereste considerando un budget di 60.000 euro?”. Bella domanda quella che ci pone un lettore di Milano.
È vero che c’è chi ha circumnavigato il globo su un guscio di noce e che tutto (o quasi) è possibile con un po’ di spirito di adattamento, ma non volendo fare del rischio una componente essenziale del nostro girovagare, per navigare in oceano occorre affidarsi a mezzi che possano offrire il dovuto grado di comfort, anche in condizioni meteorologiche avverse. Caratteristica questa, che spesso non si rileva nei recenti e ben più costosi prodotti dell’industria di settore, incentrata nella produzione di mezzi per la crociera a medio raggio.
 
A meno di non sottoporli a radicali personalizzazioni. Come fece un nostro amico, navigatore di grande esperienza, rinforzando con fazzolettature e resinature le giunzioni tra scafo e controstampo di un seppur dignitosissimo First dei primi Anni 90. Un lavoro immane, ma necessario a suo dire, dati gli inquietanti scricchiolii che alla prima maretta si avvertivano sottocoperta. È naturale dunque che chi intende navigare da un continente all’ altro disponendo di risorse limitate, dovrà cercare la sua barca esclusivamente nell’ ambito dell’ usato, focalizzando l’ attenzione su modelli dalle linee meno sportive e con spessori che seguano la semplice regola del sovradimensionamento.
 
Perché se è vero che oggi i calcoli strutturali negli studi di progettazione li eseguono infallibili computer, è vero anche che il coefficiente “forza del mare” è lungi dall’ essere considerato attendibile e se si lavora al limite degli spessori il gioco può farsi pericoloso. Non è un caso che anche le strutture ingegneristiche più avanzate in ambito marino, le piattaforme petrolifere, siano purtroppo suscettibili di drammatici cedimenti.
Quindi niente barche di serie? Non esattamente. Non siamo tra coloro che pensano che i cantieri ormai costruiscano barche di carta velina, operando per puri calcoli di profitto e senza curarsi dell’incolumità di chi va per mare. Siamo però coscienti che oggi è cambiato il mercato del “bene barca” perché è mutata la domanda, influenzata da una cultura del mare non più nomade e, avventurosa, ma prevalentemente stanziale.
A onor del vero la storia economica dimostra che quando c’ è innovazione l’ offerta può generare la domanda. Basti guardare al mondo dell’ hi-tech. Un’ idea valida potrebbe risultare insomma determinante anche per il rilancio della nautica. Ma per il momento il settore appare davvero poco dinamico.
 
I costruttori si sono semplicemente focalizzati sulla tipologia di prodotto che va per la maggiore: barche sportive, per la crociera a medio raggio, voluminose e comode, con ambienti sotto coperta che poco hanno da invidiare a un mini appartamento e che danno il meglio di sé in condizioni meteo favorevoli.
E se il tempo peggiora? Lo scafo batte sull’onda e si soffre. Il che, finché non si affonda, appare un compromesso ragionevole. Ma perpetuare il disagio per miglia e miglia di onda oceanica, appare più che altro una scelta masochistica.
Per tornare al quesito dello skipper milanese dunque, con 60.000 euro in tasca, il nostro suggerimento è di fare riferimento a scafi con qualche decennio sulle spalle che, oltre a essere più economici, sono figli di una filosofia progettuale più adatta alla navigazione a lungo raggio: linee di carena più slanciate che plananti, larghi passivanti a scapito di tughe eccessivamente pronunciate, pozzetti profondi e protetti da paramare, poppe chiuse, armi velici comprensivi di trinchetta, pulpiti e draglie sovradimensionati, tientibene in abbondanza, manovre a vista, etc.
Gli interni di queste vecchie signore, sono condizionati dal baglio massimo centrale quindi, nella migliore delle ipotesi, due cabine e un solo bagno; la loro lunghezza non supera i 12 metri. Un limite? Decisamente trascurabile se la controparte è la vastità dell’ oceano.