Il mensile pratico del mare venerdì, 28 febbraio 2020

Il trimarano Ad Maiora
ritrovato in Libia


16-01-2020

Il multiscafo abbandonato lo scorso 22 ottobre in seguito a un'avaria nel corso della Middle Sea Race, si è spiaggiato nei pressi di Bengasi. È distrutto

Il trimarano Ad Maiora
ritrovato in Libia

Dopo tre mesi e oltre 600 miglia alla deriva nel Mediterraneo, i resti del trimarano Orma 60 (18 metri) Ad Maiora (ex Fleury Michon di Florence Arthaud), sono stati ritrovati in Libia su una spiaggia nei pressi di Bengasi. La furia degli elementi e l'azione di predoni del mare che l'hanno saccheggiata e vandalizzata, hanno reso l'imbarcazione quasi irriconoscibile. Ne rimane lo scafo centrale, con le traverse divelte, il timone spezzato e la poppa semidistrutta. Anche gli scafi laterali mancano all'appello, andati evidentemente persi nel corso di una delle recenti burrasche.

È il 22 ottobre 2019 quando, nel corso della Middle Sea Race (regata d'altura di 606 miglia intorno alla Sicilia con partenza e arrivo a Malta) l'armatore Bruno Cardile e il suo equipaggio sono costretti ad abbandonare il multiscafo nei pressi di Favignana, in seguito a un'avaria allo scafo sinistro. Il dispositivo di tracking presente a bordo continua ad inviare un segnale che lo posiziona nei pressi di Malta, smettendo di funzionare il 25 ottobre. A nulla valgono le ricerche intraprese dall'armatore a bordo di un aereo a noleggio per sorvolare le acque intorno all'isola.

La barca viene avvistata e fotografata il 6 novembre da alcuni pescatori nei pressi di Lampedusa ma quando Cardile arriva sul posto non ne trova traccia.
Due settimane dopo un rilevamento Ais posiziona il trimarano in Olanda, presso un negozio di accessori nautici; è la prova che Ad Maiora è stato saccheggiato e il dispositivo messo in vendita. Si ipotizza che la barca, dotata nei tre scafi di ben 16 compartimenti stagni, non sia affondata, eppure sembra svanita nel nulla. Il 20 novembre viene nuovamente avvistata e fotografata, questa volta da un aereo militare, 20 miglia a Sud Ovest di Malta ma le operazioni di recupero sono ostacolate dalle difficili condizioni meteo. Ad Maiora continua ad andare alla deriva fino al desolante ritrovamento.

A quel punto è chiaro che il multiscafo è stato preso d'assalto e spogliato di tutte le dotazioni, compresi winch, cordame e wc elettrico. Presumibilmente con l'intento di farla affondare, alcuni oblò sono poi stati aperti, altri distrutti. Il mare e il vento hanno fatto il resto.
"Col dolore nel cuore - ha commentato l'armatore Bruno Cardile - voglio dire che comunque è stato un grande onore e privilegio poter riportare in vita una barca leggendaria e poterla farla correre felice, ancora una volta, prima del suo addio. Adesso è il momento di guardare avanti, elaborare questo lutto e cercare altre sfide".

(Roberta Tofful)

sfoglia l'album