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Rotta in Croazia? Prima passa in frontiera!


22-06-2017 Fabrizio Coccia

Una norma poco conosciuta prevede per i diportisti l'obbligo di effettuare le pratiche di espatrio prima di recarsi in un Paese dell'area non Schengen. Come la Croazia.

Rotta in Croazia? Prima passa in frontiera!

Prima di andare in Croazia i diportisti italiani devono effettuare le pratiche di espatrio negli uffici della nostra Polizia di Frontiera. È questa la notizia che da qualche settimana sta rimbalzando su social, quotidiani e siti internet allarmando non poco i velisti, soprattutto quelli adriatici  per i quali le sponde croate sono una frequente meta. Anche perché si parla di multe di 350 euro per gli eventuali inadempienti, sanzione che anzi sarebbe stata già comminata a un velista di Lignano.
Se non è stato possibile accertare la veridicità della stangata al malcapitato diportista della bassa friulana, abbiamo però avuto conferma da diversi uffici di Polizia dell'obbligo di sottoporsi al controllo di frontiera. Va detto che non si tratta di una novità, anche se il provvedimento è in effetti scarsamente conosciuto dai diportisti e altrettanto poco verificato dalle autorità. E non riguarda la sola Croazia.
Paesi "non Schengen". La verifica, definita con l'inquietante appellativo di “controllo politico”, riguarda le persone (quindi non la barca come tale) ed è la stessa alla quale sono sottoposti i viaggiatori “terrestri” in partenza per le cosiddette aree “non Schengen”, le nazioni al di fuori degli accordi che hanno abolito i controlli alle persone alle frontiere interne. Solo che, mentre per chi si sposta via terra queste verifiche avvengono o in aeroporto o ai valichi di frontiera, per i diportisti l'iter è necessariamente diverso.
Dichiarazione di espatrio. Chi si appresta a salpare con la barca diretto in una di queste nazioni (Croazia, ma anche Montenegro, Cipro, Irlanda, Turchia, etc.) deve quindi prima recarsi in un Ufficio della Polizia di Frontiera portando i documenti di identità di tutto l'equipaggio e compilare una apposita dichiarazione che contiene le seguenti informazioni: caratteristiche della barca, dati dell'armatore o dello skipper, porto di provenienza e di arrivo, lista delle persone a bordo. Dopo rapidi controlli la dichiarazione viene restituita con un “nulla osta” che autorizza l'espatrio e che va conservata a bordo. La stessa procedura va eseguita di nuovo quando si ritorna in Italia, recandosi a un ufficio della Polizia di Frontiera per comunicare il proprio rientro. Piuttosto complicato.
Inasprimento dei controlli. Come mai la questione è esplosa adesso? Molto probabilmente per gli inasprimenti dei controlli alle frontiere avvenuti in molti paesi, per i nuovi regolamenti contro il terrorismo internazionale e anche per l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea con la conseguente attivazione di banche date informatiche incrociate. E il rischio, per gli inadempienti, è quello di incorrere nel reato (contravvenzionale) di "espatrio clandestino".
Norme confuse. Ai problemi che crea una normativa del genere, si aggiunge poi una certa confusione sulla sua applicazione.  Per esempio, laddove non c'è la Polizia di Frontiera dove bisogna recarsi? Dipende, in alcuni luoghi dai Carabinieri, in altri alla Questura, in altri ancora in Capitaneria di Porto. Quando si deve compilare la dichiarazione di espatrio? Non si sa: c'è chi la pretende il giorno prima di salpare e chi la accetta anche con maggiore anticipo. E poi, nella maggior parte dei casi occorre andare di persona a compilare la dichiarazione, in altri si può mandare un'e-mail, in altri ancora, abbiamo sentito dire che accettano comunicazione telefoniche (soprattutto per confermare l'avvenuto rientro in patria). Insomma, una gran confusione. A cui qualcuno dovrebbe mettere ordine.

Lo Spazio Schengen. Attualmente, lo spazio Schengen si compone di 26 paesi eu­ropei (di cui 22 Stati dell’UE): Belgio, Repubblica ceca, Da­nimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia, insieme a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. La Bulgaria, la Croazia, Cipro, l’Irlanda, la Romania e il Regno Unito sono Stati membri dell’UE, ma non fanno ancora parte dello spazio Schengen.