Il diario di bordo - 2001
Dopo
mezzo giro del mondo, vari incidentie un uragano, la barca di BOLINA
necessita di lavori: prua verso il Paese dei velisti che cinflissero
un 5-0...

Nella baia di Malolo Lailai (Fiji)
Miranda V è stata preparata al viaggio in Nuova Zelanda.
Oceano Pacifico
La barca di BOLINA Miranda V mette la prua verso la Nuova Zelanda.
Nei mesi di luglio e agosto, nel corso di una crociera alle Fiji, è
stata preparata per tale navigazione. Il periodo più favorevole
per questo viaggio è ottobre-novembre: nella fascia tropicale
inizia la stagione delle piogge e quindi degli uragani, mentre in Nuova
Zelanda comincia il periodo più temperato.
Dopo mezzo giro del mondo, qualche incidente e le frustate di un uragano,
Miranda V ha bisogno di cure. Dicono che la Nuova Zelanda sia il luogo
più adatto per effettuare ogni tipo di intervento su una barca.
Di certo sarà unoccasione per conoscere questo Paese e
quindi per raccontarlo ai lettori. I nostri reportage riguarderanno
questa nuova terra e i suoi dinamici abitanti, ma soprattutto ci occuperemo
della loro formidabile propensione per la vela (il cinque a zero inflitto
a Luna Rossa vorrà dire qualcosa).
Quando questo numero uscirà nelle edicole la barca sarà
in navigazione, quindi rinviamo a un altro mese il resoconto del viaggio
e il programma dei lavori alla barca.

Il nuovo viaggio di Miranda V dalle
isole Fiji alla Nuova Zelanda: mille miglia circa e un passaggio dallestate
tropicale alla primavera del paese dei kiwi.
Perché Miranda V non ha lavvolgifiocco?
- Intanto prendiamo spunto da un quesito posto da un lettore, per raccontare
la nostra esperienza di navigazione con una barca senza avvolgifiocco.
Dieci anni fa una barca a vela dotata di avvolgifiocco era un buon spunto
per un articolo. Oggi linteresse è esattamente contrario,
e giustamente un lettore chiede: perché Miranda V non ha lavvolgifiocco?
Non abbiamo rinunciato a questo accessorio per una scelta da puristi
della vela. Quando nel 1998 luragano Alan colpì le
isole della Polinesia e sbalzò la nostra barca dallinvaso
facendo a pezzi lalbero, nella sostituzione di questultimo
rimandammo linstallazione del nuovo avvolgifiocco.
Cè da dire che avevamo avuto qualche problema con tale
accessorio, fino a unavaria grave allo strallo di prua (una torsione
del cavo dacciaio) che ci aveva costretto a smontarlo nella sosta
alle isole Marchesi, dopo la traversata dalle Galapagos. Le difficoltà
allavvolgifiocco non erano dovute al congegno, peraltro di ottima
fattura come materiale e meccanica, ma a un difetto iniziale di montaggio,
mai eliminato egregiamente.
Le prime ottocento miglia di navigazione senza avvolgifiocco, dalle
Marchesi (Hiva Oa) alle isole Sottovento (Raiatea), andarono così
bene che linstallazione di un nuovo avvolgifiocco venne rinviata.
Luragano, poi, ci costrinse a impegni nuovi.
Così ci ritrovammo in Polinesia con uno strallo nudo a prua e
una nuova bella vela, un fantastico yankee con garrocci, e soprattutto
ancora tante miglia da coprire.

Costretti a navigare senza avvolgifiocco, si riscopre lefficienza
di uno yankee e della trinchetta.
Nellanno 2000 ci lasciammo così
a poppa circa duemila miglia da Bora Bora alle Fiji passando per latollo
di Suwarow e le Tonga.
Il nostro yankee ha una base stretta (5,9 m) e una superficie ridotta
(40 mq), la bugna alta. È facile quindi farlo passare da un bordo
allaltro. Ci accorgemmo che tali caratteristiche si adattavano
magnificamente alle condizioni di vento da noi incontrate nella fascia
equatoriale del Pacifico.
Complimenti per aver scelto i garrocci
- Infatti non avemmo problemi ad alzare lo yankee e ad ammainarlo, anche
con forte vento: con quattro stroppi si lega alla draglia. Cè
da dire che il vento che incontrammo fu sempre sostenuto (18-20 nodi
minimo, 30-35 nodi massimo). Alternavamo lesposizione della superficie
velica, dalle tre mani di terzaroli alla
randa e la trinchetta (18 mq), alle due mani e lo yankee, per arrivare
a tutte le vele alzate nelle poche occasioni di venti più leggeri.
Negli scali trovammo un po di gratificazione quando qualche navigatore
si complimentò con noi per la scelta delle vele tradizionali,
in luogo dellavvolgifiocco. Un po tali testimonianze, ma
soprattutto la facilità duso ci fecero rinviare ancora
linstallazione del nuovo avvolgifiocco.
Dopo questa esperienza possiamo sostenere che unimbarcazione con
armo frazionato, quindi con più vele ma più piccole, si
adatta bene a navigazioni in oceano con venti sostenuti. Ciò
non significa che si debba rinunciare allavvolgifiocco, ma che
tra le vele da avvolgere si può dare la preferenza a quelle di
piccola superficie. I navigatori che guardavano con ammirazione le nostre
vele con i garrocci, di certo non farebbero il passo indietro smontando
tutto e tornando al cavo di prua nudo.
Chi naviga molto, come i giramondo che abbiamo incontrato, vive tuttavia
un rapporto di fiducia condizionata con lavvolgifiocco. Ogni sosta
è loccasione per verificare le usure. Sono numerose le
volte che abbiamo visto navigatori disperati con lavvolgifiocco
smontato a pezzi sulla banchina, alle prese con riparazioni per ossidazioni
o rotture.
I più prudenti montano a prua un secondo strallo, agganciato
però in testa dalbero, a poppavia di quello principale.
A questo strallo armano un fiocco più piccolo con un avvolgitore,
oppure con garrocci. Questi navigatori dormono certamente sonni più
tranquilli.
In definitiva si può dire che degli avvolgifiocchi ci si può
fidare. Anche se abbiamo notato che alcuni congegni vanno in avaria
perché sono stati male installati. Consigli finali: 1. il velista
che non ha unesperienza di montaggio e smontaggio di almeno una
decina da avvolgifiocchi eviti di fare-da-sé; 2.
vietato affidarsi al primo venuto per linstallazione di un avvolgifiocco.
(gio.ca.)