Il mensile pratico del mare venerdì, 24 novembre 2017
Dopo mezzo giro del mondo, vari incidentie un uragano, la barca di BOLINA necessita di lavori: prua verso il Paese dei velisti che c’inflissero un 5-0...

Nella baia di Malolo Lailai (Fiji) Miranda V è stata preparata al viaggio in Nuova Zelanda. Nella baia di Malolo Lailai (Fiji) Miranda V è stata preparata al viaggio in Nuova Zelanda.

Oceano Pacifico

Il nuovo viaggio di Miranda V dalle isole Fiji alla Nuova Zelanda: mille miglia circa e un passaggio dall’estate tropicale alla primavera del paese dei kiwi. Il nuovo viaggio di Miranda V dalle isole Fiji alla Nuova Zelanda: mille miglia circa e un passaggio dall’estate tropicale alla primavera del paese dei kiwi.

La barca di BOLINA Miranda V mette la prua verso la Nuova Zelanda. Nei mesi di luglio e agosto, nel corso di una crociera alle Fiji, è stata preparata per tale navigazione. Il periodo più favorevole per questo viaggio è ottobre-novembre: nella fascia tropicale inizia la stagione delle piogge e quindi degli uragani, mentre in Nuova Zelanda comincia il periodo più temperato. Dopo mezzo giro del mondo, qualche incidente e le frustate di un uragano, Miranda V ha bisogno di cure. Dicono che la Nuova Zelanda sia il luogo più adatto per effettuare ogni tipo di intervento su una barca. Di certo sarà un’occasione per conoscere questo Paese e quindi per raccontarlo ai lettori. I nostri reportage riguarderanno questa nuova terra e i suoi dinamici abitanti, ma soprattutto ci occuperemo della loro formidabile propensione per la vela (il cinque a zero inflitto a Luna Rossa vorrà dire qualcosa). Quando questo numero uscirà nelle edicole la barca sarà in navigazione, quindi rinviamo a un altro mese il resoconto del viaggio e il programma dei lavori alla barca.

Perché Miranda V non ha l’avvolgifiocco?

Costretti a navigare senza avvolgifiocco, si riscopre l’efficienza di uno yankee e della trinchetta. Costretti a navigare senza avvolgifiocco, si riscopre l’efficienza di uno yankee e della trinchetta.

Intanto prendiamo spunto da un quesito posto da un lettore, per raccontare la nostra esperienza di navigazione con una barca senza avvolgifiocco. Dieci anni fa una barca a vela dotata di avvolgifiocco era un buon spunto per un articolo. Oggi l’interesse è esattamente contrario, e giustamente un lettore chiede: perché Miranda V non ha l’avvolgifiocco? Non abbiamo rinunciato a questo accessorio per una scelta da “puristi della vela”. Quando nel 1998 l’uragano Alan colpì le isole della Polinesia e sbalzò la nostra barca dall’invaso facendo a pezzi l’albero, nella sostituzione di quest’ultimo rimandammo l’installazione del nuovo avvolgifiocco. C’è da dire che avevamo avuto qualche problema con tale accessorio, fino a un’avaria grave allo strallo di prua (una torsione del cavo d’acciaio) che ci aveva costretto a smontarlo nella sosta alle isole Marchesi, dopo la traversata dalle Galapagos. Le difficoltà all’avvolgifiocco non erano dovute al congegno, peraltro di ottima fattura come materiale e meccanica, ma a un difetto iniziale di montaggio, mai eliminato egregiamente. Le prime ottocento miglia di navigazione senza avvolgifiocco, dalle Marchesi (Hiva Oa) alle isole Sottovento (Raiatea), andarono così bene che l’installazione di un nuovo avvolgifiocco venne rinviata. L’uragano, poi, ci costrinse a impegni nuovi. Così ci ritrovammo in Polinesia con uno strallo nudo a prua e una nuova bella vela, un fantastico yankee con garrocci, e soprattutto ancora tante miglia da coprire. Nell’anno 2000 ci lasciammo così a poppa circa duemila miglia da Bora Bora alle Fiji passando per l’atollo di Suwarow e le Tonga. Il nostro yankee ha una base stretta (5,9 m) e una superficie ridotta (40 mq), la bugna alta. È facile quindi farlo passare da un bordo all’altro. Ci accorgemmo che tali caratteristiche si adattavano magnificamente alle condizioni di vento da noi incontrate nella fascia equatoriale del Pacifico.

Complimenti per aver scelto i garrocci

Infatti non avemmo problemi ad alzare lo yankee e ad ammainarlo, anche con forte vento: con quattro stroppi si lega alla draglia. C’è da dire che il vento che incontrammo fu sempre sostenuto (18-20 nodi minimo, 30-35 nodi massimo). Alternavamo l’esposizione della superficie velica, dalle tre mani di terzaroli alla randa e la trinchetta (18 mq), alle due mani e lo yankee, per arrivare a tutte le vele alzate nelle poche occasioni di venti più leggeri. Negli scali trovammo un po’ di gratificazione quando qualche navigatore si complimentò con noi per “la scelta” delle vele tradizionali, in luogo dell’avvolgifiocco. Un po’ tali testimonianze, ma soprattutto la facilità d’uso ci fecero rinviare ancora l’installazione del nuovo avvolgifiocco. Dopo questa esperienza possiamo sostenere che un’imbarcazione con armo frazionato, quindi con più vele ma più piccole, si adatta bene a navigazioni in oceano con venti sostenuti. Ciò non significa che si debba rinunciare all’avvolgifiocco, ma che tra le vele da avvolgere si può dare la preferenza a quelle di piccola superficie. I navigatori che guardavano con ammirazione le nostre vele con i garrocci, di certo non farebbero il passo indietro smontando tutto e tornando al cavo di prua nudo. Chi naviga molto, come i giramondo che abbiamo incontrato, vive tuttavia un rapporto di fiducia condizionata con l’avvolgifiocco. Ogni sosta è l’occasione per verificare le usure. Sono numerose le volte che abbiamo visto navigatori disperati con l’avvolgifiocco smontato a pezzi sulla banchina, alle prese con riparazioni per ossidazioni o rotture. I più prudenti montano a prua un secondo strallo, agganciato però in testa d’albero, a poppavia di quello principale. A questo strallo armano un fiocco più piccolo con un avvolgitore, oppure con garrocci. Questi navigatori dormono certamente sonni più tranquilli. In definitiva si può dire che degli avvolgifiocchi ci si può fidare. Anche se abbiamo notato che alcuni congegni vanno in avaria perché sono stati male installati. Consigli finali: 1. il velista che non ha un’esperienza di montaggio e smontaggio di almeno una decina da avvolgifiocchi eviti di “fare-da-sé”; 2. vietato affidarsi al primo venuto per l’installazione di un avvolgifiocco. (gio.ca.)