Il mensile pratico del mare martedì, 12 dicembre 2017
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Costa sottovento in burrasca


01-12-2017 Giancarlo Basile

Come comportarsi se si è sorpresi dal maltempo mentre si naviga lungocosta

Costa sottovento in burrasca

 

Della spera abbiamo parlato su Bolina di Giugno 2018 dicendo che la si può usare se il mare in tempesta è libero sottovento. Cosa fare invece se sottovento c’è la costa? A meno che la costa offra un buon ridosso raggiungibile facilmente, come è ad esempio una piccola isola da poter aggirare andando a dar fondo in una rada sottovento, occorre starne alla larga.
La costa sottovento è sempre stata temuta dai marinai, tanto che pianificando una navigazione è necessario preoccuparsene, avendo pronta una soluzione accettabile se ci si dovesse venire a trovare col mare in tempesta e la costa sottovento. Per cominciare la barca dovrà essere dotata di una tormentina in grado di resistere a 50 e più nodi di vento, da alzare su uno strallo intermedio che va armato al momento se la barca è attrezzata a sloop.

La tormentina alzata sullo strallo dello sloop infatti è troppo a prua, rendendo la barca puggera anche disponendo di una randa di cappa che, al contrario dei tempi passati, è andata in disuso a favore della randa normale terzaruolata al massimo, meno adatta della randa di cappa, più bassa e più larga oltre che più robusta, per resistere alla tempesta senza scadere sottovento. E con la barca puggera è più difficile riuscirci. È una situazione che non capita quasi mai, è vero. Ma se dovesse capitare una sola volta nella vita del velista, essere preparati a stare alla cappa senza scadere sottovento può fare una grossa differenza.

Sotto questo aspetto l’ attrezzatura a cutter è migliore, basta ammainare o avvolgere lo yankee, prendere tre mani di terzaruoli alla randa, sostituire la trinchetta con la tormentina e la barca è pronta per stare alla cappa. I due alberi, come il ketch o lo yawl, stanno alla cappa anche meglio del cutter con la tormentina a prua e la mezzana terzaruolata a poppa, potendo realizzare un perfetto equilibrio.
La tormentina non va tenuta a collo come si fa stando in panna, oggi molto spesso confusa con la cappa, ma va regolata come per una bolina non stretta assieme alla randa terzaruolata, in modo che la barca abbia il minimo abbrivo necessario per governare e per ridurre lo scarroccio, presentando alle onde il mascone di sopravento e orzando fino a far pungere le vele sulle onde frangenti, sia per prevenire una non voluta puggiata che per avvicinare la prua al frangente, superato il quale si torna sull’ andatura della cappa.

Il timoniere perciò ha un ruolo importante nel mantenere l’ abbrivo per governare ma non di più, per non accrescere la forza dell’ impatto con i frangenti. Naturalmente c’è un limite alla forza del vento per resistere alla cappa, un limite che dipende dalla barca e anche dall’ equipaggio.
Superato questo limite si dovrà ammainare la randa e restare sotto la sola tormentina ma, anche avendola inferita al suo strallo arretrato, la barca diventerà più o meno puggera ed avrà bisogno di un angolo di barra all’orza per non scadere. Meglio comunque che provare ad entrare in un porto battuto dalla traversia, come dimostrato dai numerosi naufragi avvenuti in quelle condizioni.