Il mensile pratico del mare sabato, 18 novembre 2017
La barca di BOLINA è giunta a fine dicembre 2002 in Italia dalla Nuova Zelanda completando il giro del mondo iniziato nel 1995

Miranda V in navigazione nell’oceano Indiano. La barca di BOLINA ha completato il suo giro del mondo a vela, iniziato nel 1995, giungendo ad Anzio il 17 dicembre 2002. Miranda V in navigazione nell’oceano Indiano. La barca di BOLINA ha completato il suo giro del mondo a vela, iniziato nel 1995, giungendo ad Anzio il 17 dicembre 2002.

Miranda V, la barca di BOLINA, È rientrata a fine dicembre 2002 in Italia dalla Nuova Zelanda. Fa un certo effetto vedere dagli oblò della barca le infrastrutture del cantiere Gallinari di Anzio, piuttosto che una spiaggia bianca e palme, oppure il verde di un’isola tropicale. Una delle magie della barca è quella di restare la personale e intima casa galleggiante dalle cui finestre cambia a piacimento il panorama. Con Miranda V avevamo percorso l’Atlantico, poi il Pacifico, toccando isole mitiche e baie meravigliose. Poi lo scorso anno, dopo lo scalo alle isole Fiji, avendo in programma ancora circa mezzo giro del mondo davanti alla prua, avevamo deciso di effettuare dei lavori alla barca. Perché per questi lavori non spostarci in Nuova Zelanda, distante 1.000 miglia? L’idea di approfittare dell’occasione per verificare la fama di costruttori di barche dei “kiwi” e regalare alla vecchia Miranda V una tuga e una nuova disposizione d’interni, era allettante. A ottobre del 2001 la barca venne trasferita in Nuova Zelanda. Bilancio dei lavori? Negativo. Il rapporto con la cantieristica locale di questo paese è stato deludente. Di certo abbiamo sbagliato a farci rappresentare nel Paese dei kiwi da persone non all’altezza. Il livello dei lavori effettuati, però, è stato purtroppo generalmente mediocre. Per uscire da quella situazione, alcuni mesi fa avevamo scelto di chiudere i rapporti con i cantieri, mettere la barca nelle condizioni di navigare e rientrare in Italia. Dopo circa dodicimila miglia di navigazione che documentiamo in queste pagine, la barca è tornata a casa. Protagonista di questa lunga navigazione è stato il navigatore triestino Luca Floramo giunto in Italia dopo poco meno di quattro mesi di viaggio. Con la barca vicino, ora per noi sarà più facile porre rimedio agli errori costruttivi neozelandesi per poi programmare un nuovo viaggio. (gio.ca.)

 

Cartina Mondo La proprietà di una barca a vela fornisce a una rivista di yachting un inestimabile patrimonio di conoscenza: navigare, confrontarsi con incombenze amministrative, con cantieri e approdi. Lo scopo principale dei viaggi di Miranda V, iniziati nel 1995, è stato proprio quello di acquisire esperienze da raccontare ai lettori. La barca consente di sperimentare le situazioni più varie: dalle innovazioni tecniche alla realizzazione d’impianti di bordo con test su attrezzature sottoposte a impegnativi utilizzi. Navigando si apprende anche un po’ di bricolage che per giornalisti abituati a battere tasti di un computer non è poco. Ci si confronta infine con la moltitudine di personaggi furbi che si appostano nei luoghi più frequentati dalle barche, in attesa di approfittare di velisti ingenui e sognatori. Noi di BOLINA siamo ingenui e sognatori quanto basta. Quindi siamo anche cavie, a volte coscienti, altre inconsapevoli. Già nella fase di preparazione della barca, otto anni fa, prima della partenza per il viaggio di diecimila miglia, avevamo compreso come funziona la nautica italiana. Poi abbiamo vissuto le incognite dell’assistenza nautica ai Caraibi e a Panama. Nel Pacifico ci siamo resi conto che per girare il mondo in barca a vela occorre essere capaci di cavarsela da soli in tutto, dall’elettricità alla motoristica, piuttosto che affidarsi a operatori che il più delle volte sono tecnici improvvisati. È stato così che nel 2001, trovandoci alle isole Fiji, a poca distanza dalla Nuova Zelanda, abbiamo voluto mettere nel nostro bagaglio di esperienze anche la conoscenza di quel lontano Paese, decantato per la sua cantieristica nautica. Oggi nostro malgrado dobbiamo registrare che ad Auckland abbiamo vissuto delusioni, pagando, mal consigliati, l’errore di affidarci a operatori scadenti. La Nuova Zelanda, come Paese, non ci ha certo deluso e contiamo di tornarci prima o poi, naturalmente in barca. Oggi però testimoniamo un’esperienza negativa con la cantieristica nautica neozelandese, e precisamente quella di Whangarei, cittadina di buone tradizioni marinare, che evidentemente vive raccogliendo allori non propri e una fama di riflesso da uno o due cantieri kiwi che effettivamente hanno raggiunto buoni livelli. Sarebbe come se in Italia, visto che abbiamo cantieri di qualità, ci si fidasse di persone che dichiarandosi maestri d’ascia promettono risultati a livello di Carlini di Rimini. In Nuova Zelanda, come in Italia, ci sono cantieri buoni e scadenti. Noi siamo incappati in questi ultimi.

Missione a Whangarei

Un clandestino è salito a bordo di Miranda V per riposarsi un po’ seduto sulla pala del pilota a vento Mustafà Un clandestino è salito a bordo di Miranda V per riposarsi un po’ seduto sulla pala del pilota a vento Mustafà

Ci siamo resi conto lo scorso luglio della cattiva qualità dei lavori, quando ci siamo recati a Whangarei accompagnati dal nostro Marco Cobau in veste di esperto perito. La barca si trovava in un capannone, svuotata degli interni (catastati e coperti da uno spesso strato di polvere), senza timone, albero e chiglia. In particolare, i lavori a Miranda V consistevano nella realizzazione di una nuova tuga in alluminio, la sistemazione del ponte e il rifacimento parziale degli interni. Il risultato è stato meno che decoroso. I lavori erano nati e si erano sviluppati con molti ripensamenti di cui noi dall’Italia non eravamo stati informati. Col risultato di toppe e nuove saldature sovrapposte alle vecchie. Soprattutto la nuova carpenteria metallica era stata effettuata (ditta Circa Marine & Industrial) senza alcuna previsione degli interventi successivi di falegnameria (affidati a Grant Wills Boatbuilders) e delle variazioni all’impianto elettrico e idrico. Di solito, infatti, nelle barche in metallo vengono predisposti dei punti di aggancio saldati alla struttura per imbullonare paratie e mobili. Il sistema neozelandese non prevedeva nulla di tutto ciò. E il cantiere incaricato dei lavori in legno, invece di pretendere questo tipo di agganci (forse non li conosce) su cui costruire i mobili, in alcuni punti ha realizzato dei nuovi quanto inutili bagli in legno e in altri ha fissato le paratie facendo uso nientemeno che di stucco epossidico, incollando il legno all’alluminio! Ampio uso di stucco è stato fatto anche per incollare fogli di scadente compensato marino alle belle perline di legno massello che rivestivano lo scafo all’interno, dalla linea di galleggiamento verso l’alto. Ovviamente è bastata la forza di due dita di una mano per staccare fogli così fissati. Inorriditi e stupiti per il livello dei lavori “made in New Zealand”, con Marco Cobau ci siamo trovati a scegliere tra due possibilità: 1. restituire a Miranda V la dignità di barca a vela mettendola in condizione di navigare; 2. imballare e spedire la barca in Italia con un cargo. Davanti alle nostre contestazioni i cantieri hanno dribblato l’ostacolo scaricando tutto sull’uomo di BOLINA a cui avevamo affidato la direzione dei lavori. Dichiaravano che tutto quanto eseguito era stato regolarmente autorizzato e il nostro rappresentante era al corrente della qualità (si fa per dire) dei lavori effettuati. È molto difficile, ma in questi casi occorre cercare di chiudere i rapporti riducendo al minimo i danni e salvare il salvabile.

L’incontro con Floramo

Qualche settimana prima del nostro arrivo a Whangarei, nel mese di luglio, era giunto in Nuova Zelanda anche Luca Floramo, giovane triestino di cui BOLINA ha scritto più volte le imprese (n. 176, pag. 55 – n. 189, pag. 63). Luca col suo Kigaridù, 7,30 metri, autocostruito in compensato marino aveva fatto scalo nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda proveniente da Città del Capo (Sudafrica), coprendo circa 7.500 miglia in solitario e senza scalo. Con la stessa barca che, ricordiamo, è senza motore, Luca aveva già navigato da Trieste ai Caraibi e da lì alla Patagonia (Ushuaia). Nella città più a Sud del mondo ci era stato segnalato da Mariolina e Giorgio Ardrizzi del Saudade III. Dopo un anno trascorso nelle isole cilene e argentine del Sud, Luca aveva preso la rotta verso Città del Capo fermandosi nella fredda Georgia del Sud. Noi lo abbiamo incontrato a Whangarei insieme ai suoi simpatici amici italiani Antonio e Stefania residenti in Nuova Zelanda. Venuto a conoscenza della situazione di Miranda V Luca ci ha proposto: “Se volete porto io la barca in Italia…”. All’elencazione delle nostre riserve (motore e strumentazione della barca da collegare, assenza di timone, albero, chiglia e timone a vento, priva di assicurazione e Rina scaduto, etc.), Luca ha risposto che era abituato a navigare senza motore e che nel giro di alcune settimane avrebbe provveduto a mettere la barca in condizione di navigare. Pausa di riflessione. Intanto prendevamo tutte le informazioni per percorrere l’ipotesi della spedizione via cargo. Parallelamente, non accantonando la proposta di Luca, abbiamo iniziato a predisporre la preparazione della barca per lasciare il capannone polveroso dove giaceva. È stato incaricato un elettricista di fare un piano per reinstallare l’impianto elettrico, collegare il motore e gli strumenti più importanti (radar, Gps, radio Ssb e Vhf, ricevitore di carte meteo, etc.). La ditta di Auckland che alcuni anni prima ci aveva fornito il nuovo albero è stata allertata per dare la sua assistenza a montare l’albero e un nuovo avvolgifiocco. Messi in moto questi meccanismi, in attesa di decidere se accettare la proposta di Luca o trasferire la barca via cargo, chiedevamo al Rina di effettuare un’ispezione alla barca a Whangarei. Si attivava anche una polizza assicurativa. A quel punto la macchina per rimettere Miranda V in acqua era avviata e soprattutto sapevamo i costi delle due opzioni: cargo e navigazione con mezzi propri. A un certo punto ci siamo resi conto che era più facilmente praticabile il viaggio a vela e abbiamo accettato di affidare la barca a Luca, ponendo la condizione di prendere una persona che facesse il viaggio con lui, e che la decisione finale l’avremmo presa una volta completata la preparazione della barca. L’impresa non era delle più facili. Luglio è mese invernale in Nuova Zelanda e per effettuare un viaggio attraverso il Pacifico Est, l’oceano Indiano, il Mar Rosso e giungere in Italia (circa 12.000 miglia) si doveva partire al più tardi entro il mese di agosto. Tutte le dotazioni di sicurezza di Miranda V sono state aggiornate, la zattera revisionata, è stata predisposta una capottina di tela nuova a proteggere la discesa dal tambucio. Sono state contattate le ditte che dovevano collaborare a portare la barca fuori dal capannone, fissato la chiglia e varato la barca. Sull’opera morta apparivano i segni delle saldature interne delle paratie anticollisione e dello stucco scrostato a causa del riscaldamento del metallo. Non era però il momento per valutazioni estetiche. Con Luca abbiamo eseguito delle riparazioni provvisorie con resina epossidica, giusto perché l’acqua di mare non s’infiltrasse tra lo strato di stucco sollevato e la lamiera. Sul ponte è stata data una mano di vernice con antisdrucciolo. A tempo di record sono stati montati gli oblò. Tutto procedeva bene e gli operatori chiamati ad aiutarci, ben coordinati, rispondevano con efficienza, a costi accettabili e tempi rapidi. A fine luglio la barca era ancora nel capannone, ma aveva il motore installato e funzionante, così la quasi totalità dell’impianto elettrico, la nuova cucina installata e l’impianto idrico con relative pompe di sentina funzionanti. Miranda V era pronta a lasciare il capannone per proseguire la fase dei lavori all’aperto. A quel punto abbiamo confermato a Luca l’incarico di portare la barca in Italia ed è stato raggiunto da un suo amico, Piero, triestino come lui. La stagione favorevole non lasciava più molto tempo e la “macchina” per la preparazione era a regime. A fine luglio eravamo rientrati in Italia ma periodicamente seguivamo la preparazione della barca, che procedeva senza problemi. L’ispezione del tecnico Rina è avvenuta regolarmente e la prova in mare effettuata trasferendo la barca da Whangarei alla baia di Opua (Nord-Est dell’isola settentrionale). Dopo alcuni giorni dedicati alle procedure per lasciare il Paese e a fare cambusa, Miranda V lasciava a poppa la Nuova Zelanda. Era il 22 agosto e il Pacifico dell’emisfero meridionale salutava Luca e Piero con una bella burrasca di sei giorni. (gio.ca.)

Navigazione

Giornale di bordo di 12.000 miglia

Dopo meno di quattro mesi di navigazione, il 17 dicembre, la barca è arrivata come previsto ad Anzio. Leggiamo degli stralci del giornale di bordo del viaggio di Miranda V scritto da Luca Floramo.
 

29 agosto 2002 

“Sette giorni di navigazione e ieri siamo riusciti finalmente a togliere la terza mano di terzaroli e aprire bene il fiocco. Il Pacifico Sud ci ha salutato con una bella burrasca, forza 7, con 40 nodi in poppa. Miranda V si comporta bene ma non la tiriamo troppo. C’è una fastidiosa infiltrazione d’acqua che credo provenga da prua. Miranda V ci sta portando a meraviglia regalandoci medie dalle 120 alle 150 miglia al giorno”.
 

11 settembre 2002 

“Anche lo Stretto di Torres è a poppa. Ieri nel tardo pomeriggio siamo riusciti a passare l’ultima passe. Purtroppo ci ha preso il cambio di marea proprio all’entrata e, pur avendo vento in poppa e il motore a pieni giri, ce l’abbiamo fatta trascinandoci a 2-3 nodi contro i 7-8 di poco prima”.
 

3 ottobre 2002 

“Due giorni fa abbiamo alzato per la prima volta lo spinnaker. Bella vela e, a parte un po’ di titubanza, la manteniamo a riva per molti giorni. La notte comunque la caliamo riprendendo col fiocco. Dopo la sosta a Darwin (Australia) abbiamo ripreso il viaggio. La media torna a salire e il morale pure”.
 

13 ottobre 2002 

“Tra 664 miglia ci aspetta il bordo e dopo: via verso Nord. Ormai le Cocos stanno di poppa e Diego Garcia dietro a circa 600 miglia. La navigazione negli ultimi giorni è stata bella, rapida e, a parte alcuni groppi che ci sono passati sopra e qualche buco di vento, la navigazione procede”.
 

19 ottobre 2002 

“Finalmente si va a Nord, direzione Socotra. Stanotte è passata sulla dritta l’ultima secca vicina al gruppo delle Chagos e l’isola Diego Garcia e adesso Miranda V fende l’oceano Indiano felice a 6-7 nodi. L’avvolgifiocco ha qualche problema, il tamburo è venuto giù e abbiamo perso le sfere interne”.
 

24 ottobre 2002 

“Anche l’Equatore è a poppa. L’abbiamo passato a motore, ora si è alzato un po’ di venticello, anche se di prua. In questo periodo dell’anno era prevedibile”.
 

3 novembre 2002 

“Socotra è alla nostra dritta. Finalmente siamo dentro al mare di Aden. Purtroppo si va piano a causa dell’avaria all’avvolgifiocco. Comunque col fiocco incocciato in qualche modo riusciamo a bolinare a 7 nodi”.
 

5 novembre 2002 

“Con 5 nodi di vento apparente in poppa e lo spinnaker si va a 6 nodi e più. Mancano 41 miglia a Djibuti”.
 

15 novembre 2002 

“Djibuti è stata una delusione, comunque è passata e Miranda V mantiene una buona media. Evviva Jolly Turchese, piattaforma italiana a Djibuti che ci ha bene accolto e regalato un po’ di carte nautiche”.
 

21 novembre 2002 

“Oggi lo yankee è dovuto andare giù. Sembra che Suez ci accolga con un forza 7 sul muso. Miranda V sta filando con un angolo di 33 gradi a 5,5-6 nodi con randa e la magica trinchetta”.
 

30 novembre 2002 

“Finalmente siamo in Mediterraneo”.
 

1 dicembre 2002 

“Non mi pare vero di avere lasciato i Paesi egiziani. Purtroppo per farlo ho dovuto dare mance a destra e a sinistra, regalare un pullover di BOLINA e un piccolo saldatore a gas, senza contare i pacchi di tabacco.”.
 

9 dicembre 2002 

“Siamo a Creta, precisamente a Rethimon. Non siamo riusciti a entrare a Iraklion a causa del rischio avendo la costa sottovento con un venticello di 30 nodi che in caso di qualsiasi avaria ci avrebbe sbattuti sul molo esterno”.
 

11 dicembre 2002 

“Siamo ripartiti ieri da Creta con la randa a due mani” Mustafà è entrato subito in azione e ho potuto sostituire Nanni con lo yankee. Verso l’imbrunire siamo riusciti a uscire dall’influenza dell’isola e finalmente siamo di nuovo in mare aperto. Sembra di stare in autostrada e ci passano navi a destra e sinistra. Già sento la vicinanza di casa e se potrò mi fermerò a Reggio Calabria prima di raggiungere lo scalo di Anzio.
 

17 dicembre 2002 

“Arriviamo ad Anzio. Ormeggiamo nel porto accanto a un aliscafo su indicazione della Capitaneria chiamata per radio. Non faccio in tempo a finire l’ormeggio che sento bussare sulla tuga. È un marinaio della Capitaneria che mi invita a presentarmi subito con i documenti della barca. Mentre mi preparo a uscire arriva anche un finanziere che a sua volta m’invita... Miranda V è davvero arrivata in Italia”.


LUCA FLORAMO

Cosa succede a una barca a vela che arriva in Italia dopo avere effettuato dodicimila miglia di navigazione? Viene accolta da Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza e sottoposta a controlli, intimazioni e… multe. Questo è accaduto a Miranda V, la barca di BOLINA, e al suo equipaggio, il giorno 17 dicembre. Erano le ore 18 e lo skipper aveva appena ultimato l’ormeggio nel porto di Anzio (Roma), reduce dalla navigazione dalla Nuova Zelanda all’Italia. Gli veniva intimato di portare “immediatamente” i documenti della barca nei loro uffici. Quasi ci fossero a suo carico, o a carico della barca, precedenti di reati tali da giustificare tanta severità.
Nessuno obietta sul compito di fare osservare le leggi. Ciò che ancora una volta si rileva nelle nostre Forze dell’Ordine è la mancanza di spirito di accoglienza. Invece di mandare un militare ad accogliere l’imbarcazione e il suo equipaggio, dargli il benvenuto e invitarlo il giorno seguente a produrre la documentazione necessaria, Capitaneria e Guardia di Finanza si sono esibiti in una operazione di polizia repressiva. Il risultato è stato che lo skipper ha dovuto chiedere l’immediato (la stessa sera) invio tramite fax del certificato assicurativo. La polizza era di una compagnia italiana e non poteva essere a bordo. Entro 24 ore dall’arrivo ad Anzio, inoltre, allo skipper è stato intimato di “produrre la documentazione dell’avvenuto pagamento della tassa di stazionamento” per l’anno solare 2002: essendo il 17 dicembre si è dovuto così pagare 178,86 euro per i restanti 14 giorni del 2002. Ciò, nonostante il sottufficiale CP fosse stato informato che il giorno seguente la barca sarebbe stata messa a terra nel cantiere locale Gallinari (quando la barca è a terra non si è tenuti a pagare la tassa di stazionamento...).
Inoltre allo skipper venivano contestate le infrazioni di: “Omissione di visita periodica AA.SS.” e “Inosservanza delle disposizioni forza minima dell’equipaggio”. In pratica oltre alla visita di un perito del Rina in Nuova Zelanda (cosa effettuata) si sarebbe dovuto richiedere al Consolato Italiano una convalida delle annotazioni di sicurezza; altra contestazione: Miranda V era approdata ad Anzio con a bordo un solo membro di equipaggio (l’altro era sbarcato a Suez), invece dei due previsti sulla Licenza di navigazione. Totale della sanzione 103 euro. Ci congratuliamo con la Capitaneria di Porto e la Guardia di Finanza per il loro grazioso modo di dare il benvenuto alle imbarcazioni in transito.
(gio.ca)