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Benussi e il caso "Wild Thing"


13-07-2026

Lo skipper triestino indagato dalla Procura europea di Venezia per la presunta evasione Iva sull'importazione del maxi yacht dall'Australia

In una nota stampa diffusa il 26 giugno dalla Guardia di Finanza e ripresa lo stesso giorno dall'Ansa, lo skipper Furio Benussi sarebbe indagato dalla Procura europea di Venezia per una presunta evasione dell'Iva per l'importazione dall'Australia del maxi yacht Wild Thing. Secondo la normativa doganale, infatti, le imbarcazioni che entrano in territorio comunitario e vi restano oltre 18 mesi sono soggette al pagamento dell'Iva. Quella di Wild Thing è però una storia particolare: naufragata nel 2014 prima di essere trasportata in Italia la barca è rimasta per anni abbandonata in un cantiere a Minorca ed è sempre restata di proprietà della società australiana BC39 che con Benussi/Fast and Furio Sailing ha siglato un contratto di locazione. La vicenda è considerata da Piero Fornasaro, l'avvocato del celebre velista triestino, come un "vero e proprio groviglio giuridico", perché non è chiaro in quale preciso momento fosse effettivamente sorta l'obbligazione tributaria, se all'ingresso originario in acque comunitarie, quando l'imbarcazione era un relitto inattivo, o in un momento successivo legato al suo effettivo utilizzo. Dal canto suo la Guardia di Finanza contesta il reato "congiunto" di Benussi e dell'amministratore della società armatrice australiana, supponendo che dopo averla utilizzata per tanti lo skipper non potesse essere all'oscuro delle riscontrate irregolarità doganali. Il velista italiano, che già nel 2025 aveva versato 433 mila euro per svincolare la barca che era stata posta sotto sequestro, si ritiene estraneo ai fatti e annuncia di essere pronto affrontare il procedimento in ogni sede competente.

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