Il mensile pratico del mare sabato, 18 novembre 2017
Prosegue il viaggio in Pacifico di Miranda V, la barca della redazione di BOLINA.
Tropici/2 Navigare in acque vergini

Il mare a Nord-Ovest tra Viti Levu e Vanua Levu, le due isole più grandi dell’arcipelago delle Fiji, si chiama Bligh Water. Con Miranda V, la barca della redazione, ci troviamo in queste acque. Eravamo giunti qui nell’agosto del 2000 (BOLINA n. 169, pag. 45) dalla Polinesia Francese con tappe nell’atollo di Suwarow (Cook) e nell’arcipelago delle Vava’u (Tonga). La barca è rimasta alle Fiji per dieci mesi, accovacciata in una buca anticiclone scavata per terra, come qui si usa, e deve essere preparata per il suo prossimo viaggio che la vedrà, entro l’anno e salvo cambiamenti di programma, raggiungere la Nuova Zelanda. Sono molte le operazioni di rivitalizzazione che una barca necessita dopo una sosta così lunga. Il suo collaudo avverrà poi nel corso di una breve crociera tra le isole del Bligh Water, un mare ritenuto tra i più difficili dei mondo, Malolo e le Yasawa Group. Studiando le rotte nelle carte nautiche di queste zone e scoprendo gli ancoraggi ridossati, non si può non pensare allo storico personaggio, da cui deriva il nome Bligh Water.

 

Mare di Bligh

Il Bligh Water, uno dei più difficili mari al mondo per la presenza di numerosi pericoli non segnalati sulle carte.

Chi non ricorda William Bligh, l’arcigno comandante del Bounty e i film sul celebre ammutinamento, tra cui quello interpretato dal giovane Marlon Brando nel ruolo di Christian Fletcher, ufficiale in Seconda poi a capo dei rivoltosi? Abbandonato nel 1789 in oceano Pacifico tra Tahiti e le Tonga dal suo equipaggio stanco dell’eccessiva severità, Bligh fu protagonista di una delle navigazioni più difficili della storia della marineria.
Grazie alla conoscenza delle “Isole dei Cannibali” (così erano conosciute allora le attuali Fiji) dovuta a un precedente viaggio sul Resolution di James Cook, Bligh riuscì a raggiungere la colonia olandese di Timor percorrendo circa 6.000 miglia e attraversando sia le Tonga sia le difficili acque che oggi portano il suo nome.
In questo arcipelago c’è un vasto tratto di mare (circa 200 miglia per 80) con numerose isolette, scogli, piattaforme di corallo, piccoli atolli circolari all’esterno dei quali vi sono 25-30 metri di profondità; nessun passaggio viene indicato per entrare in questi mini atolli e neppure sono riportate le profondità interne. In queste acque, oltrettutto, la marea varia da uno a tre metri. Sulle carte nautiche ricorrono note come “unsurveyed” (qualcosa come: inesplorate), oppure “numerous coral patches” (numerosi coralli a macchia). I pochi segnali di passaggi tra i reef vengono spesso spostati dalle mareggiate o non dai cicloni. Quindi non ci si può fidare neppure delle poche segnalazioni.
Più conosciuto per la sua crudeltà di comandante del Bounty, Bligh era apprezzato quale eccellente cartografo, e fu grazie a questa sua abilità che riuscì a salvare sé stesso e i suoi compagni di sventura.
Oggi le istruzioni per navigare in queste acque sono ancora vaghe. Esiste un passaparola tra i navigatori e un’unica guida, datata e poco precisa, soprattutto nei waypont. In questi casi, occorre prudenza. Le storie di barche finite sul reef sono frequenti. Meglio muoversi poco, solo di giorno e col sole alto, nelle giornate soleggiate e con bassa marea che permette di vedere gli scogli affioranti.
Questi spuntoni vengono evidenziati anche dal mare mosso, ma va da sé che la navigazione è più agevole con mare calmo; soprattutto diventa più facile entrare in una stretta “passe” con acque ferme e maggiore luminosità. Gli esperti locali consigliano vivamente di evitare di navigare in giornate nuvolose. Alle Fiji il turismo nautico non è molto sviluppato. Ma qui da sempre transitano tutti i giramondo che provengono dalla Polinesia Francese distante circa 1.800 miglia, mentre Sydney in Australia è a circa 1.500 miglia di distanza e Auckland in Nuova Zelanda a 1.000 miglia.
La posizione geografica dell’arcipelago delle Fiji è tra i 15 e i 22 gradi di latitudine Sud e i 177 e i 175 gradi di longitudine Est.

 

InesploratoUn atollo segnalato “unsurveyed”, la navigazione in questa zona dovrà avvenire con estrema cautela.

 

Tra le Fiji e l’Italia vi sono dieci ore di fuso orario di differenza: quando a Roma sono le sette del mattino a Suva (capitale delle Fiji) sono le cinque del pomeriggio. Il clima è quello tipico dei Tropici e i mesi migliori per visitare le isole sono i più secchi, più freschi nell’inverno figiano, da maggio a ottobre. La zona meno piovosa dell’arcipelago è la costa Ovest di Viti Levu e Vanua Levu, quella bagnata dal mare di Bligh.
Da alcuni anni le Fiji hanno registrato un aumento delle imbarcazioni di passaggio. Sono numerose le barche di americani della costa Ovest che inseriscono una sosta in queste isole nel loro giro classico dei Pacifico (Hawaii-Polinesia-TongaFiji-Hawaii), oppure di neozelandesi o australiani che lasciano il loro inverno per trascorrere alcuni mesi in acque calde.
Molti isolotti di fronte a Lautoka (la seconda città di Viti Levu, dopo la capitale Suva) sono stati trasformati in “resort” con alcuni gavitelli nella baia o anche comodi pontili. Ciò significa cocktail con ghiaccio assicurati, tanto apprezzati dai velisti Usa, ristoranti tipici (cucina indo-figiana), e guide per escursioni alla scoperta delle isole ancora abitate esclusivamente dai locali (che sono ancora, per fortuna, la maggioranza).
Le isole con gli ancoraggi più ricercati sono nel gruppo delle Yasawa, con villaggi classici figiani dove si viene accolti con la fantastica ospitalità di questo popolo. Avvertenza: in queste come in tutte le piccole isole delle Fiji non si deve scendere a terra senza un po’ di “kava”, in polvere o in radici, da cui si estrae la bevanda più diffusa alle Fiji. Il dono della kava è molto apprezzato e viene accolto come segno di amicizia.
La kava alle Fiji si beve in ogni occasione: nelle pause degli uffici pubblici, nelle feste familiari o nelle riunioni importanti tra capi villaggio; aiuta a prendere le decisioni più equilibrate, dicono, e a vedere il mondo più rilassati. Potrebbe essere la bevanda ideale per coloro che intendono navigare in queste acque. È uno dei test, con moderazione, che ci proponiamo di effettuare: i risultati prossimamente su queste pagine.

LA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI NEL PACIFICO
A Lutoka ritroviamo alcuni italiani e altri navigatori incontrati gli anni precedenti. A Vuda Point Marina (piccolo porticciolo attrezzato di ogni servizio) ci sono Paolo e Andrea di Tenera Luna, che avevamo sentito per radio lo scorso anno. Paolo, al suo secondo giro del mondo e con la sua barca (un cutter in ferro di 14 metri, progetto di Giorgetti e Magrini), è stato alcuni anni fa nel continente Antartico, seconda imbarcazione da crociera con bandiera italiana a essersi spinta più Sud, insieme al S. Giuseppe II di Giovanni Ajmone Cat. Il programma di Paolo e Andrea è di trascorrere i prossimi anni in Indocina.
Al Vuda Point Marina riposa la barca Mijin Ideaal (il mio ideale) di Sebastiano Trovato; qui abbiamo incontrato anche l’Out di Luigi e Lazia con i quali avevamo diviso lo scorso anno alcuni giorni di permanenza nel magico atollo di Suwarow. All’appuntamento radio (ore 18 locali, frequenza 14.422 kHz) abbiamo risentito Franco che si trova a Moorea, isola vicino a Tahiti; qui c’era anche Giorgio del Lady Samantha. Abbiamo sentito con piacere alla radio anche Gigi e Irene del Và Pensiero, che la prossima stagione dovrebbero spostarsi in Nuova Zelanda.
(gio.ca.)