Il mensile pratico del mare martedì, 09 marzo 2021

Un ministero del Mare
se non ora quando?


26-01-2021

Il nostro Paese da anni ha voltato le spalle al mare abolendo il dicastero della Marina Mercantile e disperdendo funzioni e competenze del settore. Il pianeta blu resta tuttavia centrale e strategico per il nostro futuro. Questo è il momento di ricreare una guida unitaria.

Un ministero del Mare
se non ora quando?

Un ministero del Mare. A chiederlo in questi giorni alla classe politica è l'intero comparto marittimo, da Confindustria Nautica a Confitarma, da Federpesca ad Assonave, dall'Accademia Italiana della Marina Mercantile ad Assoporti. Insomma, tutte le organizzazione del settore riunite nel cluster della Federazione del Mare, un mondo, come sottolinea il presidente Mario Matioli, che annualmente produce beni e servizi per un valore di 34 miliardi di euro, pari al 2 per cento del Pil e dà lavoro a oltre mezzo milione di persone.
 
 Ma a reclamare un dicastero che si occupi del comparto che ruota intorno al pianeta blu è soprattutto il buon senso. Perché siamo al centro del Mediterraneo e abbiamo oltre 8.000 chilometri di coste. Perché possediamo una marina che è al secondo posto nell'area euromediterranea seconda solo a quella francese, così come la nostra flotta da pesca. E perché il 57 per cento delle nostre importazioni e il 44 per cento dell'export viaggia via mare e la nostra cantieristica ha il primato mondiale nella produzione delle navi da crociera e dei super yacht. E ancora perché il nostro sistema portuale è il terzo in Europa per volumi di merci trasportate e il primo per movimento delle navi da crociera e di crocieristi. Senza contare il mezzo milione di unità da diporto che navigano lungo le nostre coste. Insomma, siamo una nazione marittima, ma inconsapevole del suo ruolo e con una classe dirigente abituata a voltare le spalle al mare che la circonda.

Infatti il ministero della Marina Mercantile è stato abolito nel 1993 e da allora i suoi compiti dispersi in mille rivoli: ministeri, Regioni, Comuni, enti, autorità, frantumando energie e competenze. Lo stesso errore commesso dalla Francia, che nel 1995 istituì però il “Secrétariat général de la mer” per cooordinare i compiti dell'amministrazione per quanto riguarda le attività marittime. E che lo scorso anno, dopo 30 anni, ha di nuovo istituito il Ministero del Mare affidandolo ad Annick Girardin, la quale ha subito dichiarato: «Le sfide da affrontare sono immense». Appunto.

Se per il nostro Paese allora questo è il momento della ricostruzione e del rilancio, con un Recovery plan che getterà le basi per una rinascita economica e sociale con imponenti piani di riforme strutturali, non si può ignorare quella del comparto marittimo. Serve  ricostruire una rotta e per farlo c'è bisogno di un ministero ad hoc o quanto meno di un'Agenzia del settore o un dipartimento presso la Presidenza del Consiglio che abbia una visione d'insieme e accorpi le varie funzioni in materia. Perché il nostro futuro è scritto anche nel mare.