Il diario di bordo - 1998
Un tornado ha colpito le
isole della Polinesia. Danni a numerose barche, compresa quella della
redazione di BOLINA.

'Miranda V' tra un'altra imbarcazione
e l'hangar del cantiere
Alan - La coda di quel fenomeno meteorologico denominato
Niño ha devastato a fine aprile alcune delle Isole Sottovento della
Polinesia Francese, Raiatea, Tahaa, Huahine. A memoria duomo,
da queste parti non cè ricordo di una depressione tropicale di
tale violenza. Pare siano dovuti al Niño anche i cicloni Martin e Osea,
che nel novembre scorso avevano già messo a dura prova gli abitanti
delle stesse isole. 
Il mese di aprile è inoltre considerato fuori dal periodo
dei cicloni, quindi nessuno si è preoccupato, anche nella numerosa colonia
di velisti che vivono in Polinesia, quando sabato 25 aprile il servizio
di Meteo France annunciava larrivo della depressione Alan che
stazionava da alcuni giorni a Nord-Ovest dellarcipelago. Il vento
che accompagnava Alan era previsto da Est Sud-Est e non doveva superare
i 35 nodi. E invece il suo passaggio è stato devastante, breve ma con
vento misurato a 130 nodi!
Il viaggio di Miranda V, lImpala 40 in lega leggera della redazione
di BOLINA, era iniziato per festeggiare i dieci anni della
rivista. Le 10.000 miglia previste si erano concluse nellaprile
del 1997 proprio a Raiatea, unisola affascinante, lunica
ricca di storia, per essere stata il centro culturale e religioso dello
sterminato arcipelago della Polinesia.
La barca aveva riposato qui un anno, a terra su un solido invaso. Il
programma di navigazione per il 1998 prevedeva una crociera nelle Isole
Sottovento, alla scoperta delle meraviglie ma anche delle insidie di
questi luoghi sperduti: navigazioni in lagune circondate da reef di
corallo, ancoraggi in fondali profondi, passaggi in passe
attraversate da forti correnti, salti da unisola allaltra
in pieno oceano battuto spesso da un potente Maramu, il vento dominante
da Sud-Est.
Doveva essere una ricerca di esperienze dirette da trasmettere ai lettori
su queste pagine. Tutto ci aspettavamo tranne lincontro con un
uragano. È stato agghiacciante vedere la nostra barca miseramente sdraiata
sullinvaso divelto, sotto unaltra sfortunata, il ketch di
16 metri Ocean Sunrise di 25 tonnellate, dellitaliano Gianni Fabio
di Venezia. 
Il solido scafo di Miranda aveva retto con qualche ammaccatura, sostenendo
il peso del ketch, ma non così il suo albero, troncato di netto alluscita
sul ponte, piegato ancora allaltezza della seconda crocetta e
deposto sul tetto di un hangar accanto. Davanti alle due barche un altro
scafo con bandiera francese, Zazie di 52 piedi costruito in alluminio,
giaceva per terra per chiudere lo spettacolo davanti ai nostri occhi.
Ma bastava girare lo sguardo per vedere intorno a noi altri alberi in
posizione innaturale, scafi piegati gli uni sugli altri a decine. Barche
che avevano coperto migliaia di miglia, provenienti da tutti i paesi
del mondo, che qui, come la nostra, dovevano incontrare uno stop deciso.
Nella foto: L'albero del Miranda
spezzato all'altezza della coperta
È unesperienza, questa, che ovviamente
avremmo voluto evitare.
E però siamo costretti, anche stavolta, a cogliere e trasmettere ai
lettori ciò che di utile può esserci in un evento eccezionale
come questo che stiamo vivendo. Del resto sappiamo bene che per mare
si va proprio alla ricerca di esperienze. E cosa cè di meglio
di un disalberamento in un luogo sperduto? Racconteremo su queste pagine
come faremo (oggi ancora non lo sappiamo) ad armare un nuovo albero,
magari facendolo venire dallEuropa o forse dalla più vicina Nuova
Zelanda.
Abbiamo letto più volte dei pregi delle barche in metallo: quando
serve, tagli e saldi le lamiere. Ma sarà così semplice? Di certo
dovremo smontare gli interni, rimontarli, stuccare, riverniciare...
E poi cè il rapporto con la compagnia di assicurazione. Pagherà?
Forse sì (lo speriamo!), ma quei denari saranno sufficienti a rimettere
la barca nelle condizioni precedenti al passaggio di Alan? Insomma,
tutte queste cose, e molte altre più futili, tipo come faremo
a rimettere la barca dritta sullinvaso in unisola dove non
esiste una gru?, e poi dove andremo ad abitare, visto
che lo spettacolo della barca danneggiata labbiamo scoperto appena
sbarcati dallaereo che da Papeete ci ha portati a Raiatea?
Scavare fango con il sorriso! - Ciò che colpisce è
il decoro, la tranquillità e la cortesia innata dei polinesiani, anche
nella tragedia. Li abbiamo visti, donne e uomini, scavare nel fango,
riparare i tetti delle loro casette, liberare le strade da alberi divelti
dalluragano, sempre sorridenti nella fatica con il tradizionale
fiore tiare allorecchio.
Nei giorni precedenti il passaggio delluragano Alan, piogge torrenziali
si erano abbattute su Raiatea e Tahaa, causando gravi danni e perdite
di vite umane. Poi, la mattina del sabato 25 aprile, la pioggia e il
vento erano cessati, il cielo era schiarito diventando di un blu intenso,
come accade qui in pochi istanti. Sembrava una giornata come tante in
questo periodo di passaggio dalla stagione umida a quella
secca. E invece...
Verso le ore 17,30, il sole era ben visibile al suo tramonto. Solo nuvole
basse si vedevano lontane a Ovest e alcuni lampi, in direzione del punto
in cui si trovava Alan, si stagliavano nel cielo. Con una brutalità
improvvisa, verso le ore 21,45, il vento si portava su valori poi registrati
tra i 100 e i 135 nodi, abbattendosi sulle coste Ovest delle isole.
Il colpo di vento durava circa due ore, e lapice più violento
poco più di mezzora.
Il fenomeno Alan è stato classificato da Meteo France come tornado.
Il suo percorso tra le isole è stato in effetti da tromba daria,
che si è incanalata tra Raiatea e Tahaa provenendo da Sud-Ovest attaccando
le colline dal basso, come poi testimonieranno le inclinazioni degli
alberi ritorti e sradicati dal vento.
Alan ha continuato la sua folle corsa abbattendosi nelle valli, ha colpito
Tahaa e ha proseguito la rotta sulla vicina isola di Huahine, prima
di disperdersi al largo nelloceano.
Molte case, già inondate dalle forti piogge dei giorni precedenti, non
hanno retto al forte vento, le strade sono diventate fiumi di fango.
Chi si è trovato allaperto in quei momenti ha raccontato di essere
stato investito da un terrificante boato e non riusciva a stare in piedi,
laria era un misto di erba triturata e acqua. Chi aveva avuto
la necessità di percorrere alcuni metri per ripararsi, o per accorrere
in aiuto di qualcuno, lo ha dovuto fare trattenendo il fiato in una
vera apnea, inciampando in ogni genere di cose che volavano e che lo
colpivano.
Molti gli abitanti delle isole rimasti feriti, sia in casa che fuori,
i raccolti di frutta e della poca verdura sono stati distrutti. Il mercato
di Uturoa, il villaggio principale di Raiatea, di solito ricco di frutta
e fiori, per settimane è apparso spoglio. La nostra disperazione per
lincidente che ha colpito Miranda diventava presto un fatto marginale.
Dopo una settimana le barche finite sul reef sono state portate a terra,
quelle cadute dagli invasi sono tornate in posizione naturale (Miranda
compresa), si sono contati i danni, sono iniziate le perizie richieste
dalle compagnie di assicurazione.
Quasi tutte le barche coinvolte sono ricuperabili.
Come creature ferite, ma vive, si rianimano per lattività dei
proprietari. Alcuni fortunati riprendono il mare, altri attendono giorni
migliori.
La tranquillità pacifica dei polinesiani è contagiosa, e presto anche
noi cominciamo a vedere la situazione con i loro occhi. E poi cè
il fascino del paesaggio, il profumo dei fiori, il rombo costante delloceano
sulla barriera corallina, il cielo sempre azzurro e il soffio caldo,
giorno e notte, dellAliseo. Svegliamoci ragazzi, siamo pur sempre
in Polinesia. Presto Miranda ci porterà di nuovo in oceano e questa
avventura sarà archiviata.
Nella foto: un articolo pubblicato
dal quotidiano locale
"La Dépêche de la Mer"
Vento a 130 nodi per 45 minuti - Il silenzio dopo il
passaggio delluragano è pesante. Le foreste delle colline di Raiatea
mostrano ampie ferite da falciatrice impazzita, le strade sono inondate
di fango. Al carenage, un grande piazzale con una cinquantina
di barche a terra su invasi, alcuni capannoni, un minuscolo specchio
dacqua, una ventina di barche ai pontili in legno, uno scivolo
e un travel lift, vediamo solo facce sconvolte. Scafi venuti giù dagli
invasi come birilli, alberi piegati, barche nella laguna in posizione
innaturale, sdraiate sul reef. Ne contiamo cinque, più un grosso catamarano
rovesciato.
Dopo il disastro, emerge anche un po di egoismo e ognuno degli
armatori di barche coinvolte pensa a sé stesso. Si tende a guardare
più i propri guai che quelli del vicino. Anche i gestori dei due cantieri
si rivelano non allaltezza della situazione. Del resto, in buona
parte dellisola è saltata lenergia elettrica e le notizie
delle centinaia di case abbattute, di vittime, lasciano poco spazio
alle esigenze del popolo delle barche.
I racconti di chi ha vissuto il passaggio di Alan allinterno di
unimbarcazione sono soprattutto di incredulità e terrore. «Verso
le 21,45 il vento si alza bruscamente racconta Claudia Vasselet
del Naibi, uno sloop che è stato scaraventato a terra dallinvaso
con una lunga raffica violenta. La barca vibra intensamente,
a bordo siamo molto scossi. Verso le 22,15 il rumore del vento diventa
terrificante, ci sembra di essere dietro il reattore di un Boeing al
decollo. In un attimo sentiamo la barca che si solleva e poi, spinta
violentemente sulla dritta (in effetti poi ci ritroveremo spostati di
diversi metri), sentiamo uno shock violento e un gran fracasso di stoviglie
e di oggetti che volano. Poco dopo, il vento diminuisce bruscamente,
poi il silenzio, una calma impressionante».
Per Luisa e Thierry Jubin, lei di Torino e lui bretone, che fanno charter
con il loro Sun Fizz 40 Coupe de Coeur tra Raiatea, Tahaa e Bora Bora,
quella di sabato 25 aprile doveva essere una serata normale. Coupe de
Coeur si trova al gavitello nella piccola baia di fronte al porticciolo
Apooiti di Raiatea. Un amico vicino di barca, che aveva cenato a bordo
con loro, è rientrato sulla sua barca. È ancora presto per andare a
dormire, quindi Luisa e Thierry decidono di vedere un film in cassetta
al televisore.
«Il vento è girato allimprovviso da Sud-Ovest a Ovest racconta
Thierry passando in pochi secondi da una lieve brezza a oltre
cento nodi: abbiamo sentito unesplosione violentissima. Avevamo
già vissuto a bordo i passaggi dei cicloni del novembre scorso, ai quali
ci eravamo preparati togliendo le pale del generatore eolico, i pannelli
solari, il tendalino, il tender e tutto ciò che in coperta poteva volare
via. Stavolta non avevamo preso alcuna precauzione perché nessuno si
aspettava un fenomeno di tale violenza. Non abbiamo avuto tempo di pensare.
La paura è arrivata dopo, quando abbiamo visto il disastro che ci circondava,
a terra e in mare. Nella bufera sono uscito fuori a tagliare la parte
del tendalino che sbatteva. Non ho potuto fare niente, invece, per il
gommone, che è stato sollevato per tutta la lunghezza del cavo che lo
univa alla poppa, e poi ributtato giù violentemente. Naturalmente il
motore fuoribordo si è staccato e ha finito la sua esistenza in fondo
alla baia. Per il resto non abbiamo subito altri danni.
Lamericano John A. Traylor è stato uno dei pochi che a Raiatea
ha misurato lintensità del vento da bordo della sua barca, Beyond.
«Al mattino del 25 aprile racconta Traylor le previsioni
annunciavano una depressione tropicale a 50 miglia a Sud-Est di Raiatea,
con venti dai 20 ai 25 nodi al massimo. Alle ore 21 il barometro è calato
a 995 millibar. Approssimativamente alle 21,30 ho osservato verso Est
dei lampi, e il vento ha girato da Nord a Sud Sud-Ovest accompagnato
da un piovasco, superando, dopo 15 minuti, i 100 nodi. Il mio anemometro
è accuratamente calibrato e ho potuto vedere, incredulo, che segnalava
un vento tra i 115 e i 130 nodi. Era un vero uragano accompagnato da
pioggia torrenziale».