La proposta di legge approvata dal Senato penalizza chi ha registrato la propria barca all'estero. Un cittadino di Civitavecchia ha aperto un fronte istituzionale
Il DDL Mare ha percorso la prima metà del suo iter parlamentare con grandi ambizioni. Il disegno di legge sulla valorizzazione della risorsa mare, voluto dal ministro Nello Musumeci e approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso novembre, ha superato il Senato il 26 marzo ed è ora all'esame della Camera, con voto finale atteso entro il 30 aprile.
Tra le sue disposizioni ce ne sono alcune di semplificazione che i diportisti aspettavano da tempo come il dimezzamento dei tempi per il rinnovo della licenza di navigazione, i più agili passaggi di proprietà delle barche usate, l'introduzione di nuovi strumenti contrattuali per il charter, etc.
Ma il provvedimento contiene anche passaggi più scivolosi. Noi stessi,
commentando il testo, avevamo sollevato qualche perplessità. In particolare sulla stretta per l'iscrizione ai corsi per la patente nautica ai centri di istruzione gestiti dalla Lega Navale e dalle Asd e sull'obbligo per le unità estere in noleggio nelle nostre acque di adeguare le dotazioni di sicurezza agli standard italiani. Misure che ci sono suonate più come forme di tutela in favore delle scuole nautiche e dell'industria nazionale che di reale preoccupazione per chi naviga.
Poi c'è l'articolo 26-ter che impone ai residenti in Italia proprietari di imbarcazioni battenti bandiera estera fino a 24 metri di dimostrare l'idoneità alla navigabilità del proprio mezzo, attraverso certificazioni emesse dallo Stato di bandiera o sottoponendo la stessa a una perizia presso un organismo tecnico notificato. Attestazione che per di più deve essere rinnovata ogni cinque anni.
Ed è su questo punto, in particolare, che si è scatenata la battaglia di Gian Paolo Clarici, diportista di Civitavecchia che il 2 aprile ha depositato al Protocollo della Camera una petizione formale, indirizzata alle Commissioni Trasporti e Ambiente, con copia ai ministri Musumeci, Salvini, Fitto e Tajani.
Clarici rileva che questa misura, fatta passare come strumento a tutela della sicurezza della navigazione e dell'ambiente marino, non sia altro che una disposizione mirata a contrastare la fuga delle imbarcazioni verso bandiere estere. Come riportato dagli stessi uffici studi della Camera in un documento tecnico pubblicato il 1° aprile. Una finalità protezionistica dunque, che contrasta apertamente con i principi fondamentali del diritto europeo.
E a farne le spese sarebbero esclusivamente i cittadini italiani residenti in Italia: il proprietario straniero con la stessa barca, nelle stesse acque italiane, non ne sarebbe interessato. Idem l'italiano residente all'estero. In altre parole con questa legge due barche identiche, affiancate nello stesso porto, verrebbero trattate in modo diverso in base alla residenza anagrafica del proprietario.
Unità immatricolate in altri Paesi europei – aggiunge il velista di Civitavecchia – sono nella maggior parte dei casi già dotate di marcatura CE, certificato che attesta il rispetto degli standard di sicurezza dell'Unione. Imporre una verifica tecnica nazionale aggiuntiva su un prodotto già certificato a livello europeo non solo è ridondante, ma viola le regole del mercato unico.
Inoltre, aggiunge Clarici, in base alla Convenzione internazionale di Montego Bay, la sicurezza di un'unità è materia di esclusiva competenza dello Stato di bandiera, l'Italia non può correggere o reinterpretare le scelte sovrane di un altro Paese.
Clarici ha coinvolto anche il Centro SOLVIT del Dipartimento per gli Affari Europei, che si occupa di violazioni del diritto europeo ma che non può intervenire su una proposta di legge ancora in iter parlamentare (il meccanismo agisce su casi individuali già applicati). Il fascicolo è stato dunque archiviato non prima però di sottolineare che le criticità sollevate dal velista romano presentano effettivamente profili di rilevanza rispetto ai principi di non discriminazione e libera circolazione.
La segnalazione è passata quindi direttamente alla Commissione Europea a Bruxelles, dove sono stati aperti tre fascicoli d'indagine per violazione dei Trattati UE.
La richiesta di Clarici è netta e rivolta in particolare ai parlamentari che dovranno votare questo disegno di legge: occorre sopprimere l'articolo 26-ter, oppure modificarlo per escludere esplicitamente le imbarcazioni battenti bandiera di un Paese UE o già dotate di marcatura CE.