Il mensile pratico del mare mercoledì, 20 novembre 2019
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Nuovo libro: Le rotte della Paura


28-05-2019 Alberto Casti

Dalla seconda metà del XVIII secolo le coste americane furono teatro di acerrimi scontri navali. Le barche, i protagonisti e le tattiche impiegate, nel nuovo volume di Giulio Stagni

Nuovo libro: Le rotte della Paura

Con lo scoppio della Guerra d’indipendenza americana, avvenuta nella seconda metà del XVIII secolo, gli oceani divennero teatro di feroci battaglie. Era l’epoca dei corsari assoldati da entrambe le fazioni, ma in particolare dai nascenti stati confederati d’America, ancora sguarniti di un esercito organizzato e capace di fronteggiare la Royal Navy inglese.
Agli armatori che sceglievano di votare i loro veloci brigantini a questa attività, veniva consegnata la lettera di corsa, documento governativo ufficiale che autorizzava il comandante e il suo equipaggio ad attaccare le navi nemiche, le cosiddette “prede”, e a spartirne il bottino coi marinai.

 

Gli equipaggi venivano formati reclutando gente di mare ma spesso, data la carenza di manodopera specializzata, le selezioni avvenivano anche tra uomini della terraferma, privi di precedenti esperienze marittime. Gli annunci pubblicitari diretti a tutti “i coraggiosi marinari e i fanti di marina che avevano il desiderio di servire il loro paese realizzando una fortuna”, venivano affissi nelle taverne dei porti.
I marinai s’imbarcavano solitamente per una singola navigazione ed erano vincolati dalla sottoscrizione di un contratto nel quale si stabilivano ruoli, ricompense e punizioni. A chi avesse perduto una gamba o un braccio in un duello, per esempio, erano destinati 1.000 dollari; 100 dollari venivano invece riconosciuti come extra a chi avesse avvistato una vela che si fosse poi rivelata una "preda"; 300 a chi, durante l’abbordaggio, fosse saltato per primo sulla nave avversaria.
Veniva invece condannato alla sottrazione della quota spettante, nonché ad altre pene a discrezione del comandante, chi si fosse comportato da codardo o da ribelle, chi avesse sottratto beni altrui e chi si fosse macchiato di atteggiamenti indecenti nei confronti di una donna.Naturalmente più i singoli capitani concludevano con successo le loro campagne via mare, più ne guadagnavano in notorietà raccogliendo attorno a sé un nutrito numero di marinai speranzosi di far parte dei loro equipaggi. Alcuni come Talbot Silas, Jonathan Harden, Gustavus Conyagham o John Paul Jones, divennero vere e proprie leggende, le cui gesta sono giunte sino a noi.

 

Ma a battere le coste degli Usa in quegli stessi anni non c’erano solo i corsari. In particolare il Golfo del Messico, i Caraibi e Cuba erano affollati da feroci pirati, abilissimi marinai e uomini senza scrupoli, che avevano scelto la via del crimine depredando qualsiasi tipo di nave incrociasse la loro rotta. Per la maggior parte di trattava di ex corsari che agli inizi del 1800 avevano servito i territori del Sudamerica contro la Spagna e che successivamente erano stati abbandonati dai rispettivi governi, quindi privati della lettera di corsa.
Il dilagare di tale attività fu conseguenza anche dei premi assicurativi divenuti così elevati  da persuadere molti commercianti americani che il rischio di perdere navi e carico fosse preferibile a un esborso tanto oneroso. Solo nell’anno 1820 furono assalite 27 navi americane; più di due al mese. Un flagello di che il governo americano non poteva ignorare.
L’incarico di fronteggiare i pirati fu affidato a un giovane ambizioso capitano, David Porter, che mise insieme una flotta di piccoli velieri molto veloci e dal basso pescaggio, la Mosquito fleet (flotta di zanzare) con cui, forte di una straordinaria perizia marinaresca, riuscì a fare cessare in soli due anni il dilagare di questa minaccia.
I pirati non erano però gli unici criminali che agli inizi dell’Ottocento sbarcavano lungo le coste americane. Nel 1808 era stato abolito il commercio di schiavi, ciò nonostante uomini senza scrupoli continuarono a perpetuare illegalmente la tratta di uomini, donne e bambini rapiti lungo le coste dell’Africa e stipati sottocoperta come bestie da macello.

 

 

Anche le navi negriere erano costruite con criteri peculiari: dovevano essere veloci e di dimensioni contenute (tra i 18 e i 30 metri) così da non essere facilmente intercettate dai pattugliatori statunitensi. Dovevano anche avere basso pescaggio al fine di nascondersi facilmente in piccole insenature o nelle anse dei fiumi. In prevalenza erano schooner, scafi dalle spiccate doti boliniere e governabili con equipaggio ridotto: una condizione indispensabile per lasciare posto al carico umano. Un modello esemplare di disegno di nave negriera fu lo schooner Union varato nei primi dell’Ottocento e dotato di doppia deriva mobile pivotante.
Le rotte della paura (Editrice Incontri Nautici, 105 pagine a colori, 20 euro) è l’opera quinta di Giulio Stagni. Risultato di una meticolosa opera di documentazione, il libro riporta alla luce fatti e personaggi che nel bene o nel male, hanno contraddistinto un’epoca. Un saggio in cui mirabili illustrazioni si sposano alla meticolosità della descrizione testuale. 

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L'autore - Architetto triestino, insegnante, velista e istruttore di vela Giulio Stagni, oltre a Le rotte della paura ha pubblicato con Editrice Incontri Nautici i seguenti volumi: Velaveloce, guida alla conduzione di piccoli catamarani (94 pagine, 12,50 euro); Piedemarino, guida visuale per chi naviga a vela (200 pagine, 16 euro, vincitore del premio Marincovich del 2012 nella sezione ragazzi); Schooner, pesca e competizione, viaggio alle origini della vela sportiva americana (200 pagine, 18 euro); Vele Imperiali, la belle époque dello yachting dal Mar Baltico all’Adriatico (167 pagine, 20 euro III° classificato al Premio Marincovich del 2017); l’ebook Il16, l’Hobie Cat, guida illustrata (121 pagine, 9 euro). Tutti i volumi sono disponibili nella su e in libreria.