Il MIT ridimensiona la portata dell'articolo 26-ter. Resta l'obbligo di una nuova certificazione per gli armatori italiani. Il testo integrale della circolare
È stata pubblicata il 23 giugno sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una circolare firmata il 18 giugno dal direttore generale Patrizia Scarchilli e indirizzata agli Organismi Notificati, a Confindustria Nautica e al Comando Generale delle Capitanerie di Porto, che chiarisce le modalità applicative del discusso articolo 26-ter del Codice della Nautica da Diporto, introdotto dalla legge n. 70 del 7 maggio 2026 sulla valorizzazione della risorsa mare.
Il tema caldo, lo ricordiamo, è soprattutto l'introduzione per le unità da diporto di bandiera estera fino a 24 metri, di proprietà di cittadini o persone giuridiche italiane, dell'obbligo di dimostrare ogni cinque anni l'idoneità alla navigabilità tramite certificazioni dello Stato di bandiera o, in assenza di queste ultime, con visita presso un organismo tecnico notificato.
Sull'argomento avevamo coinvolto in un
podcast anche l'avvocato ed esperto di diritto marittimo Alberto Pasino, che rilevava diverse criticità nella nuova norma in violazione del diritto europeo e della Costituzione italiana.
Con la nuova circolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sottolinea che l'idoneità alla navigabilità rimane materia riservata esclusivamente allo Stato di bandiera e che l'attestazione prevista dalla nuova norma non sostituisce alcuna certificazione di sicurezza italiana né alcun documento richiesto dai registri esteri. Il suo scopo, si specifica nel documento, è unicamente verificare l'assenza di carenze manutentive che possano generare rischi per la sicurezza della navigazione e per l'ambiente marino. Si fa esplicitamente riferimento a impianti elettrici e del gas, sistemi di aspirazione delle acque di sentina, sistemi antincendio, valvole delle prese a mare e infiltrazioni dallo scafo.
Il piano è stato dunque spostato dalla navigabilità alla adeguata manutenzione, "onde verificare se lo stato dell'unità presenta potenziali rischi per l'integrità dell'ambiente marino e la sicurezza della navigazione".
La visita è condotta in acqua da un Organismo Notificato — non è quindi richiesto l'alaggio — ha durata quinquennale e l'attestazione non va trasmessa all'Archivio Telematico Centrale della Nautica né ad altre autorità, ma deve essere semplicemente conservata a bordo.
La circolare precisa inoltre che restano valide le attestazioni già rilasciate dagli Organismi Notificati alle unità precedentemente iscritte nel Registro italiano e ancora in corso di validità, e che le certificazioni in lingua estera diverse dall'inglese richiedono traduzione giurata. Spetta al comandante dell'unità verificare la documentazione dello Stato di bandiera e stabilire se l'imbarcazione necessiti o meno dell'attestazione.
Per gli italiani proprietari di imbarcazioni immatricolate all'estero resta però oggettivamente un elemento discriminatorio basato sulla residenza, con adempimenti ed esborsi da cui sono invece esclusi i cittadini stranieri che con le loro barche navigano nelle acque italiane.
Ancora ignote le sanzioni che scatterebbero in caso di inadempienza e le modalità con cui gli enti certificatori potranno far fronte a migliaia di richieste a ridosso della stagione estiva.
Nel frattempo il Presidente della Lega Navale Donato Marzano rileva, in una nosta invita alla stampa, un'altra criticità della legge per la valorizzazione della risorsa mare. Riguarda il vincolo per i soci dei Centri di Istruzione per la Nautica (le strutture didattiche gestite dalla Lega Navale Italiana o da Asd che operano senza scopo di lucro) di poter accedere ai corsi per la patente nautica solo a un anno da quello in cui ci si è associati e al divieto per gli stessi enti di fare "promozione commerciale al di fuori del perimetro associativo dell'attività di formazione e di preparazione dei candidati agli esami per il conseguimento delle patenti nautiche".
“Il numero degli incidenti in mare - scrive Marzano - è in aumento. Per questo è necessario investire sempre di più nella qualità della formazione nautica e nella diffusione della cultura della sicurezza di qualsiasi modalità di navigazione. La Lega Navale è pronta a fare la sua parte”, dichiara il Presidente della Lega Navale Italiana, Donato Marzano, esprimendo la posizione dell’associazione sulla legge per la “Valorizzazione della risorsa mare” (n. 70/2026) che introduce alcuni paletti per le organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di formazione nautica.
La norma che pone il vincolo di un anno di anzianità associativa per accedere ai corsi dei Centri di Istruzione Nautica (CIN) di Lega Navale, Federazione Italiana Vela e Marina Militare va corretta, perché rischia di penalizzare l’attività formativa di un ente pubblico come la LNI che da sempre opera senza finalità di lucro per promuovere la cultura del mare e la sicurezza della navigazione. Nei nostri CIN - aggiunge Marzano - non ci limitiamo a preparare le persone a superare un esame: formiamo diportisti consapevoli e responsabili".
Il Presidente della Lega Navale rende noto di aver chiesto ai Ministeri competenti una revisione della norma e l’avvio di un confronto istituzionale.