Il mensile pratico del mare sabato, 18 novembre 2017
La barca della redazione riprende a navigare. Obiettivo l’atollo Suwarow, poi le Vava’u e quindi scalo alle isole Fiji.

Miranda V, la barca di BOLINA, riprende l’oceano verso Ovest dalla Polinesia alle Fiji. Miranda V, la barca di BOLINA, riprende l’oceano verso Ovest dalla Polinesia alle Fiji.

La barca della redazione di BOLINA, Miranda V, riprende il suo viaggio in Pacifico. Eravamo giunti a Raiatea, l’isola della Polinesia francese, nel maggio del 1997. Questo scalo, a 90 miglia a Nord Ovest di Tahiti, venne scelto perché dista circa 10.000 miglia da Roma: un meraviglioso “pretesto” per festeggiare i dieci anni di pubblicazioni (mille miglia per ogni anno) di BOLINA. Nei tre anni trascorsi in quelle isole la barca è stata rimessa a nuovo. Lavori forzati, quelli che hanno visto la sostituzione dell’albero e del sartiame, a causa di un uragano che nel 1998 scaraventò la barca a terra dal suo invaso producendo danni allo scafo e distruggendo il vecchio albero. Opere di normale aggiornamento, invece, quelle per l’ottimizzazione dell’impianto elettrico, l’installazione di un radar e di un telefono satellitare marino. Quest’ultimo, insieme allo Standard C, ci consente di mantenere un collegamento efficiente con l’Italia in qualsiasi momento e da ogni punto del globo. Ora è giunto il tempo di riprendere la navigazione. Non che il paradiso della Polinesia ci abbia stancato, affatto, ma è giusto tornare a respirare i venti portanti, riascoltare la melodia dell’onda oceanica 24h su 24, e andare alla scoperta di nuove isole. I venti nella fascia equatoriale del Pacifico spingono tutti verso Ovest e la rotta si può scegliere guardando sulla carta nautica le tante isole davanti alla nostra prua. Isole da evitare o dove fare uno scalo. Nel Pacifico centrale, a Ovest dalle Isole Sottovento della Polinesia (Raiatea, Bora Bora, Huahine, Maupiti, Mophelia), c’è un tratto di oceano sgombro di terre e, dopo circa 4-500 miglia, si notano tre o quattro isole sparse. Tra questi c’è Suwarow, un atollo delle Northern Cook, largo circa 11 miglia, lungo 6, e distante 200 miglia dalla terra più vicina. L’atollo venne scoperto nel 1814 dalla nave oceanografica russa Suwarow e il suo comandante lo battezzò banalmente come la sua nave. E banale è anche il nome dell’ingresso alla sua laguna, Entrance Island, così pure l’ancoraggio, Anchorage Island e una serie di sei isole allineate sul reef che si chiamano The Seven Islands. Può darsi che questo piccolo puntino sperduto nell’oceano sia simile a molti altri, eppure Suwarow è diventata un’isola-simbolo per i navigatori girovaghi di tutto il mondo. Fu lì che si fermò per sedici anni, tra il 1952 e il 1978, a vivere da eremita un neozelandese, Tom Neale. L’uomo sperimentò sulla propria pelle la sopravvivenza in un ambiente dove le noci di cocco e il pesce delle laguna sono le uniche risorse. Anche il navigatore francese Bernard Moitessier soggiornò a lungo a Suwarow in compagnia di Neale, affascinato dalla vita selvaggia su un atollo. Bastarono questi due nomi per far diventare l’atollolaboratorio una leggenda. E quando l’eremita di Suwarow non era sulla sua isola, i pochi visitatori trovavano la sua casa aperta e un quaderno di raccomandazioni in bella vista. Chiedeva di piantare alberi da frutta, di pulire il cortile, riparare la grondaia e dare da mangiare alle galline. Per molti anni, soprattutto grazie all’impulso che diede Moitessier scrivendo articoli su varie riviste francesi e americane, gli equipaggi delle rare imbarcazioni che si fermavano a Suwarow rispettarono le disposizioni del padrone di casa. Neale è scomparso nel 1977 all’età di 77 anni vittima di un cancro ai polmoni. Anche Moitessier è stato intercettato da un tumore, ma il loro messaggio è rimasto e chi fa sosta in quell’isola in un certo senso rende omaggio a questi due uomini liberi. Dov’era la casetta di Neal oggi c’è l’abitazione di una famiglia di custodi che qui trascorre otto mesi l’anno rientrando a Rarotonga nel periodo dei cicloni. Dopo Suwarow Miranda V riprenderà il viaggio verso Ovest. Tempo meteorologico permettendo, le possibilità di fermarsi tra l’atollo e le Fiji sono numerose.L’atollo di Suwarow dove per sedici anni visse Tom Neale sperimentando la sopravvivenza in un’isola deserta. Guardando sulla solita carta nautica, vediamo poco a Sud le isole Tonga e il suo arcipelago a Nord, le Vava’u. Questo potrebbe essere lo scalo intermedio, dove dopo un periodo di soggiorno selvaggio nell’atollo potremo fare rifornimenti di acqua e cambusa. Vava’u Group è un arcipelago che si trova all’estremo Nord delle Tonga. Di queste isole abbiamo descrizioni discordanti. Dal “è un posto splendido, un paradiso di spiagge bianche e palme”, al “è una schifezza, piove sempre, le isole non dicono nulla”. Andremo a verificare e relazioneremo ai lettori. Poi il nostro viaggio riprenderà