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Uomo a mare: un report del “Maib”


26-06-2019 Fabrizio Coccia

Indagine dell'organismo inglese sul decesso di un velista alla Clipper Round the World del 2017. Più attenzione a come si stendono le life line e all'aggancio dei penzoli. Consigliata la revisione degli standard dei ganci di attacco.

Uomo a mare: un report del “Maib”

Il Marine Accident Investigation Branch (Maib) è un organismo inglese che analizza gli incidenti in mare occorsi alle barche con bandiera britannica. Non accerta responsabilità, né attribuisce colpe. Analizza fatti, cause e circostanze con il solo scopo di prevenire altri incidenti. Sano pragmatismo “english”, dal quale si può solo imparare. L'ultimo report del Maib ha preso in esame l'incidente accaduto a Simon Speirs, l'avvocato inglese di 60 anni che partecipava alla Clipper Round the World, il giro del mondo a tappe in flottiglia per non professionisti, che il 18 novembre del 2017 è morto dopo essere stato sbalzato in acqua a circa 1.500 miglia a Ovest di Freemantle (Australia).
Dettagliata la ricostruzione del Maib.

Al momento dell'incidente il Clipper Venture 30 (21,30 m), sul quale è imbarcato Speirs, naviga con mare agitato e venti da Ovest Sud Ovest con forza da 5 a 7 per la terza tappa dal Sudafrica all'Australia. A bordo sono in 16, cinque vanno a prua per trasportare e alzare una vela più piccola, lo yankee 3, tra loro c'è anche Speirs, tutti hanno giubbotto di salvataggio, cintura di sicurezza e sono assicurati alle life line. Mentre ammainano la vela da sostituire un'onda fa strambare e sbandare la barca causando la caduta fuoribordo del prodiere, che riesce comunque a risalire a bordo.
Subito dopo è Speirs a essere sbalzato fuori dalla barca. Il prodiere tenta di trattenerlo, ma senza successo; lo skipper prova a cambiare mure in modo da mantenere lo sfortunato velista a fianco dello scafo, ma non ci riesce. A Speirs, che si trova trascinato in acqua cercano di passare una drizza per cercare di sollevarlo, ma mentre tenta di fissarla all'imbragatura il gancio che lo tiene collegato alla life line si deforma e si sfila. Non è più collegato alla barca.
A bordo scatta subito la procedura per il recupero dell'uomo a mare, ma le difficili condizioni meteomarine e la velatura incompleta rendono tutto molto difficile. Speirs viene recuperato solo dopo 32 minuti. Troppo tardi, è morto.

Le considerazioni del Maib per questo incidente sono che il decesso è stato causato dall'effetto combinato della lunghezza (eccessiva) del penzolo dell'imbragatura, che hanno portato il velista a trascinarsi in acqua impedendone il recupero, e dalla sua posizione di aggancio. Il terminale infatti si è incattivato sotto la galloccia di prua provocando una torsione che lo ha fatto aprire e cedere.
Da qui la pubblicazione di un bollettino di sicurezza da parte del Maib in cui si evidenziano i pericoli delle sollecitazioni laterali dei ganci di fissaggio dei penzoli e la raccomandazione di predisporre life line in modo che questi non possano restare incattivati su accessori di coperta o attrezzature. Ulteriori raccomandazioni sono state poi fatte per sollecitare la revisione e la modifica degli standard internazionali che riguardano le cinture di sicurezza e i loro penzoli.

Il report si può scaricare qui.

In basso la foto del gancio del penzolo che ha ceduto e la ricostruzione della posizione in cui si è incattivato al momento dell'incidente.