Il mensile pratico del mare sabato, 18 novembre 2017
16-03-97

Cari amici, il varogrande avventura il varo della barca di BOLINA avvenuto oggi, domenica 16 marzo, dopo giorni di attesa che venisse riparata la gru del "Pedro Miguel Boat Club".

Il varo del Miranda V a Panama (poco prima dell'incidente...) Il varo del Miranda V a Panama (poco prima dell'incidente...)

Al momento del varo, quando la barca si trovava a un metro dall'acqua, il contrappeso non ha più retto e Miranda V è piombata in acqua; lo scafo ha battuto contro la banchina (di putrelle di ferro): pochi danni generali, salvo il timone a vento che domattina all'alba andiamo subito a far riparare. Per fortuna qui ci sono sia Niccolò Puccinelli, già costruttore del Miranda V, che il bravo Luciano, skipper del Creme Caravelle che si sono fatti davvero in quattro per noi. Niccolò intende perfino costruire con le sue mani la parte del timone danneggiata. Insomma, a metà settimana dovremo partire per le Galapagos.

24-03-97

Siamo partiti da Panama insieme a Go To di Niccolò Puccinelli e Creme Caravelle di Luciano e Sonia.

Il timone sembra a posto, lo proveremo in navigazione. È bello e sicuro viaggiare insieme. Lo facevano per sicurezza gli esploratori di un tempo, è utile oggi per gli stessi motivi. Ogni quattro ore c'è un collegamento radio, ci scambiano le posizioni, le impressioni del viaggio, la meteorologia...

28-03-97

Il viaggio continua, mancano 350 miglia all'arrivo alle isole Galapagos

Relax in navigazione Relax in navigazione

Finora è stato un trasferimento davvero pacifico, quello che ci voleva per noi, cittadini stressati, dopo dieci giorni di fatiche per mettere a punto la barca e paure nel disgraziato varo di Panama. Cominciamo a prendere le misure dell'oceano che per ora non sta smentendo la sua fama di "pacifico".

29-03-97

Già si parla di atterraggio.

Non abbiamo incontrato alcun impedimento dovuto alle correnti delle Galapagos che tanto hanno intimorito i naviganti antichi. Il pensiero dello sbarco in queste isole mitiche è emozionante. Dal punto di vista tecnico la navigazione si sta finora rivelando semplice, venti portanti, brezze: niente delle terribili bolinate che l'estate scorsa avevano messo alla frusta l'equipaggio di Miranda V la barca della redazione.

04-04-97

Isola di Santa Cruz (Galapagos), Puerto Ayora

Isole Galapagos (Hilde Bianchi) Isole Galapagos (Hilde Bianchi)

Siamo all'ancora da quattro giorni in questa grande baia dove tutte le barche che si apprestano ad attraversare il Pacifico si fermano qualche giorno. Vi sono una trentina di yacht all'ancora, tutti rollano terribilmente poiché la rada è aperta a Est, all'Aliseo.

05-04-97

Miranda V, la barca di BOLINA, il Go To di Niccolò Puccinelli e il Creme Caravelle di Luciano e Sonia, sono a pochi metri di distanza.

Ci siamo aiutati a vicenda per i vari passaggi verso il villaggio e i rifornimenti di viveri e carburante. Abbiamo formato una piccola colonia italiana di dieci persone! Queste isole sono celebri per le varietà di fauna. Già all'ingresso della baia abbiamo incrociato una foca, basta spostarsi col dinghy pochi metri per vedere nel loro habitat, leoni marini, iguana, tartarughe, foche, uccelli di ogni specie. Il clima non può essere più tropicale di così, siamo infatti a Zero gradi di latitudine e il Sole è verticale, quasi costantemente allo Zenit. Avevamo letto di acque fredde alle Galapagos. Almeno nell'isola di Santa Cruz, dove abbiamo fatto il bagno, l'acqua è calda. Anche la vegetazione niente affatto arida, c'è al contrario molto verde, la frutta tropicale è abbondante e basta entrare nell'entroterra per fare "rifornimenti" liberi. Dal punto di vista nautico vi sono molte limitazioni. Le barche non possono spostarsi dalla baia (la licenza viene trattenuta dalla Capitaneria di Porto fino alla partenza). Il tutto a favore delle barche locali che invece possono portare turisti a visitare le altre isole dell'arcipelago. Per questo motivo molte barche si trattengono pochi giorni e poi scappano. E magari di "straforo" prima di prendere il largo verso le Marchesi o l'Isola di Pasqua, si fermano in qualche baia dove passano una giornata all'ancora circondati da colonie di foche o leoni marini. Noi abbiamo approfittato del fatto di essere in numero sufficiente per non lasciare le barche incustodite per andare a turno a visitare il centro Darwin e le isole vicine. Sosteremo ancora qui fino a domenica 6 aprile e il 7 alzeremo le ancore per il viaggio più lungo. Ci attendono 2.900 miglia di Pacifico per Fatu Hiva, l'isola più a Sud delle Marchesi dove pensiamo di atterrare a fine mese. Nel corso del viaggio daremo informazioni frequenti direttamente da bordo grazie allo Standard C che ci consente di essere collegati con la redazione di BOLINA. In questi giorni l'Aliseo non ha smesso di soffiare e quindi contiamo di fare una buona traversata di conserva con le altre barche italiane, a contatto di Vhf o di radio Ssb. Ogni quattro ore ci scambiamo le posizioni, le informazioni sul tempo e facciamo quattro chiacchiere fra noi! Una vera sicurezza e un simpatico modo di navigare. 7 Aprile 1997 Ultimi preparativi alla barca e poi verso le 15 ora locale partiamo. Piazziamo un waypoint a 36 miglia per rotta 235° per lasciare a dritta l'isolotto di Tortuga. Noi e Creme Caravelle navigheremo insieme, il Go To ci seguirà dopo qualche ora, però si fermerà una notte a Floreana: ci raggiungerà i prossimi giorni seguendo i waypoint che abbiamo segnato sulla carta. Secondo waypoint a 890 miglia poi altri tre distanziati di 600 miglia ciascuno. Infine l'ultimo waypoint è a circa 200 miglia da Fatu Hiva. 13 Aprile 1997 Sesto giorno di navigazione dalle Galapagos. Alle ore 21 UT abbiamo passato il waypoint posizionato a 890 miglia (e abbiamo anche cambiato carta nautica). La media delle percorrenze è buona: sulle 150-160 miglia al giorno delle quali 15-20 sono un regalo della corrente. Il vento è costante ormai da tre giorni, da SSE, soffia dai 15 ai 20 nodi. L'andatura è un traverso, con onda pure al traverso. Speriamo che nei prossimi giorni ci dia buono. Ma anche così non possiamo lamentarci. 14 Aprile 1997 170 miglia nelle ultime 24 ore. I prossimi waypoint sono a 600 miglia, tranne l'ultimo che prevede l'atterraggio a qualche centinaia di miglia da Fatu Hiva, l'isola più a Sud delle Marchesi. Navighiamo sempre con velatura "tranquilla", con randa terzarolata e genoa rollato secondo il vento. Alla sera per abitudine riduciamo prudentemente ancora e poggiamo di qualche grado per gustare le nostre cenette e dormire tranquilli. Al mattino si riprende la corsa stringendo il più possibile. Le altre barche sono in costante contatto radio (ogni quattro ore) e con Creme Caravelle spesso a "tiro" di Vhf.

17-04-97

Decimo giorno di navigazione.

153 miglia percorse nelle ultime 24 ore. Al terzo waypoint mancano 131 miglia. Vi raccontiamo un po' di "Avarie & paure della barca di BOLINA in Pacifico". Nonostante i continui controlli sono tante le piccole avarie che una barca in navigazione per tanti giorni in oceano accusa: Le viti che fissano il supporto del pilota elettrico alla colonnina del timone saltano per gli scossoni causati dal rollio; i grossi dadi che tengono il timone a vento allo specchio di poppa si allentano e abbiamo dovuto frenarli con un controdado; il cilindro che copre l'arridatoio dell'avvolgifiocco si smonta perché le viti che lo collegano al sistema rotante si sono spanate! Insomma non si naviga e basta, ma si lavora di cacciavite, chiavi, grasso e olio di gomito. Le notti sono lunghe, si ascolta musica, si vigila. Peccato che abbiamo sbagliato nella quantità di rifornimento di batterie per le torce e per lo stereo portatile. Siamo così costretti a economizzare le poche pile che ci sono rimaste trascorrendo molte ore di guardia al buio. Poco male perché comunque fuori una bella luna illumina la nostra barca che corre nella notte.

21-04-97

Oggi registriamo la minore velocità finora della traversata: 85 miglia. Ci mancano all'ultimo waypoint, quello dell'atterraggio a Fatu Hiva, 950 miglia.

Qualcuno si chiederà se abbiamo pescato. Non si pesca, siamo in due a bordo, finora abbiamo avuto molto da fare e i viveri di bordo coprono abbondantemente le nostre esigenze alimentari. Inoltre si teme di prendere pesci troppo grossi per poi gettarne a mare due terzi. Cosa mangiamo? Ottime le minestre liofilizzate, i risotti, ma poi ci cimentiamo in pastasciutte, lenticchie e fagioli. Non ci facciamo mancare colazioni con latte in polvere (ottimo), marmellate, nutella, miele. A pranzo spesso ci viene voglia di spaghetti che accompagnamo con un bicchiere di un Chianti discreto comprato a Panama. Alla sera, poi, ascoltando musica e fumando una sigaretta nel quadrato, centelliniamo un po' di rhum.

26-04-97

Il problema all'avvolgifiocco di cui abbiamo scritto alcuni giorni fa si è rilevato più serio.

In pratica abbiamo dovuto fare a meno dello strallo di prua compromesso dallo sfilacciamento del cavo nel terminale alto. Inoltre l'arridatoio in basso, sopra il tamburo dell'avvolgifiocco, non si può più regolare. L'albero è stato messo in tiro con due drizze cazzate a ferro e da alcuni giorni utilizziamo la trinchetta con garrocci: una vela piccola che però ci sta portando avanti a buone medie, mai sotto le 90 miglia. Ormai ci mancano 423 miglia all'arrivo e teniamo d'occhio le medie per arrivare con la luce del giorno...

28-04-97

Ventunesimo giorno di navigazione.

Notte con rollate ma abbiamo navigato bene a 5 nodi di velocità con un vento leggero a 7-8 nodi da ESE. Al mattino è calato il vento ma è rimasto il mare. Nel collegamento radio col Go To ci raccontano l'atterraggio a Fatu Hiva sotto un temporale con raffiche all'ancoraggio della Baie des Vierges. Ci consigliano di atterrare nella rada due miglia più a Sud, baia D'Omoa, che dovrebbe essere più tranquilla. Ci mancano 150 miglia all'arrivo. Il vento rinforza e facciamo fatica a mantenere una velocità che consenta di arrivare di giorno.

29-04-97

Alle sette del mattino, dopo tre ore trascorse alla panna davanti all'isola, diamo fondo nella baia d'Omoa di Fatu Hiva.

Fantastico ritrovarsi con gli amici del Creme Caravelle arrivati qui in giorno prima e del Go To da due giorni alla fonda in questo ancoraggio. È stata organizzata per noi un'accoglienza emozionante: una ricca colazione a bordo del Go To: caffè, pane fresco, burro, marmellata e un pompelmo di un chilo! Questo frutto al villaggio di Fatu Hiva non viene venduto ma regalato, ci spiegano gli amici. Alla sera, poi, tutti in una casa privata per una cena polinesiana offerta da Niccolò. La nostra traversata dalle Galapagos alle Marchesi è durata poco più di ventuno giorni.

30-04-97

Ci spostiamo all'ancoraggio due miglia più a Nord.

Miranda V alle Isole Marchesi Miranda V alle Isole Marchesi

È la celebre Baie des Vierges, un luogo di una bellezza stupefacente, da togliere il fiato. Qui però, e questo è il prezzo che bisogna pagare, il vento scende con raffiche violente dalle montagne mettendo a dura prova gli ancoraggi. Portiamo a terra lo strallo di prua del Miranda V, lo liberiamo della canaletta per poter continuare il viaggio con una vela con garrocci prestataci dal Go To.

03-05-97

Ci concediamo un po' di turismo.

Gli abitanti di Fatu Hiva (600 anime, 200 nel villaggio della Baie des Vierges) sono meravigliosi, gentilissimi, usano gli occhi non solo per guardare ma soprattutto per esprimersi e sorridere. I bimbi, poi, sono fantastici, così belli che vien voglia di rubarne qualcuno...

05-05-97

Ci spostiamo a Hiva Oa, l'isola dove si svolgono le pratiche "d'ingresso" in Polinesia.

Questa è l'isola di Paul Gauguin, che qui è vissuto a lungo, e del cantautore poeta belga Jacques Brel che ha trascorso a Atuona, il villaggio principale, gli ultimi anni della sua vita prima di morire stroncato da un tumore. Le Marchesi ci sono piaciute molto, in questa stagione sembrano la Scozia, molto verde, animali liberi al pascolo (cavalli, capre, cinghiali); alte montagne con l'aggiunta di un tocco tropicale: cale meravigliose, alcune con sabbia chiara e cocotier. Abbiamo lasciato alle Marchesi il Go To e il Creme Caravelle, che si trattengono ancora alcune settimane. Noi abbiamo potuto vedere pochino, ma quanto basta per capire che sono isole bellissime.

10-05-97

Lasciamo le Marchesi per l'atollo di Rangiroa, il più grande del mondo.

A bordo con noi c'è François, un amico francese che ci aiuterà per queste ultime 800 miglia: Rangiroa dista 600 miglia e da lì per Raiatea dovremo coprire altre 245 miglia. Miranda V trova subito il vento: si naviga con lo spinnaker di giorno e con la vela con garrocci prestataci dal Go To, di notte. Peschiamo un tonnetto! Subito cucinato, una parte "crudo" alla polinesiana e l'altra fritto in padella: delizioso.

14-05-97

Oggi siamo arrivati a Rangiroa, l'atollo delle Tuamotu più grande del mondo (al suo interno può contenere l'isola di Tahiti!).

Isole Tuamotu Isole Tuamotu

La navigazione è andata bene, sempre con venti leggeri e portanti (mps di giorno e genoa tangonato la notte). L'ingresso della "passe" di Tiputa è stato semplice, anche perché siamo arrivati puntuali all'appuntamento con le prime luci dell'alba, e poi perché a bordo c'è François che conosce questi luoghi come le sue tasche... Ci aspettano due giorni di relax: bagni nella spiaggia dell'hotel Kia Ora, di fronte al quale abbiamo dato fondo all'ancora, passeggiate nella stupenda vegetazione polinesiana, bibite fresche la sera al terrazzo dell'hotel serviti da una bella huaine ("ragazza" in polinesiano). Marouru ("grazie" in polinesiano) alla nostra bella Miranda V che ci ha portati in questo paradiso!

16-05-97

Dobbiamo lasciare il paradiso, ormai il tempo stringe.

Ci mancano 245 miglia per completare il viaggio: la festa sta per finire... Usciamo dalla passe alle 9 del mattino con vento sopra i 20 nodi. Tutto bene, fuori troviamo anche un bel mare ma si naviga bene. Lasciamo sfilare alla nostra sinistra il grande atollo, poi passiamo tra Rangiroa e l'atollo di Tikaroa per metterci in rotta (230°) per Raiatea. Ci accompagnano per un po' un branco di delfini bellissimi che saltano felici davanti alla nostra prua. Portano fortuna, dice François. Più tardi alla lenza lasciata filare a poppa sentiamo il classico "cri-cri" del mulinello. Portiamo a bordo un bellissimo dorade di 7-8 chili! Troppa grazia, viene sfilettato, cotto a vapore e in parte conservato in vasetti di vetro.

17-05-97

Il vento si mantiene sopra i 20 nodi e spesso nei groppi che ci raggiungono portando forti raffiche. La giornata scorre con un mare incrociato, regalo di una perturbazione nelle Tuamotu del Sud.

L'ormeggio di Raiatea L'ormeggio di Raiatea

Ormai siamo alle miglia finali. Prima del tramonto mancano 40 miglia all'arrivo e intanto vediamo che si staglia all'orizzonte Huahine, l'isola a Est di Raiatea. Il passaggio della passe di Raiatea, Uturoa, è previsto per l'una del mattino. François ci indica gli allineamenti da seguire per l'ingresso; anche dentro la laguna il reef e i bassifondi sono ben segnalati. Entriamo nel porto di Apooiti alle ore 01,45 e ci affianchiamo al pontile libero riservato alle barche ospiti.

18-05-97

Il nostro viaggio è finito, la festa delle 10.000 miglia per il decimo compleanno di BOLINA è alle ultime battute.

Alcuni giorni di riposo e poi spostiamo la barca al "carenage" distante poche miglia dal porto. Ci attende il duro lavoro sotto il sole dell'alaggio e della preparazione della barca. Miranda V riposerà qui per circa un anno. A pochi metri c'è una barca che conosciamo, è Tamata l'ultima barca del grande navigatore Bernard Moitessier.