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Categoria: Norme

Da natante a imbarcazione


27-08-2020 Fabrizio Coccia

Per navigare oltre le 12 miglia dalla costa le unità fino ai 10 metri di lunghezza devono essere iscritte nei registri marittimi, procedura che ha subito cambiamenti

Da natante a imbarcazione
I natanti nel nostro paese hanno un trattamento privilegiato. Sono beni mobili non registrati e non soggetti a iscrizione nei Registri marittimi, non hanno bisogno del Certificato di sicurezza evitando le dispendiose visite periodiche, si possono acquistare e vendere senza formalità e risultano abbastanza “invisibili” al fisco. 
Una situazione burocratica ideale per la loro diffusione, ostacolata improvvidamente dall’ultima riforma del Codice della Navigazione che gli ha in parte tarpato le ali obbligandoli a navigare, anche se certificati in categoria A CE, entro le 12 miglia dalla costa. 
Un recinto che per molti velisti, armatori magari di barche che strutturalmente potrebbero affrontare l’oceano, può risultare troppo stretto e per superare il quale non c’è che una soluzione: l’iscrizione al Rid, il Registro marittimo. Con questa procedura infatti il natante riceve in dote la Licenza di Navigazione, il Certificato di sicurezza e si trasforma in “imbarcazione” acquisendone diritti e doveri, compreso quello di poter navigare “senza limiti”, caratteristiche tecniche permettendo. 
 
Come procedere per effettuare questa iscrizione, quali documenti occorrono e a chi rivolgersi? Prima di spiegarlo è necessario fare una premessa. La riforma che nel 2018 all’insegna della “semplificazione” ha aggiornato il Codice del Diporto ha modificato tra l’altro radicalmente anche la gestione amministrativa delle unità da diporto mandando in soffitta gli archivi cartacei delle autorità marittime, digitalizzando tutte le procedure e dando vita al Siste, il Sistema Telematico Centrale della nautica da diporto. 
Questo è costituito da un Archivio telematico centrale (Atcn), da un Ufficio di Conservatoria centrale (Uctn) e dallo Sportello telematico del diportista (Sted), che sarebbe l’interfaccia con gli utenti. È agli Sted quindi che bisogna rivolgersi per effettuare tutte le operazioni relative alle unità da diporto: iscrizioni, trascrizioni, annotazioni, rilascio o variazioni di documenti, etc.
Va detto però che questa rivoluzione digitale è partita con i piedi di piombo. Conflitti gestionali tra software, mancato coordinamento tra strutture, connessioni on-line poco stabili e lente validazioni delle pratiche hanno infatti frustrato le speranza di chi pensava che ogni pratica potesse essere risolta in agenzia, con un click, quasi in tempo reale. Anzi, a sentire utenti e operatori del settore i tempi dello smaltimento delle pratiche amministrative che riguardano le barche, sembrano essere decisamente superiori rispetto a quando si scriveva a mano. 
Considerato, però, il passaggio “epocale” dalla penna al bit, qualche problema è fisiologico, al sistema serve rodaggio. Una volta a regime si dovrebbe (speriamo) poter apprezzare la possibilità di consultare in tempo reale qualsiasi documento ed eseguire le pratiche in ogni “sportello” autorizzato senza recarsi in quello dove è iscritta la barca. 
 
Allo stesso modo bisognerà ancora attendere per trovare effettivamente gli Sted diffusi sul territorio, per ora sono aperti perlopiù presso le Capitanerie di Porto, gli uffici circondariali marittimi e la motorizzazione civile. Come prima.
Premesso ciò, visto che dal mese di settembre 2019 tutte le unità da diporto di nuova immatricolazione vanno iscritte nell’Archivio telematico centrale delle unità da diporto (dal 1° gennaio 2021 vi confluiranno anche tutte le altre pratiche) per iscrivere un natante nel Registro delle imbarcazioni da diporto bisogna rivolgersi a uno Sportello telematico del diportista. 
La domanda va presentata dal proprietario (o dall’utilizzatore in locazione finanziaria, in nome e per conto del proprietario e munito di procura con sottoscrizione autenticata) su modulo “conforme”, reperibile in loco o online e in bollo (da 16 euro). Bisogna inoltre allegare i seguenti documenti:
 
1. Titolo di proprietà. Questo può essere costituito da:
a. sentenza;
b. atto pubblico;
c. scrittura privata con firme autenticate, o accertate giudizialmente, registrata in bollo;
d. dichiarazione unilaterale di vendita con firma autenticata, registrata e in bollo;
e. fattura di vendita con firma, per quietanza, del venditore autenticata, registrata e in bollo.
Per le unità autocostruite deve essere presentata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con sottoscrizione autenticata dal notaio (o altro pubblico ufficiale autorizzato), con la documentazione fiscale (scontrini o fatture) attestante l’acquisto dei materiali per la costruzione.
 
2. Dichiarazione di costruzione o importazione (Dci). Si tratta di un nuovo documento (per fortuna si parlava di semplificazione...) previsto dal luglio 2019 con l’entrata in funzione dell’Archivio telematico. La legge prevede sia rilasciato dalle “associazioni dei costruttori, importatori e distributori più rappresentative”, in caso di una nuova Licenza di navigazione, per l’aggiornamento di quelle non presenti nel Siste, per quelle provvisorie o per la navigazione temporanea.  
Attualmente lo fornisce Confindustria Nautica (ex Ucina). La richiesta va presentata attraverso un apposito modello (reperibile on-line) allegando, tra l’altro, per le unità marcate CE il codice di identificazione dello scafo o, per quelle senza marcatura CE, l’attestazione di idoneità rilasciata da un organismo tecnico o il certificato di omologazione con dichiarazione di conformità al prototipo. Il tutto va poi inviato a: <dci@ucina.net>. 
 
Cosa succede se si tratta di una barca della quale Confindustria Nautica non ha informazioni e per la quale non manda il Dci? Nulla, la legge prevede infatti nei casi di “accertata impossibilità di rilascio” che l’iscrizione avvenga lo stesso.
 
3. Documentazione tecnica.
a. per le unità con marcatura CE: dichiarazione di conformità UE;
b. per le unità senza marcatura CE: un’attestazione di idoneità rilasciata da un Organismo tecnico notificato o autorizzato.
 
4. Dichiarazione di potenza del motore. Questo documento può essere sostituito anche dal certificato di omologazione con dichiarazione di conformità o dal “vecchio” certificato di potenza, rilasciato prima del maggio 2000.
5. Dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante la cittadinanza, la residenza, lo stato civile e il regime patrimoniale dei beni.
6. Copia del documento di identità.
7. Pagamento di diritti e tributi. Il costo dell’iscrizione (marche da bollo e tasse varie) può variare secondo lo Sted in cui si effettua la pratica (mediamente ammonta a circa duecento euro).
Questa è dunque la procedura burocratica per trasformare il natante in imbarcazione, che in molti casi però può trovare un grosso ostacolo: un titolo di proprietà non adeguato. Il natante, si è detto, è un bene mobile non registrato e secondo il Codice Civile il suo “possesso vale titolo”, come fosse una bicicletta. Molte compravendite si sono quindi effettuate (e si effettuano) con semplici scritture private, documenti non validi come titolo ufficiale di proprietà ai fini dell’immatricolazione, dove serve come abbiamo scritto in precedenza almeno un contratto con firme autenticate e poi registrato.
 
On-line alcuni armatori raccontano di avere “aggirato” il problema simulando una nuova compravendita della barca coinvolgendo una persona compiacente come fittizio proprietario ed effettuando una scrittura privata ex novo con firme autenticate. Attenzione: si tratta di una procedura illegale che può comportare tra l’altro, oltre la nullità dell’immatricolazione, conseguenze penali (falso in atto pubblico) e problemi fiscali (in caso di accertamento fiscale la dimostrazione del passaggio di denaro).
 
Iscrizione provvisoria. In caso di prima immissione in servizio (barca nuova) il proprietario dello scafo munito di procura con sottoscrizione autenticata può chiedere allo Sted l’iscrizione provvisoria anche in assenza del titolo di proprietà. Oltre ai documenti elencati in precedenza vanno presentate:
-  copia della fattura o ricevuta fiscale (contenente l’assolvimento degli obblighi fiscali ed eventuali doganali, generalità, indirizzo, codice fiscale dell’interessato, caratteristiche tecniche dell’unità);
-  dichiarazione di assunzione di responsabilità (da parte dell’intestatario della fattura o ricevuta fiscale) per gli eventi derivanti dall’uso della barca fino alla data di presentazione del titolo di proprietà. Con l’iscrizione vengono rilasciati anche la Licenza di Navigazione e il Certificato di sicurezza. 
Entro 6 mesi occorre però presentare il titolo di proprietà dovuto, altrimenti l’iscrizione si considera come non avvenuta.
 
 

 
 BANDIERA ESTERA: SERVE LA PROVA DELLA CANCELLAZIONE? 
 
Ai fini dell’iscrizione nei registri marittimi delle unità da diporto marcate CE, provenienti da uno stato dell’Unione Europea, il certificato di cancellazione dal registro dove l’unità era iscritta, sostituisce la documentazione tecnica se riporta i relativi dati della barca. Se il paese di provenienza non prevede l’iscrizione a un registro, il certificato di cancellazione è sostituito da una dichiarazione del proprietario della barca (o un legale rappresentante).  
Per le barche non marcate CE la documentazione tecnica può essere sostituita da un’attestazione di idoneità rilasciata da un organismo tecnico notificato o autorizzato. Al posto del titolo di proprietà può inoltre essere presentato il certificato di cancellazione dal registro in cui l'unità era iscritta, o un attestato dell’autorità competente (con validità massima di 6 mesi) dal quale risulti avviata la procedura di cancellazione. Dal certificato (o dall’attestato) devono risultare le generalità del proprietario e le caratteristiche della barca. 
Ai documenti descritti, se redatti in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in italiano certificata conforme all’originale dalla rappresentanza diplomatica o consolare o da un traduttore ufficiale. Anche le firme devono essere “legalizzate” dalle rappresentanze diplomatiche o consolari salvo rechino la timbratura “Apostille”. Tra Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda e Lettonia è soppressa ogni forma di legalizzazione degli atti.  
 

 
 DA IMBARCAZIONE A NATANTE: È SEMPLICE 
 
Le imbarcazioni, se pari o inferiori ai 10 metri di lunghezza,  possono essere cancellate dai Registri marittimi diventando natanti (perdendo quindi la possibilità di navigare “senza limiti”). 
La procedura è quella prevista dalle norme del Codice del Diporto non “riformato”, perché per l’applicazione delle nuove manca il regolamento di attuazione, ed è piuttosto semplice. Basta presentare un’istanza in carta legale (bollo da 16 euro) all’ufficio marittimo in cui è registrata la barca allegando copia del documento di identità, la Licenza di Navigazione e la Licenza di esercizio Rtf eventualmente posseduta. Contestualmente si chiede anche il rilascio dell’estratto del Rid con gli estremi dell’avvenuta cancellazione e la dichiarazione di conformità del motore. 
Vanno allegate anche una marca da bollo da 16 euro e una ricevuta di versamento di 23,65 euro alla Tesoreria dello Stato.
 

 
 LUNGHEZZA: LE PARTI RIMOVIBILI TALVOLTA CONTANO 
 
Il Codice del Diporto definisce natante “ogni unità a remi, ovvero con scafo di lunghezza pari o inferiore a 10 metri, misurata secondo le norme armonizzate..., con esclusione delle moto d’acqua”. Per gli scafi marcati CE la lunghezza ufficiale è riportata nei documenti della barca. 
Per quelli privi di marcatura, in assenza di certificato di omologazione una misurazione certificata può essere richiesta a un organismo tecnico autorizzato o notificato. La norma “armonizzata”, cui fa riferimento il Codice è la Iso/En 8666:2002 la quale prescrive che la lunghezza dello scafo (Lh) deve essere misurata parallelamente alla linea di galleggiamento di riferimento e alla linea centrale dell’unità come la distanza tra due piani verticali, perpendicolari all’estremità prodiera e poppiera della barca. Questa lunghezza include tutte le parti strutturali e integrali dell’unità, quali prue o poppe di legno, plastica o metallo, impavesate e giunzioni scafo-ponte. Esclude invece le parti rimovibili che possono essere staccate in modo non distruttivo e senza influire sull’integrità strutturale dell’unità, per esempio, alberi, bompressi, pulpiti a ciascuna estremità dell’unità, accessori della testa di ruota, timoni, motori entro-fuoribordo, motori fuoribordo e relative staffe e piastre di supporto, piattaforme di immersione, piattaforme di imbarco, bottacci e parabordi. Tale lunghezza non esclude le parti staccabili dello scafo, che fungono da supporto idrostatico o dinamico quando l’unità è a riposo o in navigazione.