Il mensile pratico del mare lunedì, 20 novembre 2017
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I legni per gli arredi della barca


21-04-2017 Rodolfo Foschi

La scelta delle essenze adatte per la realizzazione degli ambienti sottocoperta

I legni per gli arredi della barca

 

Nel laborioso concretizzarsi della barca, arriva il momento di pensare agli arredi. Il problema è semplice per le costruzioni industriali in cui gli interni cono costituiti dalle controstampate di vetroresina. Diverso è per scafi artigianali, o autocostruiti, dove ogni componente è un pezzo unico.
Qui il legno torna a essere il materiale principe. Leggero, resistente, versatile, bello ed evocativo quanto nessuna sostanza può essere. Legno certamente, ma quale? Dal pozzetto della sua barca ben fatta, ma ancora vuota, l’amico Alessandro chiede il mio consiglio.

La prima scelta da compiere è tra essenze esotiche e nostrane. Tra le forestiere primeggiano teak e mogano. Meglio non andare a cercare surrogati. Il mogano rimane un classico, forse appena un po’ ovvio, ma di sicuro risultato. Il teak è magnifico, ma deve essere lavorato benissimo. Se trattato con le stesse tecniche con cui il mobilificio realizza la cameretta dei bambini, non è solo deprimente per chi lo guarda, ma squalificante per chi ci va per mare. Non sono rare barche da un milione di dollari con interni impiallacciati e coperte con filarotti mal posati.
In tempi di ortaggi a chilometro zero, la scelta di una essenza che proviene dai nostri boschi è invitante. Sarebbe poi un ritorno alla tradizione.

Sarebbe meraviglioso, scendendo sottocoperta, sentire il profumo del cipresso, ma dovremmo trovare tavole di alberi vecchissimi, prive di
nodi. Forse altrettanto bello è l’abete, meno profumato, ma più lavorabile e leggero. Vale la stessa considerazione sulla nodosità, non è facile scovare tavole nette. Lo stesso dicasi per tutte le “resinose”: pino, larice, cirmolo...
Buone cose si possono fare col frassino, eccellenti con l’olmo che ha un colore non troppo scuro, perfetto per gli interni. Ricordo con piacere il tono dorato che prende la quercia dopo qualche tempo, mentre il ciliegio è da subito perfetto. Non ho mai realizzato arredi in pero né ricordo di averne visti, ma sono sicuro che sarebbe strepitoso.

Bisogna fermarsi, i legni possibili sono troppi e, talvolta, è più costoso fornirsi di essenze cresciute vicino casa, piuttosto che in lontane foreste. Fenomeno che si spiega con la moda dell’esotico che ha degradato i nostri boschi a produttori di legna da ardere. Forse conviene razzolare qualche magazzino di legname e scegliere tra ciò che passa il convento.
In ogni caso eviterei di fare tutto e soltanto legno a vista, neppure se fosse il più bello e prezioso del pianeta, un po’ di smalto ci vuole. Il mio vecchio Roan, interamente in teak, aveva come altre simili, un ché di falso, di scatola per intellettuali della vela.
Le barche dei marinai sono bianche dentro e fuori. E se quel candore ti pare eccessivo, tavolozzalo appena con poche gocce: color sabbia, ma anche azzurro molto tenue o, perché no, qualcosa che evochi il rosa. Devi accordare la tinta del legno con quella delle tappezzerie e con lo smalto delle specchiature. Buon lavoro.