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Natanti: solo la Croazia accetta la Dci


06-07-2026

Zagabria riconosce la dichiarazione varata col decreto Made in Italy come attestazione di proprietà per gli scafi sotto i dieci metri. La Slovenia resta fuori dall'intesa

Natanti: solo la Croazia accetta la Dci
Il ministero del Mare, dei trasporti e delle infrastrutture croato ha deciso di accettare la Dichiarazione di costruzione o importazione per natanti, il documento sostitutivo introdotto dal pacchetto Made in Italy (legge 27 dicembre 2023, n. 206) come prova sufficiente per attestare la proprietà degli scafi esenti dall'obbligo di immatricolazione. Per la stagione in corso vale un regime transitorio; dal 1° gennaio 2027 la Dci diventerà il riferimento principale per ottenere o rinnovare la vignetta nautica croata, al posto di fatture, contratti di vendita e certificati CE finora richiesti.
 
Come sottolinea in un articolo pubblicato oggi, 6 luglio, dal Piccolo di Trieste, già a inizio 2025 il ministero degli Affari marittimi di Zagabria aveva chiarito che il documento italiano contiene tutti i dati di proprietario e imbarcazione necessari per navigare in acque croate. I diportisti però avevano segnalato un comportamento difforme tra le Capitanerie di porto locali, in particolare nei porti istriani: c'era chi lo accettava e chi no. Ora, dopo un ulteriore anno di "rodaggio", lo scoglio dovrebbe essere stato superato e ogni sezione della Guardia costiera croata dovrebbe aver ricevuto istruzioni comuni per applicare il riconoscimento in modo uniforme.
 
Diversa la posizione della Slovenia, che non ha invece accolto la validità della Dci: il codice della navigazione sloveno impone la registrazione di tutte le unità sopra i tre metri, e la Capitaneria di Capodistria continua a negare l'ingresso ai natanti italiani non immatricolati.
 
Su come ottenere la Dci avevamo fornito informazioni (ed espresso qualche perplessità) su Bolina 2 nell'articolo Natanti all'estero: documenti e costi. Nei progetti del legislatore l'attestazione del possesso e della nazionalità italiana avrebbe dovuto consentire ai natanti da diporto di navigare serenamente in acque territoriali straniere. Acque che però ad oggi si limitano a quelle croate e dopo tre anni di tira e molla. Insomma, non si può parlare esattamente di un grande successo diplomatico.
 
Restano poi le difficoltà già denunciate a suo tempo per ottenere la Dci da parte dei proprietari di unità non CE per i quali è richiesto il certificato di omologazione con dichiarazione di conformità del costruttore o un'attestazione di idoneità rilasciata da un ente certificato.
 
 

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