Giovani e rischio in acqua: i numeri che preoccupano
Il 44% dei 18-27enni si sente al sicuro ma il 36% non saprebbe cosa fare in difficoltà: dalla Royal National Lifeboat Institution la tecnica Float to Live
Sanno che il mare può essere pericoloso, ma sono convinti che capiti agli altri. È la contraddizione al centro di una ricerca condotta dalla Royal National Lifeboat Institution, organizzazione britannica di salvataggio, sui comportamenti in mare dei giovani tra i 18 e i 27 anni. Il 44 per cento degli intervistati ritiene di avere poche probabilità di trovarsi in difficoltà; il 37 per cento ammette che compirebbe gesti azzardati pur di scattare una buona fotografia. E se il 96 per cento dei giovani intervistati dichiara che la sicurezza in acqua è importante, il 36 per cento di loro ammette di non sapere cosa fare se si trovasse in difficoltà.
Nel 2024 nel Regno Unito si sono registrati 193 annegamenti accidentali, con una netta prevalenza maschile (84 per cento dei casi) e il picco di vittime proprio nella fascia tra i 20 e i 29 anni. Dalla Royal National Lifeboat Institution è stata dunque lanciata il 19 maggio la campagna Float to Live con la descrizione di una tecnica semplice che può fare la differenza: anziché agitarsi o nuotare controcorrente, si suggerisce di galleggiare sul dorso con la testa reclinata all'indietro fino a immergere le orecchie, respirare con calma e muovere appena mani e piedi per restare a galla fino all'arrivo dei soccorsi.
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