In Alto Adriatico domina
la "noce di mare"
innocuo per l'uomo questo organismo infestante consuma 10 volte il suo peso in plancton, azzera pesce azzurro e danneggia le reti pesca
La noce di mare (Mnemiopsis leidyi), specie alloctona simile a una medusa, è innocua per l'uomo ma sta provocando danni devastanti all'ecosistema dell'Alto Adriatico. L'organismo ermafrodita consuma infatti fino a dieci volte il proprio peso corporeo nutrendosi di plancton e di larve di pesci e molluschi, azzerando le popolazioni di pesce azzurro. Inoltre la sua riproduzione molto rapida crea distese gelatinose che si impigliano nelle reti da pesca, appesantendole e rendendole inutilizzabili, con conseguenti danni economici per i pescatori. Alle nostre latitudini la specie è stata individuata per la prima volta nel Mar Nero tra gli anni Ottanta e Novanta, probabilmente trasportata da Asia o America Latina attraverso le acque di zavorra delle navi, e si è riprodotta rapidamente fino a raggiungere l'Adriatico settentrionale. Tra le possibili contromisure figurano l'introduzione controllata della specie antagonista Beroe ovata, una maggiore flessibilità del fermo pesca e incentivi ai pescatori per raccogliere le noci di mare da riutilizzare nella cosmesi o nei mangimi animali.
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