Il diario di bordo - 1999
POLINESIA CAPUT MUNDI
Con aerei e navi veloci il pianeta diventa piccolo e le isole più
sperdute diverranno il centro del mondo della vela.

Moorea, una delle più belle tra le Isole della Società
(Polinesia francese), sullo sfondo,Tahiti.
Raiatea, giugno 1999 - Navi con stive
riempite dacqua come una grande piscina dove sono ormeggiate imbarcazioni
da trasportare da un capo allaltro del mondo. Aerei sempre più
rapidi che portano persone in venti ore in qualsiasi punto del pianeta.
Questo non è il futuro, ma è già una realtà.
La conseguenza, nel giro di pochi anni, sarà che il Mediterraneo,
i Caraibi, il Centro America vedranno una migrazione continua di barche.
Obiettivo: gli atolli più sperduti della Polinesia, le Figi,
le Tonga. Nasceranno nuove professioni. Non più skipper, parola
già sorpassata, ma accompagnatori di barche e soprattutto persone
capaci di conservarle in efficienza, per quando larmatore le raggiungerà
in aereo per la crociera nelle isole oggi appannaggio di pochi.
Prendiamo lo sterminato arcipelago delle Tuamotu, 12.500 isole delle
quali solo 45 abitate. Tra questi atolli ve ne sono molti che non hanno
mai visto una barca, ma neanche un abitante. E alcune di quelle con
qualche centinaio di indigeni non hanno che delle piccole passe,
i passaggi appunto che dalloceano portano allinterno delle
lagune.
In queste strettoie di bassi fondali possono entrare solo le piroghe.
Le navi che fanno rifornimenti di viveri per gli abitanti dei piccoli
atolli devono fermarsi fuori dal reef (la barriera corallina) e il trasbordo
del materiale viene fatto su barchette con pescaggio di 50-60 centimetri.
Queste isole sono salve! Nessuna barca, nave o aereo potrà sbarcarvi.
Salvo non inventare qualche sistema per pochi arditi da paracadutare
sulla terraferma!
Per tutte le isole con grandi passe, dove già oggi entrano navi
con regolarità, non cè scampo, si insedieranno hotel,
piccoli motu, le isolette intorno alla barriera corallina
diventeranno luoghi esclusivi per ville di miliardari che, grazie ai
mezzi moderni, potranno far ormeggiare davanti alla residenza il loro
yacht. Che altrimenti, nonostante i potenti motori e le riserve di carburante,
non avrebbe mai potuto raggiungere quei luoghi.
Questo è il futuro. Un futuro non lontano ma che lascia un po
di tempo a chi, come noi velisti, amiamo ancora il lungo viaggio, il
lento guadagnare dello spazio miglio dopo miglio. Cè ancora
tempo, è il caso di dire, per programmare un viaggio da queste
parti. Tuttal più una volta raggiunta Tahiti, o Auckland,
o Sydney si potrà scegliere di far spedire la barca di nuovo
nelle acque di casa!
Chi invece non ha molto tempo può visitare queste isole, prima
che divengano luoghi troppo esclusivi, noleggiando sul posto una barca.
Oppure facendosi portare dalle golette (così chiamate
ancora, ma oramai sono tutte navi a motore) che ogni tre-sei mesi portano
rifornimenti nelle isole più sperdute.
Potete farvi sbarcare sullatollo Fakarava, sessanta anime, o Manihki,
quattrocento,
e stare con loro due mesi, tre mesi, sei, finché non torna a
passare una nave. Isole come queste ce ne sono a migliaia. Come Suwarrow,
abitata, o meglio dire, presidiata, da una coppia di custodi.
Lalternativa sono le isole Marchesi, i cui abitanti sono i più
gentili e amabili del mondo. Non vi hanno mai visto, eppure vi accolgono
con un sorriso, vi offrono frutta, pesce, la loro capanna, il loro cibo.
Potrete accompagnarli nella pesca, attività di cui sono maestri;
oppure dividere con loro lavventura di una battuta di caccia al
cinghiale.
Qualche mese trascorso in un atollo o in unisola delle più
sperdute (questa è una caratteristica fondamentale) vi riporteranno
ai valori reali delluomo: la vita pacifica con gli altri esseri
umani, luso dei sensi, la conoscenza dei beni primari alla sussistenza.
Occorre affrettarsi. Nessuna agenzia di viaggio organizzerà un
soggiorno così avventuroso e ricco di sensazioni forti. Basta
prendere un aereo, raggiungere Tahiti e da qui, carta nautica alla mano,
tentare come va col primo atollo, poi un altro, un altro ancora. Ma
attenzione, il rischio è quello di fermarsi.
Forti sono le tentazioni di insediarsi in luoghi dove non esiste la
proprietà, dove tutto è tuo, nostro... A un certo punto
bisogna tornare indietro e portare il beneficio acquisito nelle città
dove si vive, per testimoniare non tanto della vostra originale vacanza
quanto, appunto, dei valori così primitivi e così preziosi.
Miranda V torna a navigare
Latollo Nono, davanti
alla baia di Taravao a Tahiti (Isole della Società), è
uno dei sette motu che si trovano allinterno della
barriera corallina dellisola.

Il 1° giugno Miranda V è tornata in acqua. Dopo due anni
trascorsi a terra nel cantiere dove era stata scaraventata giù
dallinvaso da un uragano, lopera viva dellimbarcazione
è ritornata tale nel suo elemento naturale, lacqua salata.
Siamo a Raiatea, isola della Polinesia francese 180 miglia a Nord-Ovest
di Tahiti. Il programma prevede la ripresa delle condizioni fisiche
della nostra amata barca dopo la malattia: il disalberamento, quindi
la messa a punto di un nuovo albero, la cura delle ammaccature varie
allo scafo, riprese con una pezza saldata al posto della
lamiera contorta, e vari lavori di maquillage con stucco e pitture.

Isola di Raiatea: Miranda V dopo il
passaggio delluragano Alan, nellaprile del 1998;
sopra, una fase delle operazioni di riparazione della lamiera dello
scafo.

La barca sembra tornata quella brillante di prima del passaggio devastante
di Alan, questo il nome dato alluragano che ha imperversato
qui alla fine dellaprile 1998. Ma una barca, lo sappiamo, già
soffre nelle soste normali nei carenaggi. Possiamo immaginare ciò
che accade in due anni di far niente con laggravante
di un trauma!
Occorre, quindi, rivitalizzare con cura e amore ogni sua parte per farle
riacquistare lottimale condizione dinamica. Grasso di vaselina,
oli disincrostanti, siliconi in spray e solidi, sono stati ben distribuiti
a bozzelli, rinvii, carrelli. Poi cè da provare la randa,
ora dotata di carrelli a sfere che hanno sostituito i vecchi garrocci.
Abbiamo praticamente da sperimentare una nuova vela di prua (nuova per
Miranda): un fiocco olimpico, stretto di base, ma alto (40 mq), studiato
appositamente per noi da Marco Pomi della veleria Hood.
Questa vela dovrebbe sostituire, quando si desidera, o in casi forzati
come il nostro, lavvolgifiocco. Una vela relativamente piccola,
facile da alzare e ammainare, alla quale volendo si può aggiungere
la trinchetta, così da avere un armo classico a cutter.
Con ciò non significa che abbiamo messo in sentina lavvolgifiocco.
Anzi, ne abbiamo pronto uno bello e nuovo, che se vorremo installeremo
prima della ripresa delle lunghe traversate.
Anche il motore e limpianto elettrico hanno sofferto la sosta
prolungata. Il vecchio diesel, un Nanni Mercedes di 40 hp che ha i ventanni
della barca, dopo alcuni rigurgiti e starnuti, aiutato da dosi di integratori
alimentari nel gasolio, ha ripreso a scoppiettare come suo
solito, pazientemente, pronto a fare il suo dovere da mulo della barca.
Siamo invece dovuti intervenire pesantemente sullimpianto elettrico.
Via, basta con le scatolette di plastica di collegamento dei cavi dal
quadro generale a quello del motore! Con lumidità dei Tropici
le scatolette in questione sono diventate un contenitore di ossido verdastro.
Ciò ha mandato in tilt il funzionamento di molti apparecchi di
bordo.
È stato, questo, un lavoro non previsto e piuttosto impegnativo:
prima e dopo la scatoletta (gettata nella poubelle del cantiere)
ogni cavo è stato tagliato e poi collegato di nuovo con un semplice
mammut. Non sarà un sistema elegante, e forse neanche
ideale, però qui ha funzionato e, secondo gli esperti locali,
è lunico che resiste allumidità.
Il vantaggio è che tutto è a vista e quindi si vedono
in tempo gli inizi di eventuali ossidazioni. Male che vada, nel nostro
caso lasceremo qui la barca altri otto mesi, il prossimo anno si cambia
il mammut dopo avere ripuliti i cavi.
Miranda V può contare anche su una nuova pala del Mustafà,
il nostro fedele timone a vento, ideato e costruito da Franco Malingri.
La pala ora è in vetroresina, e sostituisce quella in alluminio
danneggiata nel brutto varo di Panama. Quel giorno la barca venne letteralmente
mollata due metri sopra lacqua a causa di un errore del gruista
che non aveva ben calcolato lestensione del braccio della gru!
Un giro del mondo (ormai per tornare a casa ci tocca compiere questo
viaggetto) comporta tutta una serie di inconvenienti. E quindi escogitare
rimedi, contromisure. E noi abbiamo sì intrapreso questo viaggio
per festeggiare la nostra rivista che compiva dieci anni. Ma anche per
apprendere, fare esperienza, lasciare di tanto in tanto la pur amata
scrivania della redazione e vivere sul mare, anche se per pochi mesi
lanno, alla stregua di giramondo.
Queste esperienze vanno poi trasmesse ai nostri lettori questo
il vero scopo del viaggio per invitarli magari a prendere il
mare sulla nostra scia.
Ora la barca è davvero pronta e lasciamo Raiatea. Questa isola
ormai ci è familiare. Molti i ricordi, gli amici, tra cui lo
scomparso Bernard Moitessier, il quale per primo ci guidò in
questa laguna; luoghi che di certo, un giorno, lasceremo col magone.
Il bagno di prova della barca si snoderà tra le isole Sottovento:
Raiatea, che appunto nella sua laguna racchiude anche Tahaa, Huahiné,
Bora Bora. E se il vento ce lo consente Tahiti, Moorea, Maupiti.
Solo per visitare queste sette isole, sappiamo però che ci vuole
molto tempo, e di certo alcune rimarranno sulla nostra carta nautica,
come tante altre centinaia di questo meraviglioso arcipelago della Polinesia.
(gio.ca.)