Il diario di bordo - 2001

Prosegue il viaggio in Pacifico di Miranda V, la barca della redazione
di BOLINA.
Tropici/2
Navigare in acque vergini
Il mare a Nord-Ovest tra Viti Levu e Vanua Levu, le due isole più
grandi dellarcipelago delle Fiji, si chiama Bligh Water. Con Miranda
V, la barca della redazione, ci troviamo in queste acque. Eravamo giunti
qui nellagosto del 2000 (BOLINA n. 169, pag. 45) dalla Polinesia
Francese con tappe nellatollo di Suwarow (Cook) e nellarcipelago
delle Vavau (Tonga).
La barca è rimasta alle Fiji per dieci mesi, accovacciata in
una buca anticiclone scavata per terra, come qui si usa, e deve essere
preparata per il suo prossimo viaggio che la vedrà, entro lanno
e salvo cambiamenti di programma, raggiungere la Nuova Zelanda.
Sono molte le operazioni di rivitalizzazione che una barca necessita
dopo una sosta così lunga. Il suo collaudo avverrà poi
nel corso di una breve crociera tra le isole del Bligh Water, un mare
ritenuto tra i più difficili dei mondo, Malolo e le Yasawa Group.
Studiando le rotte nelle carte nautiche di queste zone e scoprendo gli
ancoraggi ridossati, non si può non pensare allo storico personaggio,
da cui deriva il nome Bligh Water.

Il Bligh Water, uno dei più difficili
mari al mondo per la presenza di numerosi pericoli non segnalati sulle
carte.
Chi non ricorda William Bligh, larcigno
comandante del Bounty e i film sul celebre ammutinamento, tra cui quello
interpretato dal giovane Marlon Brando nel ruolo di Christian Fletcher,
ufficiale in Seconda poi a capo dei rivoltosi? Abbandonato nel 1789
in oceano Pacifico tra Tahiti e le Tonga dal suo equipaggio stanco delleccessiva
severità, Bligh fu protagonista di una delle navigazioni più
difficili della storia della marineria.
Grazie alla conoscenza delle Isole dei Cannibali (così
erano conosciute allora le attuali Fiji) dovuta a un precedente viaggio
sul Resolution di James Cook, Bligh riuscì a raggiungere la colonia
olandese di Timor percorrendo circa 6.000 miglia e attraversando sia
le Tonga sia le difficili acque che oggi portano il suo nome.
In questo arcipelago cè un vasto tratto di mare (circa
200 miglia per 80) con numerose isolette, scogli, piattaforme di corallo,
piccoli atolli circolari allesterno dei quali vi sono 25-30 metri
di profondità; nessun passaggio viene indicato per entrare in
questi mini atolli e neppure sono riportate le profondità interne.
In queste acque, oltrettutto, la marea varia da uno a tre metri. Sulle
carte nautiche ricorrono note come unsurveyed (qualcosa
come: inesplorate), oppure numerous coral patches (numerosi
coralli a macchia). I pochi segnali di passaggi tra i reef vengono spesso
spostati dalle mareggiate o non dai cicloni. Quindi non ci si può
fidare neppure delle poche segnalazioni.
Più conosciuto per la sua crudeltà di comandante del Bounty,
Bligh era apprezzato quale eccellente cartografo, e fu grazie a questa
sua abilità che riuscì a salvare sé stesso e i
suoi compagni di sventura.
Oggi le istruzioni per navigare in queste acque sono ancora vaghe. Esiste
un passaparola tra i navigatori e ununica guida, datata e poco
precisa, soprattutto nei waypont. In questi casi, occorre prudenza.
Le storie di barche finite sul reef sono frequenti. Meglio muoversi
poco, solo di giorno e col sole alto, nelle giornate soleggiate e con
bassa marea che permette di vedere gli scogli affioranti.
Questi spuntoni vengono evidenziati anche dal mare mosso, ma va da sé
che la navigazione è più agevole con mare calmo; soprattutto
diventa più facile entrare in una stretta passe con
acque ferme e maggiore luminosità. Gli esperti locali consigliano
vivamente di evitare di navigare in giornate nuvolose. Alle Fiji il
turismo nautico non è molto sviluppato. Ma qui da sempre transitano
tutti i giramondo che provengono dalla Polinesia Francese distante circa
1.800 miglia, mentre Sydney in Australia è a circa 1.500 miglia
di distanza e Auckland in Nuova Zelanda a 1.000 miglia.
La posizione geografica dellarcipelago delle Fiji è tra
i 15 e i 22 gradi di latitudine Sud e i 177 e i 175 gradi di longitudine
Est.

Un atollo segnalato unsurveyed,
la navigazione in questa zona dovrà avvenire con estrema cautela.
Tra le Fiji e lItalia vi sono dieci
ore di fuso orario di differenza: quando a Roma sono le sette del mattino
a Suva (capitale delle Fiji) sono le cinque del pomeriggio. Il clima
è quello tipico dei Tropici e i mesi migliori per visitare le
isole sono i più secchi, più freschi nellinverno
figiano, da maggio a ottobre. La zona meno piovosa dellarcipelago
è la costa Ovest di Viti Levu e Vanua Levu, quella bagnata dal
mare di Bligh.
Da alcuni anni le Fiji hanno registrato un aumento delle imbarcazioni
di passaggio. Sono numerose le barche di americani della costa Ovest
che inseriscono una sosta in queste isole nel loro giro classico dei
Pacifico (Hawaii-Polinesia-TongaFiji-Hawaii), oppure di neozelandesi
o australiani che lasciano il loro inverno per trascorrere alcuni mesi
in acque calde.
Molti isolotti di fronte a Lautoka (la seconda città di Viti
Levu, dopo la capitale Suva) sono stati trasformati in resort
con alcuni gavitelli nella baia o anche comodi pontili. Ciò significa
cocktail con ghiaccio assicurati, tanto apprezzati dai velisti Usa,
ristoranti tipici (cucina indo-figiana), e guide per escursioni alla
scoperta delle isole ancora abitate esclusivamente dai locali (che sono
ancora, per fortuna, la maggioranza).
Le isole con gli ancoraggi più ricercati sono nel gruppo delle
Yasawa, con villaggi classici figiani dove si viene accolti con la fantastica
ospitalità di questo popolo. Avvertenza: in queste come in tutte
le piccole isole delle Fiji non si deve scendere a terra senza un po
di kava, in polvere o in radici, da cui si estrae la bevanda
più diffusa alle Fiji. Il dono della kava è molto apprezzato
e viene accolto come segno di amicizia.
La kava alle Fiji si beve in ogni occasione: nelle pause degli uffici
pubblici, nelle feste familiari o nelle riunioni importanti tra capi
villaggio; aiuta a prendere le decisioni più equilibrate, dicono,
e a vedere il mondo più rilassati. Potrebbe essere la bevanda
ideale per coloro che intendono navigare in queste acque. È uno
dei test, con moderazione, che ci proponiamo di effettuare: i risultati
prossimamente su queste pagine.
LA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI NEL PACIFICO
A Lutoka ritroviamo alcuni italiani e altri navigatori incontrati gli
anni precedenti. A Vuda Point Marina (piccolo porticciolo attrezzato
di ogni servizio) ci sono Paolo e Andrea di Tenera Luna, che avevamo
sentito per radio lo scorso anno. Paolo, al suo secondo giro del mondo
e con la sua barca (un cutter in ferro di 14 metri, progetto di Giorgetti
e Magrini), è stato alcuni anni fa nel continente Antartico,
seconda imbarcazione da crociera con bandiera italiana a essersi spinta
più Sud, insieme al S. Giuseppe II di Giovanni Ajmone Cat. Il
programma di Paolo e Andrea è di trascorrere i prossimi anni
in Indocina.
Al Vuda Point Marina riposa la barca Mijin Ideaal (il mio ideale) di
Sebastiano Trovato; qui abbiamo incontrato anche lOut di Luigi
e Lazia con i quali avevamo diviso lo scorso anno alcuni giorni di permanenza
nel magico atollo di Suwarow. Allappuntamento radio (ore 18 locali,
frequenza 14.422 kHz) abbiamo risentito Franco che si trova a Moorea,
isola vicino a Tahiti; qui cera anche Giorgio del Lady Samantha.
Abbiamo sentito con piacere alla radio anche Gigi e Irene del Và
Pensiero, che la prossima stagione dovrebbero spostarsi in Nuova Zelanda.
(gio.ca.)