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Natanti, il pasticcio
Made in Italy


12-02-2024

Mai interpellate preventivamente dal Ministero dei Trasporti, Croazia e Slovenia potrebbero non recepire la norma sulla libera circolazione all'estero delle unità non immatricolate

Natanti, il pasticcio
Made in Italy
Quando il 7 dicembre del 2023 annunciammo la presentazione alla Camera dei Deputati del cosiddetto decreto Made in Italy (disegno di legge n. 1341-A), che tra le altre cose conteneva un emendamento che doveva consentire ai natanti italiani di circolare liberamente in Croazia, Slovenia e Grecia, esprimemmo alcune perplessità. Non tanto sulla bontà dell'iniziativa, quanto sull'inconsistenza delle modalità applicative di questa riforma.
 
Con il decreto, poi approvato al Senato il 20 dicembre, veniva data (finalmente) la possibilità ai diportisti italiani di acquisire opportuna attestazione di proprietà del mezzo (grazie alla dichiarazione di costruzione o importazione associata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, autenticata da uno sportello telematico dell'automobilista), da mostrare all'occorrenza alle autorità straniere. Non era chiaro però quanto tempo sarebbe occorso per rendere l'impianto burocratico operativo, come sarebbero stati trattati i casi "particolari" (per esempio quelli in cui sia impossibile identificare il modello dell'unità, vecchia 20 o 30 anni) e non per ultimo come i paesi confinanti avrebbero recepito la nuova norma. Questioni sulle quali il Ministero dei Trasporti da noi interpellato ha preso tempo riservandosi successive indicazioni che ancora non sono pervenute.
 
È giunta invece, a quanto riportato dal quotidiano Il Piccolo di Trieste sabato 10 febbraio, la risposta di alcuni dei paesi interessati. Sembrerebbe infatti che Croazia e Slovenia non siano mai state interpellate dal Ministero dei Trasporti e che non sarebbero affatto intenzionate a consentire l'ingresso nelle loro acque territoriali a imbarcazioni prive di immatricolazione e relativa targa. In altre parole non sono stati consultati i Governi confinanti e non è stato siglato alcun accordo bilaterale, come fu invece fatto con la Francia nel 2004. 
 
Dunque, come segnalava alla nostra redazione qualche giorno fa un lettore che è solito navigare lungo le coste orientali adriatiche: "in Slovenia è ancora d'obbligo l'immatricolazione con relative scritte sulle murate. In Croazia è vivamente consigliata l'immatricolazione e l'obbligo della patente nautica anche per i natanti sotto i 10 metri". 
 
Voci che si inseguono, si sommano ad altre, e alimentano inquietudini e dubbi sulla validità (e a questo punto sull'opportunità) della riforma a senso unico che l'Italia ha voluto varare. E incalzati dal Piccolo dal Ministero spiegano: "la questione è di carattere generale: quando il decreto uscirà sulla Gazzetta Ufficiale, allora inizierà l'iter con quegli Stati che potenzialmente potrebbero essere interessati". 
E se tali Stati non lo fossero? Dove sarà allora la svolta che Confindustria nautica e Governo hanno definito "storica"?
A quanto pare abbiamo fatto i conti senza l'oste e molti naviganti potrebbero essere rispediti in Italia.  
 
 

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