La vela di strallo
di Giancarlo Basile

BOLINA Nº 141 - Marzo 1998

Detta anche “carbonera” (perché, quando i velieri cominciarono a montare le macchine a vapore, la vela di strallo di gabbia veniva inesorabilmente annerita dal fumaiolo che era dislocato subito al di sotto), la vela di strallo è comunemente impiegata dai ketch e dagli yawl, che ne traggono un buon vantaggio. Si tratta di una vela non inferita, murata sopravento, poco a poppavia delle lande delle sartie dell’albero di maestra, alzata mediante la sua drizza, che ha la puleggia di rinvio in testa all’albero di mezzana. La scotta normalmente passa per un bozzello ammanigliato sulla varea del boma di mezzana, facendo poi via a un verricello in pozzetto.
La carbonera è impiegata normalmente alle andature portanti, tanto che è spesso in nylon, lo stesso materiale usato per lo spinnaker. Ma, se confezionata con materiali più rigidi (dacron, kevlar, spectra, etc.), e con una forma più simile a quella di un genoa, può essere adoperata anche al traverso stretto. L’incremento di velocità che si ottiene alzando la vela di strallo è notevole, dal 10 al 20 per cento, a seconda dell’intensità del vento, dell’andatura e della velatura stabilita.
Occorre dire che questa vela, essendo posizionata alquanto a poppavia del centro di deriva, conferisce all’imbarcazione una tendenza orziera, tanto maggiore quanto più forte è l’intensità del vento. Ciò ne limita l’impiego, in quanto con venti forti l’incremento di velocità che si dovrebbe ottenere viene vanificato dall’angolo di barra alla puggia, necessario per tenere la barca in rotta. Quando quest’angolo diventa eccessivo, la resistenza all’avanzamento aumenta, talvolta in maniera vistosa, producendo vortici nella scia. Inoltre, specialmente in presenza di mare formato, la vela di strallo aumenta molto la tendenza alle straorzate, ciò che assolutamente ne sconsiglia l’uso. Le sue regolazioni sono simili a quelle di un reacher o di un gennaker.
Il punto di scotta, normalmente costituito dalla varea del boma di mezzana, ma anche talvolta da un carrello su rotaia a poppa estrema, va regolato in modo che, lascando la scotta, la vela cominci a fileggiare simultaneamente su tutto il bordo d’entrata. Se comincia a fileggiare in alto, occorre abbassare il boma di mezzana o spostare avanti il carrello. Si dovrà fare il contrario se comincia a fileggiare in basso. La regolazione della tensione della drizza va fatta in funzione della forza del vento e dell’andatura. Sarà più leggera alle andature portanti e/o con poco vento, conferendole così una forma più potente. All’aumentare del vento, oppure assumendo andature di lasco stretto, occorrerà aumentare la tensione per portare più avanti il grasso, rendendo così l’imbarcazione meno orziera.
La regolazione della scotta è ottimale, come per qualunque vela, quando è lascata al massimo, ciò che andrebbe verificato di tanto in tanto, provando a lascare, osservando un inizio di fileggiamento e recuperando quanto basta per farlo cessare. Se si deve strambare, è necessario ammainare la vela di strallo, per rialzarla eventualmente sulle nuove mure. Infine è importante mettere in forza la sartia volante dell’albero di mezzana, se ne è dotata, prima di alzare questa vela.