Il diario di bordo - 2002
La
barca di BOLINA è giunta a fine dicembre 2002 in Italia dalla
Nuova Zelanda completando
il giro del mondo iniziato nel 1995

Miranda V in navigazione nelloceano
Indiano. La barca di BOLINA ha completato il suo giro del mondo a vela,
iniziato nel 1995, giungendo ad Anzio il 17 dicembre 2002.
Miranda V, la barca di BOLINA, È
rientrata a fine dicembre 2002 in Italia dalla Nuova Zelanda. Fa un
certo effetto vedere dagli oblò della barca le infrastrutture
del cantiere Gallinari di Anzio, piuttosto che una spiaggia bianca e
palme, oppure il verde di unisola tropicale. Una delle magie della
barca è quella di restare la personale e intima casa galleggiante
dalle cui finestre cambia a piacimento il panorama.
Con Miranda V avevamo percorso lAtlantico, poi il Pacifico, toccando
isole mitiche e baie meravigliose. Poi lo scorso anno, dopo lo scalo
alle isole Fiji, avendo in programma ancora circa mezzo giro del mondo
davanti alla prua, avevamo deciso di effettuare dei lavori alla barca.
Perché per questi lavori non spostarci in Nuova Zelanda, distante
1.000 miglia? Lidea di approfittare delloccasione per verificare
la fama di costruttori di barche dei kiwi e regalare alla
vecchia Miranda V una tuga e una nuova disposizione dinterni,
era allettante. A ottobre del 2001 la barca venne trasferita in Nuova
Zelanda.
Bilancio dei lavori? Negativo. Il rapporto con la cantieristica locale
di questo paese è stato deludente. Di certo abbiamo sbagliato
a farci rappresentare nel Paese dei kiwi da persone non allaltezza.
Il livello dei lavori effettuati, però, è stato purtroppo
generalmente mediocre.
Per uscire da quella situazione, alcuni mesi fa avevamo scelto di chiudere
i rapporti con i cantieri, mettere la barca nelle condizioni di navigare
e rientrare in Italia. Dopo circa dodicimila miglia di navigazione che
documentiamo in queste pagine, la barca è tornata a casa. Protagonista
di questa lunga navigazione è stato il navigatore triestino Luca
Floramo giunto in Italia dopo poco meno di quattro mesi di viaggio.
Con la barca vicino, ora per noi sarà più facile porre
rimedio agli errori costruttivi neozelandesi per poi programmare un
nuovo viaggio.
(gio.ca.)

La proprietà di una barca a vela
fornisce a una rivista di yachting un inestimabile patrimonio di conoscenza:
navigare, confrontarsi con incombenze amministrative, con cantieri e
approdi. Lo scopo principale dei viaggi di Miranda V, iniziati nel 1995,
è stato proprio quello di acquisire esperienze da raccontare
ai lettori.
La barca consente di sperimentare le situazioni più varie: dalle
innovazioni tecniche alla realizzazione dimpianti di bordo con
test su attrezzature sottoposte a impegnativi utilizzi. Navigando si
apprende anche un po di bricolage che per giornalisti abituati
a battere tasti di un computer non è poco. Ci si confronta infine
con la moltitudine di personaggi furbi che si appostano nei luoghi più
frequentati dalle barche, in attesa di approfittare di velisti ingenui
e sognatori.
Noi di BOLINA siamo ingenui e sognatori quanto basta. Quindi siamo anche
cavie, a volte coscienti, altre inconsapevoli. Già nella fase
di preparazione della barca, otto anni fa, prima della partenza per
il viaggio di diecimila miglia, avevamo compreso come funziona la nautica
italiana.
Poi abbiamo vissuto le incognite dellassistenza nautica ai Caraibi
e a Panama. Nel Pacifico ci siamo resi conto che per girare il mondo
in barca a vela occorre essere capaci di cavarsela da soli in tutto,
dallelettricità alla motoristica, piuttosto che affidarsi
a operatori che il più delle volte sono tecnici improvvisati.
È stato così che nel 2001, trovandoci alle isole Fiji,
a poca distanza dalla Nuova Zelanda, abbiamo voluto mettere nel nostro
bagaglio di esperienze anche la conoscenza di quel lontano Paese, decantato
per la sua cantieristica nautica.
Oggi nostro malgrado dobbiamo registrare che ad Auckland abbiamo vissuto
delusioni, pagando, mal consigliati, lerrore di affidarci a operatori
scadenti. La Nuova Zelanda, come Paese, non ci ha certo deluso e contiamo
di tornarci prima o poi, naturalmente in barca.
Oggi però testimoniamo unesperienza negativa con la cantieristica
nautica neozelandese, e precisamente quella di Whangarei, cittadina
di buone tradizioni marinare, che evidentemente vive raccogliendo allori
non propri e una fama di riflesso da uno o due cantieri kiwi che effettivamente
hanno raggiunto buoni livelli.
Sarebbe come se in Italia, visto che abbiamo cantieri di qualità,
ci si fidasse di persone che dichiarandosi maestri dascia promettono
risultati a livello di Carlini di Rimini. In Nuova Zelanda, come in
Italia, ci sono cantieri buoni e scadenti. Noi siamo incappati in questi
ultimi.
Missione a Whangarei Ci siamo resi conto lo scorso luglio
della cattiva qualità dei lavori, quando ci siamo recati a Whangarei
accompagnati dal nostro Marco Cobau in veste di esperto perito. La barca
si trovava in un capannone, svuotata degli interni (catastati e coperti
da uno spesso strato di polvere), senza timone, albero e chiglia.
In particolare, i lavori a Miranda V consistevano nella realizzazione
di una nuova tuga in alluminio, la sistemazione del ponte e il rifacimento
parziale degli interni. Il risultato è stato meno che decoroso.
I lavori erano nati e si erano sviluppati con molti ripensamenti di
cui noi dallItalia non eravamo stati informati. Col risultato
di toppe e nuove saldature sovrapposte alle vecchie. Soprattutto la
nuova carpenteria metallica era stata effettuata (ditta Circa Marine
& Industrial) senza alcuna previsione degli interventi successivi
di falegnameria (affidati a Grant Wills Boatbuilders) e delle variazioni
allimpianto elettrico e idrico.
Di solito, infatti, nelle barche in metallo vengono predisposti dei
punti di aggancio saldati alla struttura per imbullonare paratie e mobili.
Il sistema neozelandese non prevedeva nulla di tutto ciò. E il
cantiere incaricato dei lavori in legno, invece di pretendere questo
tipo di agganci (forse non li conosce) su cui costruire i mobili, in
alcuni punti ha realizzato dei nuovi quanto inutili bagli in legno e
in altri ha fissato le paratie facendo uso nientemeno che di stucco
epossidico, incollando il legno allalluminio! Ampio uso di stucco
è stato fatto anche per incollare fogli di scadente compensato
marino alle belle perline di legno massello che rivestivano lo scafo
allinterno, dalla linea di galleggiamento verso lalto. Ovviamente
è bastata la forza di due dita di una mano per staccare fogli
così fissati.
Inorriditi e stupiti per il livello dei lavori made in New Zealand,
con Marco Cobau ci siamo trovati a scegliere tra due possibilità:
1. restituire a Miranda V la dignità di barca a vela mettendola
in condizione di navigare; 2. imballare e spedire la barca in Italia
con un cargo.
Davanti alle nostre contestazioni i cantieri hanno dribblato lostacolo
scaricando tutto sulluomo di BOLINA a cui avevamo affidato la
direzione dei lavori.
Dichiaravano che tutto quanto eseguito era stato regolarmente autorizzato
e il nostro rappresentante era al corrente della qualità (si
fa per dire) dei lavori effettuati. È molto difficile, ma in
questi casi occorre cercare di chiudere i rapporti riducendo al minimo
i danni e salvare il salvabile.

Un clandestino è salito a bordo di Miranda V per riposarsi un
po seduto sulla pala del pilota a vento Mustafà
Lincontro con Floramo
Qualche settimana prima del nostro arrivo a Whangarei, nel mese di luglio,
era giunto in Nuova Zelanda anche Luca Floramo, giovane triestino di
cui BOLINA ha scritto più volte le imprese (n. 176, pag. 55
n. 189, pag. 63). Luca col suo Kigaridù, 7,30 metri, autocostruito
in compensato marino aveva fatto scalo nellIsola del Nord della
Nuova Zelanda proveniente da Città del Capo (Sudafrica), coprendo
circa 7.500 miglia in solitario e senza scalo.

Con la stessa barca che, ricordiamo,
è senza motore, Luca aveva già navigato da Trieste ai
Caraibi e da lì alla Patagonia (Ushuaia). Nella città
più a Sud del mondo ci era stato segnalato da Mariolina e Giorgio
Ardrizzi del Saudade III. Dopo un anno trascorso nelle isole cilene
e argentine del Sud, Luca aveva preso la rotta verso Città del
Capo fermandosi nella fredda Georgia del Sud.
Noi lo abbiamo incontrato a Whangarei insieme ai suoi simpatici amici
italiani Antonio e Stefania residenti in Nuova Zelanda. Venuto a conoscenza
della situazione di Miranda V Luca ci ha proposto: Se volete porto
io la barca in Italia
.
Allelencazione delle nostre riserve (motore e strumentazione della
barca da collegare, assenza di timone, albero, chiglia e timone a vento,
priva di assicurazione e Rina scaduto, etc.), Luca ha risposto che era
abituato a navigare senza motore e che nel giro di alcune settimane
avrebbe provveduto a mettere la barca in condizione di navigare.
Pausa di riflessione. Intanto prendevamo tutte le informazioni per percorrere
lipotesi della spedizione via cargo. Parallelamente, non accantonando
la proposta di Luca, abbiamo iniziato a predisporre la preparazione
della barca per lasciare il capannone polveroso dove giaceva. È
stato incaricato un elettricista di fare un piano per reinstallare limpianto
elettrico, collegare il motore e gli strumenti più importanti
(radar, Gps, radio Ssb e Vhf, ricevitore di carte meteo, etc.).
La ditta di Auckland che alcuni anni prima ci aveva fornito il nuovo
albero è stata allertata per dare la sua assistenza a montare
lalbero e un nuovo avvolgifiocco. Messi in moto questi meccanismi,
in attesa di decidere se accettare la proposta di Luca o trasferire
la barca via cargo, chiedevamo al Rina di effettuare unispezione
alla barca a Whangarei. Si attivava anche una polizza assicurativa.
A quel punto la macchina per rimettere Miranda V in acqua era avviata
e soprattutto sapevamo i costi delle due opzioni: cargo e navigazione
con mezzi propri.
A un certo punto ci siamo resi conto che era più facilmente praticabile
il viaggio a vela e abbiamo accettato di affidare la barca a Luca, ponendo
la condizione di prendere una persona che facesse il viaggio con lui,
e che la decisione finale lavremmo presa una volta completata
la preparazione della barca.
Limpresa non era delle più facili. Luglio è mese
invernale in Nuova Zelanda e per effettuare un viaggio attraverso il
Pacifico Est, loceano Indiano, il Mar Rosso e giungere in Italia
(circa 12.000 miglia) si doveva partire al più tardi entro il
mese di agosto.
Tutte le dotazioni di sicurezza di Miranda V sono state aggiornate,
la zattera revisionata, è stata predisposta una capottina di
tela nuova a proteggere la discesa dal tambucio. Sono state contattate
le ditte che dovevano collaborare a portare la barca fuori dal capannone,
fissato la chiglia e varato la barca.
Sullopera morta apparivano i segni delle saldature interne delle
paratie anticollisione e dello stucco scrostato a causa del riscaldamento
del metallo. Non era però il momento per valutazioni estetiche.
Con Luca abbiamo eseguito delle riparazioni provvisorie con resina epossidica,
giusto perché lacqua di mare non sinfiltrasse tra
lo strato di stucco sollevato e la lamiera. Sul ponte è stata
data una mano di vernice con antisdrucciolo. A tempo di record sono
stati montati gli oblò.
Tutto procedeva bene e gli operatori chiamati ad aiutarci, ben coordinati,
rispondevano con efficienza, a costi accettabili e tempi rapidi. A fine
luglio la barca era ancora nel capannone, ma aveva il motore installato
e funzionante, così la quasi totalità dellimpianto
elettrico, la nuova cucina installata e limpianto idrico con relative
pompe di sentina funzionanti. Miranda V era pronta a lasciare il capannone
per proseguire la fase dei lavori allaperto. A quel punto abbiamo
confermato a Luca lincarico di portare la barca in Italia ed è
stato raggiunto da un suo amico, Piero, triestino come lui.
La stagione favorevole non lasciava più molto tempo e la macchina
per la preparazione era a regime. A fine luglio eravamo rientrati in
Italia ma periodicamente seguivamo la preparazione della barca, che
procedeva senza problemi. Lispezione del tecnico Rina è
avvenuta regolarmente e la prova in mare effettuata trasferendo la barca
da Whangarei alla baia di Opua (Nord-Est dellisola settentrionale).
Dopo alcuni giorni dedicati alle procedure per lasciare il Paese e a
fare cambusa, Miranda V lasciava a poppa la Nuova Zelanda. Era il 22
agosto e il Pacifico dellemisfero meridionale salutava Luca e
Piero con una bella burrasca di sei giorni.
(gio.ca.)

Giornale di bordo di 12.000 miglia
Dopo meno di quattro mesi di navigazione, il 17 dicembre,
la barca è arrivata come previsto ad Anzio. Leggiamo degli stralci
del giornale di bordo del viaggio di Miranda V scritto da Luca Floramo.
29 agosto 2002 Sette giorni di navigazione e ieri
siamo riusciti finalmente a togliere la terza mano di terzaroli e aprire
bene il fiocco. Il Pacifico Sud ci ha salutato con una bella burrasca,
forza 7, con 40 nodi in poppa. Miranda V si comporta bene ma non la
tiriamo troppo. Cè una fastidiosa infiltrazione dacqua
che credo provenga da prua. Miranda V ci sta portando a meraviglia regalandoci
medie dalle 120 alle 150 miglia al giorno.
11 settembre 2002 Anche lo Stretto di Torres è
a poppa. Ieri nel tardo pomeriggio siamo riusciti a passare lultima
passe. Purtroppo ci ha preso il cambio di marea proprio allentrata
e, pur avendo vento in poppa e il motore a pieni giri, ce labbiamo
fatta trascinandoci a 2-3 nodi contro i 7-8 di poco prima.
3 ottobre 2002 Due giorni fa abbiamo alzato per
la prima volta lo spinnaker. Bella vela e, a parte un po di titubanza,
la manteniamo a riva per molti giorni. La notte comunque la caliamo
riprendendo col fiocco. Dopo la sosta a Darwin (Australia) abbiamo ripreso
il viaggio. La media torna a salire e il morale pure.
13 ottobre 2002 Tra 664 miglia ci aspetta il bordo
e dopo: via verso Nord. Ormai le Cocos stanno di poppa e Diego Garcia
dietro a circa 600 miglia. La navigazione negli ultimi giorni è
stata bella, rapida e, a parte alcuni groppi che ci sono passati sopra
e qualche buco di vento, la navigazione procede.
19 ottobre 2002 Finalmente si va a Nord, direzione
Socotra. Stanotte è passata sulla dritta lultima secca
vicina al gruppo delle Chagos e lisola Diego Garcia e adesso Miranda
V fende loceano Indiano felice a 6-7 nodi. Lavvolgifiocco
ha qualche problema, il tamburo è venuto giù e abbiamo
perso le sfere interne.
24 ottobre 2002 Anche lEquatore è a
poppa. Labbiamo passato a motore, ora si è alzato un po
di venticello, anche se di prua. In questo periodo dellanno era
prevedibile.
3 novembre 2002 Socotra è alla nostra dritta.
Finalmente siamo dentro al mare di Aden. Purtroppo si va piano a causa
dellavaria allavvolgifiocco. Comunque col fiocco incocciato
in qualche modo riusciamo a bolinare a 7 nodi.
5 novembre 2002 Con 5 nodi di vento apparente in
poppa e lo spinnaker si va a 6 nodi e più. Mancano 41 miglia
a Djibuti.
15 novembre 2002 Djibuti è stata una delusione,
comunque è passata e Miranda V mantiene una buona media. Evviva
Jolly Turchese, piattaforma italiana a Djibuti che ci ha bene accolto
e regalato un po di carte nautiche.
21 novembre 2002 Oggi lo yankee è dovuto
andare giù. Sembra che Suez ci accolga con un forza 7 sul muso.
Miranda V sta filando con un angolo di 33 gradi a 5,5-6 nodi con randa
e la magica trinchetta.
30 novembre 2002 Finalmente siamo in Mediterraneo.
1 dicembre 2002 Non mi pare vero di avere lasciato
i Paesi egiziani. Purtroppo per farlo ho dovuto dare mance a destra
e a sinistra, regalare un pullover di BOLINA e un piccolo saldatore
a gas, senza contare i pacchi di tabacco..
9 dicembre 2002 Siamo a Creta, precisamente a Rethimon.
Non siamo riusciti a entrare a Iraklion a causa del rischio avendo la
costa sottovento con un venticello di 30 nodi che in caso di qualsiasi
avaria ci avrebbe sbattuti sul molo esterno.
11 dicembre 2002 Siamo ripartiti ieri da Creta con
la randa a due mani Mustafà è entrato subito in
azione e ho potuto sostituire Nanni con lo yankee. Verso limbrunire
siamo riusciti a uscire dallinfluenza dellisola e finalmente
siamo di nuovo in mare aperto. Sembra di stare in autostrada e ci passano
navi a destra e sinistra. Già sento la vicinanza di casa e se
potrò mi fermerò a Reggio Calabria prima di raggiungere
lo scalo di Anzio.
17 dicembre 2002 Arriviamo ad Anzio. Ormeggiamo
nel porto accanto a un aliscafo su indicazione della Capitaneria chiamata
per radio. Non faccio in tempo a finire lormeggio che sento bussare
sulla tuga. È un marinaio della Capitaneria che mi invita a presentarmi
subito con i documenti della barca. Mentre mi preparo a uscire arriva
anche un finanziere che a sua volta minvita... Miranda V è
davvero arrivata in Italia.
LUCA FLORAMO
Cosa succede a una barca a vela che arriva in Italia
dopo avere effettuato dodicimila miglia di navigazione? Viene accolta
da Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza e sottoposta a controlli,
intimazioni e
multe. Questo è accaduto a Miranda V, la
barca di BOLINA, e al suo equipaggio, il giorno 17 dicembre. Erano le
ore 18 e lo skipper aveva appena ultimato lormeggio nel porto
di Anzio (Roma), reduce dalla navigazione dalla Nuova Zelanda allItalia.
Gli veniva intimato di portare immediatamente i documenti
della barca nei loro uffici. Quasi ci fossero a suo carico, o a carico
della barca, precedenti di reati tali da giustificare tanta severità.
Nessuno obietta sul compito di fare osservare le leggi. Ciò che
ancora una volta si rileva nelle nostre Forze dellOrdine è
la mancanza di spirito di accoglienza. Invece di mandare un militare
ad accogliere limbarcazione e il suo equipaggio, dargli il benvenuto
e invitarlo il giorno seguente a produrre la documentazione necessaria,
Capitaneria e Guardia di Finanza si sono esibiti in una operazione di
polizia repressiva. Il risultato è stato che lo skipper ha dovuto
chiedere limmediato (la stessa sera) invio tramite fax del certificato
assicurativo. La polizza era di una compagnia italiana e non poteva
essere a bordo. Entro 24 ore dallarrivo ad Anzio, inoltre, allo
skipper è stato intimato di produrre la documentazione
dellavvenuto pagamento della tassa di stazionamento per
lanno solare 2002: essendo il 17 dicembre si è dovuto così
pagare 178,86 euro per i restanti 14 giorni del 2002. Ciò, nonostante
il sottufficiale CP fosse stato informato che il giorno seguente la
barca sarebbe stata messa a terra nel cantiere locale Gallinari (quando
la barca è a terra non si è tenuti a pagare la tassa di
stazionamento...).
Inoltre allo skipper venivano contestate le infrazioni di: Omissione
di visita periodica AA.SS. e Inosservanza delle disposizioni
forza minima dellequipaggio. In pratica oltre alla visita
di un perito del Rina in Nuova Zelanda (cosa effettuata) si sarebbe
dovuto richiedere al Consolato Italiano una convalida delle annotazioni
di sicurezza; altra contestazione: Miranda V era approdata ad Anzio
con a bordo un solo membro di equipaggio (laltro era sbarcato
a Suez), invece dei due previsti sulla Licenza di navigazione. Totale
della sanzione 103 euro. Ci congratuliamo con la Capitaneria di Porto
e la Guardia di Finanza per il loro grazioso modo di dare il benvenuto
alle imbarcazioni in transito.
(gio.ca)