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Home > Miranda> Il diario di bordo venerd́ 30 luglio 2010  

Il diario di bordo - 2001


Fase preparatoria del “refitting” alla barca di BOLINA iniziata a Whangarei smontando albero, timone bulbo, motore coperta e interni.
Povera barca...


 

BULBO - Operazione per sfilare il bulbo di Miranda V a Whangarei (Nuova Zelanda). Levati tutti i bulloni, con la gru si è sollevato lo scafo lasciando il bulbo a terra nel suo invaso.

Quando in Italia È inverno in Nuova Zelanda è piena estate. Tutti ricordiamo le regate di Coppa America delle ultime edizioni: noi al freddo e gli equipaggi delle barche, laggiù, a ripararsi dal sole. Quella dell’anno 2000, per esempio, è stata un’estate bizzarra: su sei mesi di stagione estiva – da dicembre a maggio – un solo mese è stato immune da piogge.

Che estate sarà in Nuova Zelanda quella appena iniziata? Nel dubbio di incappare in cinque mesi di pioggia e dovendo tagliare il ponte della barca per costruire una tuga, la prima missione che ci siamo posti arrivando nell’ottobre scorso con Miranda V a Whangarei (70 miglia a Nord di Auckland) è stata quella di ricoverarla in un capannone.
I lavori a cui la nostra barca verrà sottoposta si possono definire “straordinari”. Sono quelli che generalmente si effettuano ogni quindici-venti anni di vita di un’imbarcazione. Nel nostro caso, oltre a interventi di aggiornamento e verifica per l’anzianità, vi saranno quelli di adeguamento all’utilizzo.

Miranda V è infatti nata per la regata d’altura, quella classica: Fastnet, Middle Sea Race, principalmente, ma anche Giraglia e le altre gare d’alto mare di quegli anni. Come accade a molte barche di buon progetto e costruzione, Miranda V, dopo alcuni anni di attività sportiva, è stata “adattata” alla crociera. Un buon collaudo sono state due traversate atlantiche.

 



Miranda V - anno 1978 progetto
Doug Peterson

Il disegno di Miranda V realizzato dall’Arch. Daniele Roscio del Cantiere Navale 71 di Castiglione della Pescaia. La modifica più rilevante riguarda la tuga e la conseguente sistemazione della discesa e della cabina poppiera.

lunghezza m 12,58
larghezza m 3,81
pescaggio m 2,05
zavorra t 4,6
peso t 9
velatura mq 170

 

 

 

Quando poi è stata rilevata da BOLINA, la barca venne preparata per crociere oceaniche, curando soprattutto l’attrezzatura, revisionando il motore e dandole un nuovo corredo di vele.

Giunti in Nuova Zelanda con a poppa quindicimila miglia, abbiamo provato a elencare i lavori utili per la barca, suddividendoli in categorie e assegnando a ognuna un ordine di priorità.
L’elenco è risultato poderoso ma, dopo alcune “scremate”, siamo arrivati a un vero e proprio capitolato utile per commissionare i lavori al cantiere.
Ecco le otto categorie del “Capitolato dei lavori di Miranda V”: 1. alaggio e preparazione della barca; 2. costruzione e assemblaggio di nuove parti in lega leggera; 3. verniciatura interni, revisione e realizzazione di nuovi impianti; 4. falegnameria; 5. verniciatura opera morta; 6. installazione elettronica; 7. riassemblaggio completo, varo e collaudo; 8. installazione attrezzatura di coperta.
I lavori che verranno eseguiti alla barca saranno oggetto di vari articoli su queste pagine. Lo scopo è di far partecipare i lettori alla nostra esperienza perché ne traggano utili suggerimenti.
Ma veniamo ai lavori. Nel dicembre scorso è stata portata a termine la fase numero uno: “alaggio e preparazione della barca”. A Whangarei vi sono due grandi cantieri e numerosi altri di media dimensione nonché piccole aziende artigianali, molto dinamiche e professionalmente aggiornate, che acquisiscono appalti presso i cantieri maggiori, oppure lavorano su singole barche dislocate nei vari approdi.
Abbiamo quindi ritenuto che la cosa migliore per Miranda V fosse quella di sistemarla in un “nostro” capannone, e poi commissionare a vari artigiani le operazioni da compiere: carpenteria metallica, impiantistica, elettronica, rigging, meccanica, verniciatura, etc.
Questa scelta ci avrebbe evitato di sottoporre la barca a spostamenti e soprattutto di “dipendere” da un solo cantiere. Peraltro il capannone avrebbe protetto Miranda V dalle intemperie. Individuato il capannone abbiamo quindi fatto alare la barca, smontato l’albero, il bulbo e il timone.














Miranda V è stata poi alleggerita di tutto il suo contenuto: dagli attrezzi di lavoro alle stoviglie, dalle vele all’abbigliamento. Abbiamo sbarcato quella miriade di cianfrusaglie che ci si porta appresso nel corso degli anni: dalla noce di cocco raccolta nell’atollo di Suwarow al sasso di straordinaria bellezza tolto alla spiaggia delle isole Las Perlas. Per non parlare della bicicletta cinese, delle t-shirt caraibiche, della macchina da cucire, dell’attrezzatura subacquea tra cui uno splendido quanto inutile (mai catturato un pesce) fucile da pesca polinesiano. E molto altro ancora.
Tutta questa mercanzia è stata stivata in un locale del magazzino, parte in scatole di cartone, parte imballata per proteggerla dalla polvere.



Si è proseguito con l’alleggerimento di Miranda V sbarcando il motore, l’asse dell’elica, il ponteggio che a poppa serve da sostegno per i pannelli solari, il generatore eolico e varie antenne. La barca è dunque pronta a subire gli interventi futuri, che racconteremo su queste pagine nei prossimi mesi. B.V!

(gio.ca.)

 
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