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Cinque metri No-Stop: Ivan Dimov pronto al via


20-04-2018 Alberto Casti

Domenica 22 aprile il navigatore bulgaro vara Minnie, la barca di 5,50 metri con cui a giugno prenderà il largo da La Rochelle per il giro del mondo in solitario e senza scalo

Cinque metri No-Stop: Ivan Dimov pronto al via

Di Ivan Dimov avevamo parlato nel numero di Gennaio del 2014 di Bolina. Il navigatore, bulgaro, ma residente in Italia da molti anni, aveva bussato alle porte della nostra redazione per presentare un progetto alquanto stravagante: completare il giro del mondo in solitario e senza scalo a bordo della più piccola barca che abbia mai tentato l'impresa, quindi lunga meno di 6 metri.
L'ambizione di Dimov di prendere il largo si è poi dovuta evidentemente scontrare con le difficoltà oggettive di un'avventura tanto ardita. Sarebbe dovuto partire i primi mesi del 2015 ma così non è stato. Ci aveva anche telefonato per rassicurarci che il progetto comunque proseguiva, ma poi ne abbiamo perso le tracce. Fino al ricevimento, il 19 aprile, di un comunicato stampa che annuncia per la domenica successiva (22 aprile) il varo di "Minnie", questo il nome della barca, che sembrerebbe finalmente pronta alla grande sfida. Ma non si tratta più del Leisure 17 su cui aveva cominciato a progetare l'impresa nel 2014, bensì di un Coco Minitransat ulteriormente modificato, ridotto nelle dimensioni e dotato di un armo di soli fiocchi.

L'obiettivo, leggiamo, è partire il 10 giugno 2018 da La Rochelle, Francia, e lanciarsi per questo intrepido viaggio di 28.000 miglia doppiando i tre grandi capi (Capo di Buona Speranza in Africa, Capo Leewin in Australia e Capo Horn in Sud America).
Nel frattempo Ivan è diventato ambasciatore del progetto SalviAmo il pianeta promosso da Enegan fornitore di energia elettrica e gas naturale  per il quale ha preso l'impegno di raccogliere i rifiuti plastici che troverà durante la navigazione. Gli stessi saranno trattenuti in coperta da un'apposita rete e una volta raggiunta una certa quantità saranno legati da un dispositivo di segnalazione e rilasciati in oceano. Questo spingerà le imbarcazioni che incroceranno questo segnale al recupero e alla lettura del messaggio contenuto che spiega il proposito della sfida e ne richiede il recupero.
Si potrà seguire il suo viaggio in diretta grazie a tre telecamere satellitari sul sito https://skipperlib.com e su http://salviamoilpianeta.it 

Riportiamo a seguire il testo dell'articolo che all'epoca fu pubblicato su Bolina.

Cinque metri No-Stop

Di e-mail la redazione di Bolina ne riceve molte. Si dà priorità a comunicazioni di ordinaria amministrazione. Quelle che non c’ entrano nulla con la vela o con la rivista, finiscono inesorabilmente nel cestino. Altre, che richiedono una più attenta valutazione, restano in attesa per qualche giorno. Tra queste ultime lo scorso mese di ottobre ne abbiamo trovata una piuttosto sintetica che recitava quanto segue: “salve sono Ivan Dimov e vorrei presentarvi il mio progetto di giro in solitario con una barca di 17 piedi”. Seguiva una breve nota descrittiva dell’impresa e il rimando per ulteriori approfondimenti alla pagina web .
Il giro del mondo che Dimov affermava di voler intraprendere è quello senza scalo, doppiando i tre grandi capi: Buona Speranza (Sudafrica), Capo Leeuwin (Australia), Capo Horn (Cile). La classica rotta del Vendée Globe, insomma. La prima reazione, non lo nascondiamo, è stata quella di pensare che ci trovavamo di fronte a un emulo, forse anche un po’ pazzo, di Alessandro Di Benedetto che nel 2010 aveva completato il periplo del globo a bordo di una barca di soli 6,50 metri.
Ma Di Benedetto si era fatto le ossa con anni di navigazioni in solitario su barche non abitabili, era stato protagonista di altri record oceanici e la barca che aveva attrezzato, per quanto piccola, non era certo un Leisure 17, ossia una barca da crociera della seconda metà degli Anni 60, lunga appena 5,18 metri.
Davvero questo navigatore, sconosciuto alle cronache sportive, poteva lanciarsi in un’ impresa così folle e tentare di percorrere 28.000 miglia in solitario, di cui oltre la metà tra i 40 Ruggenti e i 50 Urlanti, su quello che è fondamentalmente un day-sailer ante litteram?

Il curriculum di Dimov parla chiaro: ha 50 anni, è nato a Sofia, in Bulgaria, è skipper professionista, secondo nocchiere della Marina Militare Bulgara e ha operato come sottufficiale su navi della Marina da Guerra bulgara in campagne internazionali. È provvisto di Seaman’s Passport (il passaporto degli uomini di mare) e dal 2007 affianca la sua professione di tuttofare nella residenza italiana di un politico inglese, a quella di skipper professionista con all’attivo diverse traversate oceaniche e crociere in Mediterraneo.
Sappiamo che molti sognano il mare, ma pochi riescono a viverlo. Alcuni investono una vita intera nell’inseguire un’impresa, ma i più alla fine cedono le armi e si arrendono.
Dimov non sembra affatto uno di questi ultimi. È sicuro che partirà. Ce lo ha confermato in un incontro avvenuto nella nostra redazione. Un faccia a faccia che è poi diventato l’intervista che riportiamo nelle colonne che seguono.
 

– Come è nata l’idea di questo giro del mondo?
«Quando ero piccolo mio padre lavorava presso le colonie estive per bambini sul Mar Nero e ogni estate mi portava con sé. Dalla riva vedevo le barche entrare e uscire, cosa che mi incuriosiva molto. Pensavo che erano persone che partivano alla volta di qualche terra lontana e non tornavano più. Così un giorno, avevo sette anni, presi tre bottiglie di acqua, un po’ di formaggio, del pane, salii su una piccola barca a vela latina e mollai gli ormeggi con l’idea che sarei arrivato fino in Russia che per me era dall’altra parte del mondo. Mi ritrovarono dopo tre giorni, alla deriva, disidratato. Avevo capito come lasciare la terra, ma non come ritornarci. Da allora è rimasto in me il desiderio di navigare e di completare un giro del mondo. Oggi ho 50 anni, mi sento ancora in forza. Se non parto ora, non parto più».
 

– La barca, un Leisure 17, però non può certo essere definita una barca oceanica...
«Adesso, dopo i lavori che sono stati fatti, lo è. L’ho interamente smontata e rimontata presso il cantiere Galazzi di Rosignano, a Livorno. Ora è come nuova, anzi meglio. È una barca di suo già molto resistente.
Abbiamo lavorato aumentando la solidità interna con dei rinforzi strutturali a omega, quindi siamo intervenuti sull’alleggerimento dei pesi. Per l’armo velico ho previsto un albero di sezione maggiore, abbiamo rinforzato gli attacchi delle lande e ho montato un bompresso strutturale per armare una più grande vela di prua. Quindi sono state chiuse tutte le vie d’acqua, il pozzetto è stato reso autovuotante e il quadrato dotato di paratie stagne.
Ho scelto di attrezzare due tangoni e due fiocchi. Soluzione questa che nelle andature portanti considero la più pratica e più facilmente gestibile in solitario. Ho poi adattato un pilota a vento che farà egregiamente il suo lavoro».
 

– Quindi niente scarichi del wc attraverso la carena?
«No, il wc è chimico».
 

– E il motore?
«Non c’è motore»
 

– Come garantire quindi autonomia energetica?
«Ho installato tre pannelli solari sulla tuga e ho in programma di sfruttare anche l’ energia fornita da un idrogeneratore di mia invenzione, nonché di installare un generatore eolico...».
 

– Lanciarsi nel giro del mondo significa confrontarsi con temperature anche sotto lo zero. Come le affronterai?
«La barca è stata completamente coibentata. Un impianto di riscaldamento vero e proprio non c’è. Utilizzo il sistema che si usava nell’antichità: un vaso di coccio messo “a campana” con una candela all’interno. Sembra incredibile, ma in piccoli ambienti funziona egregiamente. E considerando che l’abitacolo interno alla mia barca è di pochi metri quadrati, direi che posso stare tranquillo anche alle alte latitudini.
Naturalmente dispongo dell’abbigliamento tecnico necessario. Quel che mi occorre quindi è prevalentemente di poter scaldare mani e piedi».
 

– Come ci si prepara a un’impresa di questo tipo sotto il profilo fisico e psicologico?
«Nessuna preparazione particolare. Sto bene in mare e da solo. Anzi, meno gente ho intorno meglio sto», sorride.
 

– E per le scorte alimentari?
«Utilizzerò prevalentemente pasti liofilizzati che possono essere acquistati in pacchi da tre mesi ciascuno. Ho progettato una sorta di distributore interno alla barca, costituito da tubi di pcv, dal quale quotidianamente posso estrarre le mie razioni per la colazione, il pranzo e la cena, senza rischiare che il tutto vada a spargersi per la barca alla prima rollata. Per l’acqua dispongo di un serbatoio di 400 litri e di un potente desalinizzatore a pompa manuale».
 

– Come intendi mantenere il contatto con la terraferma?
«Dispongo di telefono satellitare. Poi prevedo di installare anche una radio Ssb».
 

– Per una prova così al limite c’è da avere paura...
«Certamente. Io ho paura del mare. Solo gli sprovveduti non ce l’hanno. Ma io non vado a lottare con le onde, non le sfido, le rispetto. Per allenarmi abitualmente esco quando gli altri rientrano in porto perché c’ è troppo vento. Navigare a vela significa prima di tutto questo: sapere stare in mare con ogni tempo. Confido nella mia buona esperienza».
 

– Perché lanciarsi in una sfida tanto estrema?
«Sono umano. Voglio fare sempre di più. Se c’è una sfida la accetto. È un progetto che ho in mente da molto tempo. Quando Alessandro Di Benedetto si preparava al giro del mondo sul Mini 6,50 anche io mi accingevo a compiere la medesima impresa. Mi ha battuto sul tempo perché ha trovato lo sponsor prima di me. L’unico modo che mi restava per essere ancora competitivo era dunque partire con
una barca più piccola. Così circa un anno e mezzo fa ho comprato Minnie, questo il nome della barca, e ho cominciato a lavoraci su».
 

– Cominciano dunque ad arrivare le risposte di aziende intenzionate a supportarti?
«Al momento dispongo solo di alcuni sponsor tecnici come Ubi Maior che mi fornisce l’ intera attrezzatura di coperta, la veleria Diamond Saildesign che si sta occupando delle vele, Wind Kinetic Wind Sistems per l’energia alternativa e Telemar per le comunicazioni. Tra le diverse porte a cui ho bussato mi piace ricordare l’incontro con lo stilista Roberto Cavalli che ha la barca a Rosignano. Andai a parlarci quando ancora ipotizzavo il giro con un Mini 6,50 e quando provai a chiedergli un appoggio economico mi disse: “giovanotto, sai quante persone vengono da me a dirmi che vogliono volare? Ma nessuno si è mai presentato con le ali”. Aveva ragione: dovevo darmi da fare.
Ora oltre al progetto c’è anche la barca ed io sono quasi pronto a partire. Confido in altre risorse, ma le cose si stanno muovendo. Di certo non miro a diventare ricco con un'impresa di questo tipo. Mi serve solo l'indispensabile. Tant’è che ho già deciso che eventuali proventi extra saranno devoluti in beneficenza all’ Ospedale pediatrico Meyer di Firenze».

Dopo questa breve chiacchierata Dimov si congeda. Dà l’impressione di una persona umile, ma che sa quel che fa. Non sappiamo se riuscirà a compiere un’impresa tanto ardita. La sua determinazione ci farebbe scommettere di sì e a questo punto non ci resta che augurarglielo. Terremo i riflettori accesi.