Il diario di bordo - 1998
Tornado: Voglia d'atollo.
Viaggio col nuovo albero (in cargo)

Un'immagine del Taporo VI
attraccato nel porto di Papeete.
A bordo di questo cargo è stato trasportato da Papeete a Raiatea
il nuovo albero di Miranda V, la barca della redazione.
La nostra barca sostava dal giugno del
1997 a Raiatea in un invaso, accanto a unaltra barca italiana,
il ketch di 25 tonnellate Ocean Sunrise del veneziano Gianni
Fabio, che veniva letteralmente disarcionato dal suo invaso dal forte
vento e rovesciato sul Miranda.
Adesso il ciclone Alan è solamente un ricordo. Lagosto scorso
la barca è stata armata di un nuovo albero made in New Zealand, costruito
dalla Yachtspars, i danni allo scafo sono stati riparati da un cantiere
locale, Marinalu, specializzato nella lavorazione dellalluminio
e, in un altro cantiere, Raiatea Carenage, si è provveduto a stuccare
e riverniciare le parti ammaccate. Ora la barca riposa in un invaso
nuovo, dalla base molto larga, realizzato appositamente per Miranda.
Ricordiamo la prima triste immagine della barca duramente colpita, rovesciata
sullinvaso che con i sui spuntoni di tubolare piegato e spezzato
azzannava lo scafo. E con il glorioso albero Canclini, col quale aveva
coperto decine di migliaia di miglia, spezzato in tre parti. Pensammo
che da questa brutta esperienza ne avremmo tratto molti spunti
da riferire sulla rivista. E infatti oggi, a bilancio ormai chiuso,
il nostro bloc-notes è ricchissimo di appunti, abbiamo scattato numerose
foto e perfino girato delle immagini video.
Abbiamo vissuto giornate di apprensione: è stato complicato commissionare
un albero su misura in Nuova Zelanda. Alla fine, comunque, pur alle
prese con conti salati e sciacalli, siamo riusciti a chiudere la vicenda
con perdite esigue. Il nostro broker assicurativo, linglese Pantaenius
ha coperto interamente i danni e ci ha assistito il perito navale di
Papeete, il Capitano Bruno Videau.
Della Polinesia abbiamo scritto nel numero di settembre (pag. 47), un
paradiso sperduto nellimmenso oceano Pacifico. Papeete (capoluogo
dellisola di Tahiti e dellintera Polinesia) dista 3.500
miglia dalla costa Ovest degli Stati Uniti, 2.300 miglia dalla Nuova
Zelanda, 3.200 dallAustralia, per citare solo alcune distanze
che danno lidea dellisolamento dal resto del mondo di Tahiti
e le sue isole. Questo isolamento ha reso complessa loperazione
della rimessa della barca nello stato precedente al passaggio del ciclone
Alan.
È stato necessario studiare nel dettaglio ogni nostra esigenza e dare
ai fornitori indicazioni precise. Ci è stato di grande aiuto, in questo,
lamico Diego Volpi, un tecnico e un navigatore esperto (lo scorso
anno è rientrato da un viaggio di quattro anni con la moglie Angela
e la loro figlioletta Alice, dallItalia allAustralia su
un Cat 34, una barca di poco più di dieci metri, che aveva allestito
da solo).
Dopo una serie di contatti via e-mail e fax tra lItalia, la Nuova
Zelanda e la Polinesia, i primi di agosto Diego si è recato ad Auckland
dove ha potuto assistere alla fase finale della costruzione dellalbero,
verificando ogni parte prima dellanodizzazione. Poi è volato a
Raiatea dove il cantiere, già allertato, era pronto a iniziare il lavoro
di taglio e sostituzione delle parti danneggiate delle lamiere dello
scafo. Questo ha richiesto di smontare gli interni interessati e poi
rimontarli.
Un albero neozelandese da Papeete
a Raiatea - Intanto ad Auckland (siamo a metà agosto) lalbero
veniva ultimato, montato completamente con le crocette, le lande del
sartiame, e rismontato; ciò per evitare che si presentassero dei problemi
una volta assemblate tra loro le due parti dellestruso e tutti
gli accessori. Infine, i due tronconi dellalbero venivano imballati
insieme a tutti gli accessori, al sartiame, al boma, al vang, alle crocette,
etc. e caricati sul cargo Direct Kea: destinazione Tahiti.
Il giorno 26 agosto Diego Volpi e Giorgio Casti (che scrive) si trovano
al molo di Papeete, allappuntamento con la Direct Kea.
Il programma era di sbrigare, subito dopo larrivo della nave,
tutte le pratiche di sdoganamento e trasbordo dellalbero dalla
zona franca del porto al molo del Taporo VI, il piccolo cargo
che tre volte la settimana collega Tahiti con le isole Sottovento: Huahine,
Raiatea, Tahaa, Bora Bora.
E quel mercoledì 26, alle ore 16,30, è proprio il giorno di partenza
del cargo. Dobbiamo assolutamente far caricare lalbero sul Taporo
VI, altrimenti rischiamo di aspettare nel molo di Papeete, col nostro
albero imballato, il venerdì successivo. Il che significherebbe giungere
a Raiatea di sabato e attendere il lunedì per il trasporto dellalbero
dal porto al cantiere.
Noi smaniamo dalla voglia di avere materialmente la disponibilità dellalbero,
vederlo finito e iniziare a lavorare per montarlo. Una serie di coincidenze
fortunate, unite alla cortesia dei funzionari della dogana, ci permettono
in poche ore dimbarcare lalbero sul Taporo VI.

Il nuovo albero del Miranda V viene
imbarcato a Papeete dal cargo Taporo
Molti dei meriti di questo exploit li
dobbiamo soprattutto al transiter Transports Tautu che,
con una rapidità inconsueta per queste latitudini, prelevava lalbero
dal molo dovera stato scaricato dalla nave arrivata dalla Nuova
Zelanda, lo trasportava al molo dovera iniziato il carico del
Taporo VI, ci accompagnava perfino in auto agli uffici della
compagnia del cargo per sbrigare le pratiche di imbarco e ci raccomandava
al comandate del Taporo VI perché trattasse bene lalbero
della barca dei due italiani vittime del ciclone Alan, e soprattutto
imbarcasse anche noi. Nel frattempo, infatti, i biglietti disponibili
per il viaggio Papeete-Raiatea erano esauriti. «Aita pea pea (no problem),
il comandante ha detto che potete salire a bordo insieme al vostro albero»,
ci rassicura il simpatico funzionario della Transports Tautu stringendoci
la mano.
Viaggio in cargo e sbarco a Raiatea
- Non ci sembra vero, ma dopo qualche ora, col sole che va rapidamente
a nascondersi dietro lisola di Moorea, il vecchio Taporo VI,
con noi e lalbero nuovo di Miranda V, esce dalla passe
di Papeete. Finalmente rilassati possiamo guardare con fiducia ai prossimi
giorni. Il timore di trascorrerne alcuni sulle banchine del porto di
Papeete sono scomparsi, così pure quello di ricevere lalbero danneggiato
nei vari trasbordi: limballo neozelandese si rivela eccellente
e, comunque, i vari carichi e scarichi sono stati effettuati sotto i
nostri occhi.
Il viaggio sul cargo è stata una piccola avventura. La nave viene caricata
in ogni spazio, sia nelle stive che sul ponte, con ogni genere di merce
per rifornire le isole: dalle bombole del gas alle case prefabbricate,
dalle auto al legname, dalla birra allacqua minerale, ma anche
terra, cemento, perfino frutta, canne di bambù e foglie di palma di
cocco intrecciate. I passeggeri più fortunati trovano posto nelle quattro
cabine con aria condizionata, gli altri (noi compresi) si devono adattare
alle dure lamiere del ponte. Una volta salpata la nave capiamo perché
quasi tutti i polinesiani passeggeri del Taporo VI avevano
tra i loro bagagli una stuoia: è il loro letto! Stese le stuoie colorate
allinterno di due container vuoti, donne, bambini e anziani si
distendono per passare la notte; noi restiamo sotto le stelle, seduti
su uno scomodo sedile di plastica rizzato al ponte con una corda. Naturalmente
sul Taporo VI non ci sono né ristorante né bar. Resistiamo
a fame e sete fino alle due mattino, quando il cargo fa sosta a Huahine:
mentre i marinai scaricano le merci noi scendiamo a terra dove cè
un furgone-snack. Qui tamponiamo i morsi della fame con una bistecca
e patatine fritte, e la sete con una fresca birra. È notte fonda, ma
evidentemente i nostri stomaci hanno ancora lorologio dellora
dellItalia, dove sono le due del pomeriggio.
Riprendiamo il viaggio col cargo. Ancora una ventina di miglia, e alle
cinque e mezzo del mattino arriviamo a Raiatea.

Operazioni di sbarco dell'albero a
Raiatea
Ultime operazioni di sbarco e ricerca
di un mezzo di trasporto per trasferire lalbero al cantiere dallaltro
lato dellisola. Evidentemente sono giorni fortunati, perché troviamo
a un prezzo onesto un camion opportunamente attrezzato di gru, che dopo
un paio dore deposita il nostro albero su cavalletti (alcuni vecchi
bidoni arrugginiti) proprio sotto il Miranda V.
Assemblaggio e
armo dell'albero - Ci concediamo alcune ore di riposo e poi,
nel pomeriggio, inizia lassemblaggio dellalbero. Diego aveva
già visto lalbero ad Auckland, quindi tutto procede bene. Facciamo
passare le drizze, montiamo le crocette, recuperiamo e adattiamo i vecchi
scalini, uniamo i due pezzi dellestruso e, finalmente, possiamo
ammirare tutto in un unico fusto i diciotto metri e mezzo dellalbero.
I fori per unire le due parti erano già stati filettati ad Auckland,
quindi a noi non resta che avvitare decine e decine di viti dacciaio
(opportunamente isolate dallalluminio con Duralac). Poi viene
la volta del sartiame, tutto con occhi pressati nella parte alta e invece
con terminali tipo Sta-Lock (una versione simile made in New Zealand)
in basso.
Sequenza del montaggio del terminale meccanico di una sartia
Una volta armato lalbero nella
sua sede, tagliamo il sartiame su misura e poi lo colleghiamo agli arridatoi
con i terminali meccanici. Lalbero, almeno a prima vista, si rivela
di buona fattura, soprattutto per alcuni particolari:
1. nel punto di attacco delle crocette cè un solido collare di
alluminio saldato allalbero;
2. le lande sono in fusione dacciaio, con un perno dattacco
del sartiame ingrossato nel punto dove più agisce il terminale della
sartia;
3. il puntale delle crocette è in fusione dalluminio, una parte
saldata alla crocetta e laltra chiude il cavo con una guancia
fissata con due bulloni nella testa;
4. nel punto di uscita della drizza più bassa in coperta, linterno
dellalbero è riempito per un certo tratto di un prodotto puliuretanico
opportunamente sagomato, che abbiamo reso stagno con un bagno di Sikaflex
molto liquido, che non permetterà allacqua, che penetra dalle
feritoie dellalbero, di finire allinterno della barca;
5. lalbero va sottocoperta passando nel vecchio foro (più grande:
lalbero precedente era di sezione maggiore) allinterno di
un collare fissato alla coperta con sei bulloni passanti; tra il collare
e lalbero vi sono tre guarnizioni circolari, tipo o-ring,
che secondo il costruttore hanno il compito di evitare il passaggio
dacqua sotto la superficie della coperta.
Infine lalbero è dotato di alcune soluzioni moderne non presenti
su quello vecchio: la rotaia dove scorrono dei nuovi carrelli cuciti
alla nostra randa Hood in luogo dei garrocci; lazy jack per raccogliere
meglio la randa quando viene ammainata; vang rigido a molla e paranco
che evita lamantiglio.
Una volta piazzato lalbero al suo posto, Miranda V riacquista
dignità. Una barca a vela senza albero è senzanima; dopo averla
vista agonizzante, ammirarla col suo palo è stata per noi
unemozione. Crediamo di aver dato a Miranda V il miglior
albero, disponibile così rapidamente in quelle terre lontane. E siamo
certi che lei ci ripagherà con nuove esaltanti navigazioni.
A pochi metri da Miranda riposa anche
Tamata, la gloriosa e ultima barca del grande navigatore Bernard
Moitessier. Forse anche per questa presenza e per il ricordo dellamico
Bernard, con quale abbiamo navigato proprio nelle acque di Raiatea e
Tahaa, da questa esperienza abbiamo imparato ad agire con molta calma:
Alan è stato un contrattempo, il nostro programma si è solo interrotto
di una stagione.
Il rombo delloceano Pacifico che rompe sulla barriera corallina
ci ha accompagnato nella dura impresa di rimettere a nuovo la barca.
Torneremo qui la prossima stagione per prove tecniche e per mettere
a punto, senza fretta, limbarcazione. Il mare della Polinesia
ci aspetta con le sue stupende isole e i magici atolli. Quel discolo
del ciclone Alan ci ha insegnato ad amare ancora di più questi luoghi.
Grazie Alan ma, per piacere, non farlo più.