Il mensile pratico del mare sabato, 26 settembre 2020
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Categoria: Editoriali

Ai comandanti si obbedisce


05-06-2020 Cino Ricci

Durante il lockdown impartito agli italiani dal Governo, abbiamo assistito a una certa irrequietezza da parte di molti diportisti. Eppure i marinai dovrebbe saper accettare gli ordini dei propri comandanti

Durante il cosiddetto lockdown impartito agli italiani dal Governo a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo assistito a una certa irrequietezza da parte di molti diportisti, impazienti di riprendere il mare. Credo che in situazioni di questo tipo sia necessario invece rassegnarsi: obbedire agli ordini e preservare la salute. Non ci sono altre priorità.
Dobbiamo metterci nei panni di chi tiene le redini del paese. Sappiamo bene che è difficile avere fiducia in noi italiani: se dici a un tedesco che deve restare a casa non esce, se lo dici a un italiano puoi star sicuro che prima passerà in rassegna tutte le scappatoie per evitarlo, incurante dell’interesse pubblico. 
 
Se si fosse lasciata da subito la possibilità alla gente di andare in barca, abbiamo idea di quanta se ne sarebbe riversata nei porti? Di quanti sarebbero saliti sulle barche pur non essendone i proprietari? 
Il virus è subdolo, ormai lo sappiamo bene, nascosto dentro di noi, a volte anche in modalità asintomatica. Lasciare la libertà di uscire di casa avrebbe esposto molti a un rischio davvero elevato, soprattutto in considerazione del fatto che è pressoché impossibile mantenere la distanza di sicurezza all’interno di una imbarcazione, in particolare nelle manovre che, navigando devono avere la priorità. Non si può rischiare una straorza o una strambata perché il randista non mantiene la distanza di sicurezza di un metro. È fantascienza.
 
Se mi metto dalla parte di chi ha potere decisionale nel limitare la libertà delle persone, mi si raddrizzano le unghie delle dita. Chi detta le regole è come un comandante che si assume la responsabilità di un intero equipaggio. Molta gente non ci arriva perché non ha mai comandato nulla. Quando senti la responsabilità degli altri, devi cercare di capire cosa potrà succedere in un arco di 360 gradi, valutando e rivalutando quali potrebbero essere le conseguenze delle tue azioni e degli ordini che impartisci. 
Dobbiamo imparare a fidarci di chi ne sa più di noi e comportarci di conseguenza. Non esiste chi è più furbo, termine che in Italia è associato all’intelligenza, ma che non a caso deriva dal francese forban che significa invece disonesto, com’è chi per un capriccio personale cerca scappatoie anche se sono illegali. 
 
Lo so che per i giovani in particolare non è facile dominare vitalità e curiosità. Probabilmente trent’anni fa mi sarei comportato diversamente, ma oggi dall’alto dei miei 85 anni, posso permettermi di dire che trasgredire, quando in gioco c’è la salute di tutti quanti, è un atteggiamento da disgraziati. 
E i naviganti dovrebbero essere abituati a dare fiducia: quando a bordo viene impartito un ordine, si obbedisce e lo si fa subito, senza discutere, per la sicurezza dell’intero equipaggio. Dopo, semmai, si potrà disquisire sulle scelte operate (cosa che in verità io non tolleravo comunque), ma intanto al “dopo” ci si è arrivati, la barca è giunta in porto e ce la siamo cavata. E se il comandante sbaglia davvero? Pazienza, il suo ruolo passerà a qualcun altro.