Donne e vela: inclusione
ancora una chimera
Un rapporto internazionale fotografa discriminazioni e divari retributivi nel settore: le veliste guadagnano il 29% in meno degli uomini
I numeri sono scomodi e difficili da ignorare. Il rapporto pubblicato il 4 marzo dall'organizzazione britannica The Magenta Project in collaborazione con 11th Hour Racing e World Sailing e riferito al 2025, fotografa una situazione non incoraggiante per la disciplina della vela in termini di inclusione e pari opportunità. L'85% delle donne ha subito atti di sessismo e il 65% di tutti i partecipanti al sondaggio (uomini inclusi) ha sperimentato qualche forma di discriminazione. Il divario retributivo tra sessi, poi, è ancora marcato: le veliste guadagnano in media 35.000 dollari annui contro i 49.000 degli uomini, con uno scarto del 29%.
Quasi il 60% delle donne e oltre il 60% delle persone non binarie dichiara inoltre di aver dovuto modificare il proprio comportamento per sentirsi accettate, mentre il 49% degli intervistati non sa nemmeno come segnalare episodi di violenza o molestie. Le figure femminili in America's Cup, al Vendée Globe, e nei team del SailGP imprimono un cambio di immagine alla nostra disciplina, ma sono traguardi che non hanno ancora raggiunto i circoli, i percorsi formativi, né la cultura di base. In sostanza, a sei anni dal primo rapporto del 2019, l'ago della bilancia si è mosso davvero poco.
Il rapporto propone un piano concreto: finanziamenti condizionati a pratiche inclusive, strutture retributive trasparenti, percorsi di carriera flessibili e indicatori che misurino non quante donne sono state coinvolte nella pratica della vela, ma quante di loro si sentano davvero incluse.
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