Il mensile pratico del mare sabato, 18 novembre 2017
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Straorzate e strapoggiate


02-03-2017 Giancarlo Basile

Analisi di una manovra involontaria e pericolosa. Consigli pratici e un'eloquente video compilation di errori nell'uso dello spinnaker

Straorzate e strapoggiate

Straorzata e la strapoggiata sono pericolose perché in entrambi i casi il timoniere perde il controllo della barca col risultato che in pochissimi secondi ci si può ritrovare traversati con l’albero in acqua o quasi, per non parlare di grandi onde frangenti che nella fattispecie possono anche capovolgere la barca che si trovasse a queste traversata.
Nella strapoggiata ciò è aggravato dalla improvvisa strambata involontaria che comporta il violento passaggio del boma da un lato all’altro se sprovvisto di un sistema per bloccarlo o frenarlo in modo che il passaggio avvennga gradualmente.

Queste due evenienze possono capitare correndo al gran lasco o al giardinetto in presenza di onde abbastanza consistenti che, secondo la ben nota teoria trocoidale del loro avanzamento, sulla cresta l’acqua si muove alla velocità di traslazione dell’onda mentre nel cavo il moto dell’acqua assume la direzione opposta, come ampiamente dimostrato nella realtà. Ciò comporta il fatto che, quando il timone è sulla cresta, si annulla momentaneamente la sua efficacia in quanto l’acqua, muovendosi con la barca, non scorre sulla superficie della sua pala.
Se in quei secondi le vele imprimono alla barca una coppia di forze tendente a farla orzare o poggiare sarà perciò inevitabile che la barca parta in straorzata o in strapoggiata, traversandosi fino a prendere il vento al traverso che, nel secondo caso, comporta la suddetta rovinosa strambata involontaria.

Come fare per prevenire queste evenienze negative? Entro determinati limiti, variabili in funzione dell’esperienza del timoniere, occorre che questo governi in modo che, nei pochi secondi in cui il timone perde la sua efficacia, cioè quando si viene a trovare sulla cresta di un’onda, l’inclinazione della barca sia molto contenuta.
Solo così, infatti, le vele non le imprimeranno una coppia di forze tendenti a farla orzare o poggiare a seconda che l’inclinazione sia a sottovento o a sopravento, considerato che la componente propulsiva è applicata al centro velico che, con l’inclinazione, si porta di lato al centro di resistenza all’avanzamento della carena.

Facile a dirsi, ma meno a farsi, occorre una particolare sensibilità che si raggiunge in genere dopo anni di esperienza. Occorre cioè che il timoniere dia la giusta barra alla poggia quando sente che la poppa comincia a sollevarsi a causa dell’onda che la raggiunge, in modo da presentarla, all’arrivo sulla cresta, avendo il vento prossimo al fil di ruota e con la barca priva o quasi di inclinazione.
Se l’angolo di barra è insufficiente o viene azzerato prima del previsto la barca, in quei pochi secondi in cui il timone perde la sua efficacia, tenderà a orzare e, se la tendenza è accentuata, a straorzare; se l’angolo di barra è eccessivo, o non viene tolto tempestivamente all’arrivo sulla cresta, la barca poggerà e potrà iniziare a strapoggiare, aumentando rapidamente questa tendenza che la farà strambare in men che non si dica.

Un consiglio? A meno che non siate un super professionista, se avete lo spinnaker a riva ammainatelo quando il rollio, che questa vela tende ad aumentare con i suoi ondeggiamenti, non vi fa sentire sicuri di governare correttamente, sostituendolo con il genoa, anche se dovrete così bordeggiare in poppa. Impiegate il freno del boma e, se il vento aumenta facendo aumentare anche il mare, ammainate anche la randa e restate col solo genoa, rollandolo parzialmente se necessario: con la sola vela di prua, che al limite potrà essere la tormentina in burrasca, si perde ovviamente velocità ma si va molto più tranquilli.

A seguire una eloquente raccolta video tratta da Youtube