Charal II, una barca
tagliata a metà
L'IMOCA di Jérémie Beyou è stata sottoposta a un intervento di sostituzione dell'intera opera viva per migliorare le performance. Un'operazione resa possibile dalla versatilità dei compositi in carbonio
Sei mesi di cantiere, oltre 10.500 ore di lavoro e una carena letteralmente asportata e sostituita: è questa la metamorfosi invernale a cui è sottoposta Charal II, l'Imoca del navigatore francese Jérémie Beyou, che tornerà in acqua a giugno quasi irriconoscibile. Tutto ciò è possibile grazie alle proprietà dei materiali compositi in fibra di carbonio con cui sono costruiti questi scafi: strutture leggere ma straordinariamente rigide, che si possono tagliare, sagomare e reincollare con precisione millimetrica senza compromettere l'integrità dell'insieme. Il cantiere Gepeto Composite di Lorient ha asportato l'intera opera viva sostituendola con una carena ridisegnata dallo studio Vplp, più affusolata e con entrate d'acqua più fini rispetto al progetto originale di Sam Manuard. La modifica interessa meno del 50 per cento delle strutture dell'Imoca. Se tale limite fosse stato superato avrebbe fatto considerare la barca nuova, con tutto ciò che ne consegue in termini di omologazione, stazza e relativi investimenti.
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