Il mensile pratico del mare lunedì, 20 novembre 2017

Ophelia: continuavano
a chiamarlo "uragano"


17-10-2017

Malgrado il fenomeno formatosi in Atlantico sia ormai scaduto a profonda depressione i mass media insistono nell'attribuirgli un titolo che, fortunatamente, non gli spetta

Ophelia: continuavano 
a chiamarlo "uragano"

Continua, con qualche rara e timida eccezione, la diffusione della parola “Uragano” da parte dei mass media, a proposito della bassa pressione (peraltro molto intensa) derivante dall’ uragano Ophelia. Come anticipato qualche giorno fa, gli uragani (perturbazioni tropicali che si producono al centro dell’Atlantico) non possono raggiungere, come tali, le nostre latitudini: possono, però, come già accaduto altre volte trasformarsi in profonde aree di bassa pressione, molto attive e apportatrici di fenomeni meteorologici intensi (venti forti, precipitazioni anche temporalesche, stato elevato di moto del mare).

È il caso di questa volta, nella quale l’uragano Ophelia, alimentato sul nascere da una elevata temperatura superficiale dell’acqua del mare e mantenuto in vita da questa, con il vapore d’acqua che ne deriva (motore principale delle perturbazioni tropicali), durante il suo percorso neanche troppo anomalo, coordinato dalle correnti in quota (da 5500 m in su), si è trasformato in una potente depressione, come su accennato. Cambiamenti climatici? Chissà, potrebbe darsi: si tratta di condizioni allo studio. Se ne sono sentite molte: addirittura, secondo alcuni, l’alta pressione che interessa l’Italia in questi giorni sarebbe “un portato” della situazione suddetta e, invece, si tratta di un fenomeno stagionale tipico del Mediterraneo…

Giustamente, le carte meteorologiche in superficie dell’U.K. Weather Service, identificavano, già da alcuni giorni, la bassa pressione summenzionata come “Ex – Ophelia”… Nel riquadro allegato, l’analisi satellitare delle ore 8 locali, di oggi (vds la carta in superficie di oggi nella pagina web di Bolina).
Gian Carlo Ruggeri
(Meteorologo)