Il mensile pratico del mare venerdì, 19 agosto 2022

Iroquois

Iroquois
  • Dettagli tecnici:
  • Lunghezza: 9,16m
  • Larghezza: 4,08m
  • Pescaggio: 0,40/1,70m
  • Peso: 2,50t
  • Velatura: 42,50mq

Tipo: Multiscafo

Cantiere: Sail Craft, Gran Bretagna

Progettista: Rod Macalpine-Downie

Dal cantiere inglese Sail Craft un catamarano degli Anni 60 con doti marine e costruzione di qualitĂ .

Prima di progettare nel 1965 insieme a Rodney March e Terry Pierce il celebre catamarano Tornado, il campione olimpico inglese Reg White aveva dato vita nel 1960 al cantiere Sail Craft, specializzato nella costruzione di multiscafi sportivi e da crociera. In particolare per questi ultimi, il cantiere si avvaleva della collaborazione di un talentuoso progettista, Rod Macalpine-Downie, che contribuì in maniera determinante all’evoluzione e alla diffusione in tutto il mondo di questo tipo di imbarcazioni. Tra i suoi progetti di maggiore successo, a metà degli Anni 60, c’è sicuramente l’Iroquois, uno dei migliori catamarani da crociera dell’epoca, sia per le doti marine che per le qualità estetiche. La prima versione, la MK I, venne disegnata nel 1965. L’idea era quella di realizzare una barca di 9,16 metri solida e piacevole, in grado di offrire maggiore comfort rispetto a un monoscafo, senza però rinunciare alle prestazioni e alla manegevolezza in navigazione. Scelte azzeccate che ne fecero uno dei modelli nella fascia al di sotto dei 10 metri tra i più apprezzati in tutto il mondo con centinaia di esemplari prodotti, tanto che ancora oggi, a distanza di 44 anni è ancora una barca ricercata nel mercato dell’usato. Gli scafi sono in vetroresina e per garantirne l’inaffondabilità, gli spazi sottostanti alle cuccette sia a prua che a poppa sono riempiti con schiuma di poliuretano espanso. Le linee d’acqua si caratterizzano per i volumi contenuti delle sezioni poppiere che aumentano in prossimità del baglio massimo, dove si concentra il bordo libero più alto, fino a terminare con gli slanci accentuati delle prue. Gli scafi sono dotati di pinna di deriva e pale dei timoni a barra sollevabili che riducono il pescaggio ad appena 40 centimetri e che si manovrano dal pozzetto con sistemi di cime a circuito chiuso. Il piano di coperta prevede a pruavia dell’albero una zona per il relax con la classica rete che unisce gli scafi e una battagliola di protezione. Quindi si accede verso poppa, attraverso dei passavanti per la verità un po’ sacrificati e provvisti di corrimano di legno sulla tuga, si accede al pozzetto con tutti i rinvii di manovra, ampio e protetto dai prolungamenti laterali della tuga. Quest’ultima è contenuta per garantire una buona visibilità durante le manovre, e si riconosce facilmente per la forma arrotondata e le finestrature presenti su tutti i lati. Il piano velico, con armo in testa d’albero, è a sloop con randa, genoa e albero abbattibile. Le prestazioni a vela sono buone, ulteriormente agevolate dal peso non eccessivo della barca (2,5 t): al traverso, con a prua uno spinnaker o un gennaker, l’Iroquois è capace di superare i 10 nodi. Gli interni, spaziosi e rifiniti in teak, offrono due cuccette doppie a poppa e due cuccette singole a prua degli scafi, bagno separato con doccia opzionale nello scafo di sinistra, e cucina con fornello a due fuochi nello scafo di dritta. La struttura centrale accoglie invece un comodo quadrato con sedute contrapposte trasformabile in due cuccette e l’angolo per il carteggio subito a dritta dell’entrata. Apprezzabile la presenza di tanti gavoni, armadi e stipetti, sia a poppa che a prua. Nel 1968, Rod Macalpine- Downie creò una seconda versione, l’MK II, che pur mantenendo le stesse dimensioni di larghezza e lunghezza del primo modello, presentava ciascuna sezione degli scafi leggermente aumentata per dare maggiore volume agli interni. A distanza di tre anni, nel 1971, uscì infine la terza versione dell’Iroquois, l’MK II A: la lunghezza degli scafi in questo caso venne portata a 9,60 metri, con uno sviluppo in particolare nelle sezioni poppiere degli scafi, adattate per accogliere un paio di gavoni o gli eventuali motori entrobordo.