Il mensile pratico del mare domenica, 14 agosto 2022

Poulain

Poulain
  • Dettagli tecnici:
  • Lunghezza: 23/27,30m
  • Larghezza: 16,20/16,35m
  • Pescaggio: m
  • Peso: 12/14t
  • Velatura: 295/340mq

Tipo: Multiscafo

Cantiere: Cdk, Francia

Progettista: Van Peteghem e Lauriot Prévost

Un trimarano che dal 1988 con vari nomi da “Poulain” a “Idec” è stato protagonista della corsa ai record oceanici dati tecnici

NELLA STORIA DEI RECORD oceanici c’è un multiscafo che ha segnato alcune tappe decisive e che vanta una carriera sportiva tra le più longeve della vela moderna. Si tratta di un progetto firmato nel 1986 dalla coppia di architetti Van Peteghem e Lauriot Prévost su richiesta del navigatore bretone Olivier de Kersauson. Quest’ultimo in quegli anni è già un velista affermato, amico del celebre Eric Tabarly e suo secondo a bordo dei vari Pen Duick con i quali ha riportato tante vittorie. Nel 1986 de Karsauson decide di realizzare una barca tutta sua, un grande multiscafo concepito espressamente per correre in oceano, così si rivolge ai progettisti olandesi, già esperti in questo tipo di imbarcazioni. Tra le varie soluzioni in termini di materiali, de Karsauson sceglie il composito che ha già adottato con successo su una barca precedente, il trimarano Ribouel, e affida la costruzione del multiscafo al cantiere Cdk di Port la Forêt, uno dei leader del settore. Dopo circa sei mesi di lavoro nasce Poulain, un trimarano lungo 23 metri, largo 16,20, che pesa 12 tonnellate e nelle andature portanti è capace di alzare 920 metri quadrati di vele. Dopo i collaudi di rito, Olivier de Kerson nel 1987 partecipa alla Route du Rhum, transatlantica dalla Francia ai Caraibi, poi conquista il 4° posto nella La Baule- Dakar e vince il Grand Prix de Brest et de la Rochelle. Nella sua testa però c’è una sfida più grande: battere il record sul giro del mondo in solitario e conquistare il Trofeo Jules Verne. Le regole della competizione sono semplici: i concorrenti possono salpare in qualsiasi periodo e navigare secondo una rotta libera, con partenza e arrivo lungo una linea immaginaria tra Ushant Island (Nord della Francia) e il faro di Lizard (Sud Ovest dell’Inghilterra). Nel frattempo il vecchio sponsor abbandona de Karsauson, così la barca viene ribattezzata Un autre regard e dipinta di rosa, inoltre vengono apportate alcune modifiche alle manovre, per agevolare la conduzione in solitario. Il navigatore francese parte il 28 dicembre del 1988 e dopo uno scalo tecnico per riparare tre dei quattro autopilota installati a bordo andati in avaria chiude il periplo del globo in 125 giorni, 19 ore e 32 minuti aggiudicandosi il Trofeo Jules Verne. È un grande successo che convince de Karsauson a investire tutto in questa avventurosa sfida per migliorare ulteriormente il primato. Nel 1992 convince l’imprenditore italiano Raul Gardini a sponsorizzarlo e modifica ancora la barca, che prende il nome di Charal, allungando gli scafi fino a 27,30 metri, ma il secondo tentativo viene fermato da un blocco di ghiaccio nell’oceano Indiano che lo costringe a ritirarsi. Ci riprova nel 1994 sempre a bordo del trimarano che diventa Lyonnaise des Eaux-Dumez. Decide anche di dotare la barca di un nuovo albero, aumentare la superficie velica e portare il peso totale a 14 tonnellate. Il giro del mondo in questa occasione viene completato ma senza conquistare il record che quell’anno viene battuto da Peter Blake a bordo del catamarano Enza (74 giorni, 22 ore e 17 minuti). In compenso Lyonnaise des Eaux-Dumez stabilisce il record di miglia percorse nelle 24 ore: 520,9. De Karsauson però non desiste e strappa di nuovo il primato al rivale neozelandese nel 1997. La barca nel frattempo è stata ribattezzata Sport Elec, alleggerita ulteriormente di 500 chilogrammi e dotata di vele in Spectra. Il tempo della circumnavigazione è di 71 giorni, 8 ore e 22 minuti. Finalmente de Karsauson è soddisfatto e prima di dedicarsi a nuove imprese oceaniche cede la barca a un altro navigatore francese amante della velocità, Francis Joyon. Quest’ultimo cambia per l’ennesima volta nome alla barca che diventa Idec e nel 2004 conquista a sua volta il Trofeo Jules Verne con il tempo di 72 giorni, 22 ore e 54 minuti. L’anno successivo Joyon stabilisce anche il record di traversata del Nord Atlantico con il tempo di 6 giorni, 4 ore e un minuto e batte il record nelle 24 ore con 543 miglia percorse. Nella notte del 7 luglio 2005, però, proprio mentre sta rientrando in porto dopo la traversata atlantica, colto dalla stanchezza finisce sugli scogli di Point de Penmarc’h, nel Nord della Francia, distruggendo la barca. Un naufragio che chiude la storia di questo glorioso trimarano.